giovedì 10 agosto 2006

L’INDUSTRIA SICILIANA DEL TURISMO


REPUBBLICA 10.8.2006

Una domenica a Segesta

E’ con orgoglio che accompagni i tuoi ospiti francesi ai piedi della collina di Segesta. Dentro di te, tacitamente, speri che la magia del luogo faccia dimenticare per un attimo i cumuli di immondizie a Palermo, l’autobus desapparecido a Trapani, le auto in terza fila ovunque. Ti accosti timidamente alla guardiola piazzata strategicamente all’inizio della strada per il teatro, ma un signore non proprio squisito ti avverte: “Si procuri i biglietti prima delle 17 perché, dopo quell’ora, non faccio salire nessuno”. “Non faccio salire”: ed il tono, consono ai termini adottati, è del padroncino che detta legge. Ancor più timidamente chiedo spiegazioni e, con comprensibile fastidio (l’avrà ripetuto centinaia di volte), informa che alle 17.30 cominceranno le prove dello spettacolo serale. Un cartello anche scritto col pennarello non sarebbe stato più comodo e più civile?

Vado al bar vicino e, pazientemente, mi metto in coda per i due biglietti: ingresso al parco archeologico e passaggio in bus-navetta. Quando viene il mio turno, mi si spiega che posso acquistare solo il biglietto del bus: per l’ingresso devo rifare un’altra coda presso il negozio di souvenir limitrofo (e comunicante con una porta interna sempre aperta). C’è caldo, c’è folla: ma non ci sono alternative. Quando finalmente sono all’ingresso del sentiero che porta al tempio, uno degli addetti al controllo (sono due: ma più su noterò che il tempio è in balìa totale dei turisti) ripete ad un altro visitatore la necessità della doppia fila. Non è siciliano: gli chiedo scusa, a nome dei siciliani, per l’irragionevole corvée. E’ a questo punto che il solerte controllore dei biglietti mi aggredisce verbalmente e, urlando, mi chiede come ci si sarebbe potuto organizzare diversamente: “Non le sembra giusto che debbano mangiare i gestori di tutti e due i negozi?”. Già: come non averci pensato prima? Il criterio non può essere favorire migliaia di turisti, ma stabilire quanto debbano “mangiare” i due commercianti (con monopolio) in zona. Eppure, l’obiezione non mi convince ed oso accennare ad una possibile soluzione: “E se entrambi i negozi vendessero entrambi i biglietti? Non ‘mangerebbero’ in egual misura senza stressare i visitatori?”. Ma il cortese interlocutore non mi ascolta: è troppo impegnato ad imprecare contro i siciliani che, come me, hanno il vezzo di lamentarsi per ogni piccolo inconveniente. A differenza degli ‘stranieri’.
Forse ha ragione lui. La nostra isola è talmente ben fatta, e talmente zeppa di arte, da far perdonare la miopia degli isolani e delle amministrazioni pubbliche che la consentono. La signora della coppia che accompagno, infatti, nel momento in cui risaliamo in auto per andar via, osserva a mezza voce: “Poche volte nella vita può accadere di vedere cose così belle”.

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