venerdì 13 maggio 2005

EUTANASIA


Repubblica - Palermo

13.5.05

UN OMICIDA DISPERATO E IL DIRITTO ALL’EUTANASIA

Era già successo tantissime altre volte anche a Palermo (l’ultima il 27 gennaio del 2004), succede ogni giorno in ogni parte del mondo. Ieri l’altro il signor Paolo non ha retto neppure lui e ha chiuso, con due colpi di pistola, il calvario della moglie Elisabetta da dieci anni malata di Alzheimer. Stupore e dispiacere dei vicini di casa si contagiano, ovviamente, a chi apprende la notizia dai massemedia. E dopo lo smarrimento emotivo?

Innanzitutto si dovrebbero aprire – e lasciare aperti per un tempo adeguato – gli spazi del dibattito pubblico su questi aspetti tragici dell’esistenza. Ci inquietano interrogativi che, con notevole incoscienza, rimandiamo da un fatto di cronaca all’altro, da una proposta di legge parlamentare ad un referendum popolare, senza consentirci quella continuità di riflessione indispensabile per evitare scelte impulsive sull’onda dell’emergenza. Il mondo della cultura, troppo spesso arroccato su cavilli filologici che appassionano soltanto la fauna accademica, difficilmente si abbassa al piano terra delle domande ricorrenti al supermercato o in autobus; né molto diverso è l’atteggiamento dei partiti convinti che ci si possa limitare alla politica di piccolo cabotaggio, fatta di furbizie e di sondaggi, senza offrire agli elettori, in campo etico, delle ipotesi operative debitamente maturate fra gli addetti ai lavori. Per fortuna ogni regola ha le sue eccezioni. Cineasti coraggiosi hanno riproposto alcune di queste domande in film – per altro - di notevole livello estetico, dal canadese Le invasioni barbariche allo statunitense Million dollar baby, sino allo spagnolo Mare dentro. Scuole, parrocchie, centri sociali, televisioni pubbliche e private, radio e giornali dovrebbero non demordere e creare occasioni di informazione obbiettiva e di sereno confronto fra le diverse prospettive in proposito. Solo i fondamentalisti e i superficiali possono supporre che vi siano soluzioni evidenti, in un senso o nell’altro. Le persone mediamente serie sanno che i pro e i contra non si lasciano cancellare con un colpo di spugna e che solo a fatica, e non senza dubbi, si può arrivare a qualche orientamento. Recentemente il polo universitario di Agrigento ha organizzato un seminario sull’argomento per gli studenti di giurisprudenza e le tesi dei relatori invitati hanno evidenziato la complessità, spiazzante, delle posizioni in gioco. Per esempio Giovanni Franzoni, ex-abate benedettino di S. Paolo fuori le Mura, ha avuto modo di presentare in quell’occasione i contenuti essenziali del suo ultimo libro (Eutanasia. Pragmatismo, cultura, legge, Edizioni dell’Università popolare, Roma) in cui mostra la compatibilità dell’interruzione volontaria della vita (ovviamente a precise condizioni) con il messaggio biblico. Né si tratta di un caso isolato: anche il teologo francese Jacques Pohier ha sostenuto tesi simili in un libro (La morte opportuna) che, dopo l’enorme successo in patria, è stato in questi mesi tradotto in Italia dall’Editrice Avverbi di Roma.

Ma cercare di chiarirsi le idee sul piano intellettuale sarebbe insufficiente se non si passasse, seppur gradualmente e prudentemente, al piano delle decisioni politiche. E’ quanto si propongono in Italia le tre associazioni attualmente impegnate nella regolamentazione giuridica dell’eutanasia, in particolare “Exit - Associazione italiana per il Diritto ad una morte dignitosa” (www.exit-italia.it): una Onlus attiva su tutto il territorio nazionale, anche in Sicilia dove – in segno di riconoscimento per i soci ivi operanti - si è tenuta, nel maggio del 2003, l’assemblea generale. Essa si ispira alla lezione di personalità, viventi e scomparse, che hanno avuto a cuore l’argomento, come Indro Montanelli, di cui è rimasta celebre la dichiarazione: “Se noi abbiamo un diritto alla vita, abbiamo anche un diritto alla morte. Sta a noi, deve essere riconosciuto a noi, il diritto di scegliere il quando e il come della nostra morte”. Senza arroganze né unilateralismi, l’associazione raccoglie esperienza strazianti da ogni parte del Paese e segue da vicino le diverse proposte di legge che, trasversalmente, vengono presentate da parlamentari di diversa collocazione partitica e tenta di svolgere una funzione di pressione organizzata. Ma, soprattutto, fornisce indicazioni pratiche  - come il modello di “testamento biologico” – per quanti volessero anticipare nel loro privato i tempi, necessariamente più lenti, della politica.

Augusto Cavadi

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