giovedì 22 marzo 2007

CITTA’ INVIVIBILE, FICARRA E PICONE


Repubblica – Palermo 22.3.2007

Augusto Cavadi 

COME RIDERE SUL BUS CANCELLATO 

Non è facile definire  - né tanto meno spiegare - il fascino esercitato sui palermitani da Ficarra e Picone. Per vedere il loro ultimo film (”Il 7 e l’8″) ci siamo dovuti sottoporre a lunghe code: eppure, una volta conquistata la poltroncina, abbiamo potuto verificare la fondatezza dei giudizi - positivi, ma non entusiasmanti - dei primi recensori. La trama non è originalissima né i dialoghi particolarmente brillanti: perché, allora, si esce dalla sala cinematografica con un sentimento di accresciuto affetto verso i due attori?

Ieri sera, quando alle 23,50 (dopo un’ora e dieci minuti di attesa condivisa con qualche lavoratore immigrato) ho appreso che non era più possibile raggiungere con l’autobus il rione periferico in cui abito perché  - col consenso dei responsabili - quattro autisti di due diverse linee avevano deciso di anticipare il rientro a casa per il freddo improvviso (adducendo come scusa fantomatici guasti alle macchine), mi è balenata una possibile, parziale risposta. Sì, Palermo è anche questo: una città dove ti è consentito agevolmente di disattendere i tuoi doveri civici (avete mai incontrato un controllore dei biglietti dalle 21 di sera alle 7 del mattino?), ma  - diciamo in contraccambio - non puoi fare affidamento sui servizi pubblici. E’ un’optional pagare ed è un’optional ricevere il servizio. (Chi ha abbastanza soldi, e un pizzico di fortuna, torna a casa in taxi: gli altri, i meno abbienti, si arrangino). Ebbene, in quell’ora e dieci minuti di attesa al buio e al gelo, ho letteralmente maledetto tutti gli operatori responsabili del disservizio, esasperato dalla certezza che non avrei avuto nessuna possibilità di segnalarlo il giorno dopo né di ottenere, seppur tardiva, giustizia. Che cosa avrebbero fatto, invece, Ficarra e Picone (non so in quanto cittadini, ma certamente in quanto personaggi)? Non si sarebbero indignati né, forse, stupiti. Gli sarebbe scappata una battuta sull’onda di un loro dialogo memorabile (”Hai sentito che Berlusconi ci ha assicurato un milione di posti di lavoro? ” - “Mi…, ma questo allora passa direttamente alle minacce!”), avrebbero sorriso sulla mancanza di etica professionale dei siciliani. Avrebbero sdrammatizzato una situazione oggettivamente intollerabile con la magia dell’ironia. Ecco il frammento di risposta alla mia curiosità sulle ragioni del successo, della simpatia di questi due giovani autori-attori: conoscono il segreto dell’autocritica antropologica. Figli di una città che non si ama abbastanza e non riesce a sorridere sui guai che la rendono effettivamente poco amabile, Ficarra e Picone si sono presentati sulla ribalta nazionale con l’atteggiamento di chi, proprio perché sinceramente affezionato a Palermo (bellissime molte inquadrature panoramiche nel film), non la prende troppo sul serio. E la tratta, dunque, come un bambino capriccioso, incoerente, un po’ tarato ereditariamente e - forse - redimibile con la maturazione degli anni. Ovviamente il rischio (come dire? politico) del loro magistero così innocente, così spontaneo, è di educare alla rassegnazione qualunquistica. Ma, a parte la possibile discussione filosofica sulla funzione educativa dell’arte, più elementarmente direi che - in sé stesse - la via della mobilitazione civica contro la strafottenza di chi dovrebbe servire il bene comune e la via del distanziamento ironico non sono alternative: risale ai nostri padri latini l’intento di “castigare i costumi ridendo”.  Non ho avuto notizia di nessun commento da parte loro del fatto, decisamente spiacevole e riprovevole, che i ricavi della prima giornata di proiezione del loro film in due diversi cinema siano stati sottratti nottetempo dalle casseforti. Eppure ho il sospetto che i due compari abbiano visto qualcosa di ficarra-piconesco anche in questo ennesimo episodio di panormità. Mi viene spontaneo immaginare che abbiano reagito con quel loro humour agro-dolce di cui, come pochi grandi comici, conoscono il segreto. Magari commentando che la loro città ha espresso con particolare calore l’entusiasmo per il film: sono andati a ruba, infatti, insieme ai biglietti, anche gli incassi.

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