sabato 13 maggio 2006

GLI APPARATI REGIONALI


Repubblica - Palermo
13.5.2006

Le mostre del libro

Per una serie di coincidenze che sarebbe lungo spiegare – e, per chi legge, noioso da ascoltare - mi sono trovato in questi ultimi mesi ad osservare da vicino due ‘vetrine’ dell’Assessorato regionale ai beni culturali. In coincidenza con la Fiera internazionale del libro per bambini, dal 24 al 26 marzo ha avuto luogo a Bologna “Docet”, una rassegna di buone pratiche educative e di strumenti didattici innovativi; dal 4 all’8 maggio a Torino si è, poi, tenuto il Salone internazionale del libro. In entrambi i casi, la Regione siciliana ha deciso – benemeritamente – di essere presente. Ma con risultati assai differenti. Quasi opposti.

A Bologna, infatti, il personale in missione si è fatto notare dai visitatori per la forte motivazione ad accogliere, a illustrare i progetti pionieristici in corso (dai musei utilizzati come laboratori agli itinerari didattici naturalistici), a distribuire materiali di documentazione, a invitare insegnanti e scolaresche di tutta Italia a sperimentare il viaggio nella nostra isola come occasione pedagogica.
Diverso, completamente diverso, l’atteggiamento di funzionari e impiegati nel corso dei quattro giorni torinesi. Anche qui lo stand siciliano si è contraddistinto rispetto agli spazi delle altre regioni (anzi, persino rispetto agli spazi predisposti dal alcune amministrazioni provinciali come Catania e Siracusa): ma in negativo. Dei tredici addetti, doverosamente spesati di tutto e doverosamente gratificati per lo straordinario prestato, difficilmente se ne trovavano più di due o tre in compresenza. Forse la restante decina si trovava non in giro turistico per il Piemonte ma impegnata in riunioni di lavoro o gruppi di studio riservati. Di sicuro, comunque, chi era presente di volta in volta non mostrava alcun reale interesse a contattare i visitatori. Non senza significato il fatto che lo stand della Regione siciliana sia stato l’ultimo a completare l’allestimento ed il primo a smontare (parecchie ore prima della chiusura della Fiera). Il personale in rappresentanza dell’Emilia Romagna, del Friuli Venezia Giulia o dell’Umbria era costantemente impegnato o nel dialogo con gli ospiti o nell’offrire degustazione di prodotti tipici o nell’attuazione di eventi culturali. Tranne tre o quattro manifestazioni, co-organizzate con un’associazione di editori siciliani sovvenzionata con soldi pubblici ma non brillante a sua volta per efficienza, un clima moscio e sciatto. E in queste poche occasioni è accaduto un po’ di tutto: dal successo della commemorazione dell’esploratore D’Arrigo recentemente scomparso o della presentazione di un intrigante volume su donne siciliane illustri all’imbarazzante mancanza di amplificazione acustica nel corso di un dibattito sull’educazione antimafiosa.
Qualcuno ha osservato ironicamente che sarebbe stato eccessivo pretendere persino il microfono ‘istituzionale’ per una manifestazione dedicata a stigmatizzare l’intreccio fra poteri politici, ecclesiastici e mafiosi. Unico conforto: non è stato difficile ai relatori far capire, con quell’esemplificazione in diretta, quali effetti di inefficienza possa produrre un sistema gestionale fondato sul favoritismo clientelare.
Per dirla proprio tutta - anche se può non risultare consolante – l’opposto esito delle due missioni a Bologna e a Torino attesta un dato: la relativa autonomia della burocrazia regionale rispetto alle maggioranze politiche di volta in volta in sella. Questo significa che dirigenti e impiegati - animati da senso civico - possono funzionare anche in regimi allegri; ma che, per la stessa ragione, non ci si può aspettare che un eventuale cambio di maggioranza a Palazzo dei Normanni comporti, nell’immediato, un mutamento di stile nei soggetti carenti di competenze e di correttezza deontologica. La battaglia per una Sicilia che investa 50 mila euro su una rassegna libraria di pochi giorni senza dare l’amara impressione dello spreco non si profila per nulla facile: l’auspicabile capovolgimento di posizione degli schieramenti partitici attuali sarebbe una tappa necessaria, ma insufficiente. Lucidità e onestà di alcuni leaders, quando ci sono, sono preziose: decisivo sarebbe però, qualora scattasse, l’autocoinvolgimento etico nel quotidiano di una cittadinanza finalmente stanca di farsi male da sola.

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