sabato 21 agosto 2004

L’IRAN


“Repubblica – Palermo”, 21.8.04

Augusto Cavadi 


Come l’Italia, settant’anni fa 

Aereoporto di Teheran. Ho appena varcato la linea dei controlli per chi arriva dall’estero e mi chiedo cosa ci stiano a fare, dietro i banchi della pasticceria, delle suorine rigorosamente in nero e col soggolo che lascia libero solo il viso. I loro sguardi intensi, in cui concentrano la magia della seduzione orientale, mi orientano verso la risposta esatta: sono ragazze ‘normali’ che obbediscono alle norme vigenti in fatto di abbigliamento. Obbediscono per timore o per convinzione? L’ambivalenza della risposta simbolizza la situazione iraniana.Alcune, infatti, ci hanno dichiarato che e’ il loro modo di esprimere la fede in Allah e nei suoi rappresentanti terreni (a ben riflettere, la pensano esattamente come le nonne dei paesini siciliani sino a qualche decennio fa). Altre, piu’ numerose, hanno sommessamente confessato il proprio dissenso, tradotto nella scelta di tessuti piu’ leggeri, colorati; di jeans attillati al posto dei goffi calzoni; di foulard raffinati che lasciano maliziosamente scoperti abbondanti ciuffi di capelli.

L’impressione generale e’ di vivere una fase di transizione.
Con pregi e difetti, l’ordine inasturato - o restaurato - da Khomeini e dalla sua rivoluzione islamica e’ certamente solido. Vi e’ un vivo senso della famiglia: nelle colline boscose che dominano Teheran, come nella piazza fiabesca di Isfahan dopo il tramonto, la gente ama raccogliesri per mangiare insieme, bere un the’ o soltanto chiacchierare. Le voci sono sommesse: per il resto siamo molto vicini ai pic-nic del proletariato urbano alla Favorita o a Monte Pellegrino.Questa dimensione comunitaria, lontana dalla fretta e dalla dispersione individualistica delle societa’ occidentali, non lascia indifferente il visitatore europeo. Al canto dei muezzin, le moschee continuano ad affollarsi di fedeli per le preghiere corali: non e’ azzardato ricollegare a questa religiosita’ diffusa il senso di sobrieta’, di cordialita’ e di sostanziale correttezza che si percepisce abitualmente nei rapporti umani, anche commerciali.Questi aspetti positivi non compensano le ombre del sistema attuale. La sensazione e’ di viaggiare nell’Italia di settanta anni fa: la stessa poverta’, la stessa paura di essere se stessi. Con, in peggio, la forma piu’ irritante di discriminazione: il sessismo. Come sono costrette a sperimentare sulla propria pelle (non e’, in questo caso, una metafora) le straniere, portare il velo in testa e le maniche lunghe sotto un sole implacabile equivale ad una tortura. Se qualcuna attenua i rigori imposti e si concede qualche tocco di femminilita’, scatta subito la sanzione sociale: qualsiasi maschio puo’ importunarla (intendo: fisicamente). Come tutte le politiche repressive, l’effetto boomerang e’ disastroso sin quasi a sfiorare il ridicolo: il mondo maschile, che isola le donne in spazi angusti e predeterminati (persino sugli autobus), si autocastra al punto da diventare assetato di sesso. Sfiorare con il dorso della mano, anche per qualche secondo, il sedere ipercoperto di una donna e’ un bisogno irresistibile per il ragazzino quindicenne che trasporta frutta come per il vecchietto settantenne che custodisce una moschea. Ad una festa privata, il padrone di casa (sposato con figli adulti) ha subito sferrato un attacco strategico concentrico su una giovane del nostro gruppo, rea essenzialmente di non essere accoppiata: la sua insistenza e’ stata tanto clamorosa da risultare patetica. “Iraniani e italiani siamo simili” e’ uno degli slogan che senti piu’ frequentemente. E’ davvero cosi’? Lo e’ ancora oggi o, anche nel Meridione, la rivoluzione femminista ci ha liberato, almeno in parte, da una tensione verso l’altro sesso che deturpa la dignita’ maschile in misura forse non minore di quanto leda i diritti delle donne?Ma il quadro, come accennavo, appare in movimento. Non ci sono molte occasioni per divertirsi e i giovani, soprattutto le donne, sono indotti a studiare. L’alto indice di scolarizzazione comporta conoscenza delle lingue, accesso ad internet, desiderio di viaggiare. Sotto la cenere, cova il desiderio del nuovo (che, ovviamente, noi sappiamo non coincidere necessariamente col meglio). Chi conosce approfonditamente la situazione prevede, in tempi non lunghi, mutamenti culturali e socio-politici significativi. A meno che gli Stati Uniti d’America non decidano d’importare anche qui la democrazia a suon di bombe e di ricompattare, intorno alle forze dell’integralsimo conservatore e fondamentalista, gli orientamenti piu’ progressisti presenti nel governo e soprattutto nel Paese. 

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