sabato 24 giugno 2006

CINQUE RAGIONI PER OCCUPARSI DI FILOSOFIA


“La Sicilia - Trapani”
24.6.2006

CINQUE RAGIONI PER OCCUPARSI DI FILOSOFIA

Molti sarebbero portati a ritenere di non aver nulla a che spartire col filosofare, ma un recente saggio divulgativo di Augusto Cavadi (E, per passione, la filosofia. Breve introduzione alla più inutile di tutte le scienze, Trapani, DG Editore, 2006) potrebbe farli ricredere.
Cavadi – esperto in scienze storico-morali e sociali, docente di filosofia nei licei, giornalista e saggista infaticabile – con questo suo agile e divertente “pamphlet” ci accompagna lungo le vie di una disciplina che, al di là delle mode (si pensi, ad esempio, alla figura del “consulente filosofico”) e della consapevolezza che se ne ha, finisce col permeare le nostre esistenze.
Il suo accattivante volume (indirizzato proprio a coloro che sono privi di «solide basi filosofiche») ci illustra, per cominciare, la «dimensione gratuita, disinteressata dell’attività filosofica» (Aristotele, nella “Metafisica” le attribuiva il «puro scopo di sapere»).
«Agli esordi – spiega Cavadi – (la filosofia) viene presentata come un lusso, come uno spreco: come la trasgressione della ferrea legge dell’utile». Ma, paradossalmente, non occorre essere degli scialacquatori per frequentarla e apprezzarla.
Il nostro saggista propone almeno «cinque ragioni per occuparsi di filosofia (pur senza farne un mestiere)»: per passione intellettuale (il gusto per la verità), per consapevolezza professionale (ogni disciplina ha un proprio “statuto epistemologico”), per orientamento esistenziale (decifrare il senso della propria cruda sopravvivenza quotidiana), per discernimento religioso (neppure i grandi mistici e religiosi possono «farsi beffe» della filosofia, Blaise Pascal docet), per responsabilità politica (nella scelta di modelli di civiltà).
Se, poi, la passione per la filosofia ci prendesse la mano, Cavadi avverte che «chi non si occupa di qualcosa in particolare» finirà con l’interessarsi alla verità, alla felicità, alla morte, a Dio…
Ma il nostro scrittore – che correda il suo volume di una ampia rassegna critica e bibliografica – sa bene, come insegna Agostino, che vi sono ambiti in cui il ragionamento deve arrendersi alla parola che allude, che evoca, alla poesia o al silenzio mistico, ma anche alla pratica amorosa…
Cavadi, insomma, quanto meno ci aiuta a capire che risma di filosofi siamo!

Salvatore Mugno

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