martedì 31 ottobre 2006

SUI DIFETTI E I PREGI DEI SICILIANI


“Repubblica - Palermo” 31.10.06

LUOGHI COMUNI TUTTI DA RIDERE

NATALIA MILAZZO
I siciliani
Sonda
Pagine 140
Euro 9,50

Curiosando fra le novità del Salone di Torino, lo sguardo mi è stato catturato da una copertina intrigante. Intanto per il nome della collana: Le guide xenofobe. Poi per il titolo: Siciliani. Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù. Infine per il risvolto con didascalia sull’autrice: “Metà milanese e metà siciliana, unisce con discreto successo i peggiori difetti di entrambi i popoli: ad esempio è sempre di corsa e permalosa”. Si poteva resistere al richiamo? Forse sì, ma ho ceduto. E ho fatto bene. Perché il libro è non solo divertente, ma anche istruttivo. E conferma il sospetto che, quando si vuole studiare seriamente un ‘oggetto’ un po’ ridicolo come siamo noi siciliani, lo strumento più adeguato sia proprio l’ironia.

La chiave nel sottotitolo del volume: Figli di un dio maggiore. Ciò che il principe Tancredi - secondo Giuseppe Tomasi di Lampedusa - raccomanda alla fidanzata Angelica (“Devi essere la futura principessa di Falconeri, superiore a molti, pari a chiunque”) è “il motto che ogni siciliano porta scolpito nel cuore, dalla nascita alla morte”. In contesto più serioso, Giovanni Falcone - per spiegare la difficoltà di fare fronte comune contro la mafia – citava un’opinione parallela del Gattopardo riguardante la convinzione di ogni siciliano di essere un semidio e di non poter dunque ridimensionarsi in un gioco di squadra. L’isolano come creatura eletta, speciale: siamo nella palude dei luoghi comuni? Forse. Ma, come mi argomentava l’antropologo (palermitano!) Alberto Cacopardo, se i luoghi comuni non avessero fondamento, non sarebbero diventati comuni.
D’altra parte, Natalia Milazzo si guarda bene dal dipingere monocromaticamente i suoi (quasi) corregionali: sa che ogni difetto è il risvolto di una virtù o, per lo meno, il prezzo che spesso bisogna pagare per esercitare qualche altra virtù. E’ vero, infatti, che il siciliano “non ha mai fretta perché non giudica niente al mondo tanto importante da scomodarlo”; è vero che “parla soprattutto di sé, conscio che ben pochi argomenti possono essere altrettanto interessanti”; ed è vero, conseguentemente, che “nei rari casi in cui è costretto ad ascoltare qualcun altro, mostra la massima indifferenza: con gli occhi socchiusi e il mento rivolto verso l’alto, fumando lentamente, evitando di guardare in faccia l’interlocutore, baderà soprattutto accuratamente a non esprimere la benché minima traccia di stupore o ammirazione”. Come è sacrosantamente vero che, se un amico gli comunica di aver vinto “il premio Nobel per la letteratura”, coglie l’occasione al volo per informare di aver fatto parte della giuria di un premio letterario di uno sperduto paesino di montagna e per dichiarare che “la letteratura ormai è morta e sopravvive soltanto nei piccoli centri”. Ma ciò lo rende odioso? Per nulla. Quello stesso senso di innata, spontanea, incosciente e infondata superiorità ci rende – molto spesso – generosi, ospitali, accoglienti: “intanto, non solo non vi scroccherà mai niente, ma litigherà per offrirvi sempre lui il caffé”; poi litigherà per avervi a pranzo e non vi presenterà mai gli avanzi del giorno prima, ma preparerà “il meglio del meglio” (anche se “cercherà con tutte le sue forze di farvi credere che una cena di otto portate, servita da due camerieri noleggiati per l’occasione, per lui sia la pura e semplice routine quotidiana)”.

Riquadro sull’autrice
Natalia Milazzo, milanese figlia di un siciliano, “come tutti i siciliani sostiene di discendere da una famiglia di antiche e nobili origini”. Di Milano ama “la Scala, Radio popolare e il fatto che non è stata disoccupata neppure un giorno della sua vita”; della Sicilia “ama assolutamente tutto, come chiunque ci vada esclusivamente in vacanza”. Ha studiato latino e greco, si è laureata in arte: e ciò, inutile per trovare lavoro, le ha insegnato “a godersi la vita”. Con la stessa casa editrice ha pubblicato Madri. I figli so’ piezz’e core (2000) e Alessandro Manzoni: più diavolo o più santo? (2003).

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