sabato 7 aprile 2007

ELEZIONI, CANDIDATI E LA CITTA’


Repubblica – Palermo 7.4.07

Augusto Cavadi

LE CURIOSITA’ DELL’ELETTORE

La chiusura al traffico di parte del centro storico, purtroppo solo per qualche ora la domenica, è un provvedimento di cui non si dirà mai abbastanza bene. Tra gli innumerevoli vantaggi per la salute fisica e mentale dei cittadini ne ho recentemente sperimentato un ennesimo (di carattere, per così dire,  politico-culturale): ascoltare da vicino gli umori della gente. Mi ero appena seduto su una panchina del viale della Libertà accanto ad un pensionato ed ecco che  questi, evidentemente desideroso di contatti umani, mi indica col dito un poster propagandandistico per le prossime amministrative, commentando in forma retoricamente interrogativa: “Ma quanti sono a candidarsi? Allora è vero che non c’è più nessuno che la mattina vuole andare a lavorare?”.  Non sapevo se rispondergli - sulla base delle teorie sociologiche apprese e insegnate a scuola -  che candidarsi ad amministrare la città è una scelta che merita la gratitudine di quanti evitiamo di scendere in campo oppure - sulla base di esperienze empiriche locali -   che aveva azzeccato. Nel dubbio ho eluso, con un sorriso gentile, l’abboccamento.

Ma, tornato a casa, una messe crescente di buste  - inviate dai candidati al consiglio comunale ed ai consigli circoscrizionali - mi ha riproposto l’impertinente interrogativo del pensionato in panchina. Già: fare politica è, di per sé, un lodevole sacrificio delle proprie energie e del proprio tempo a vantaggio del bene comune; ma se è così faticoso, perché molti  - che di solito non si occupano né di politica né ancor meno del bene comune - ci tengono tanto? Ancor meno comprensibile è la ragione per cui altri, dopo aver generosamente speso per la collettività già quattro (o più) anni della loro esistenza, invece di ritirarsi stanchi e soddisfatti a vita privata, prendono la penna in mano per spiegare agli elettori, con dispendio cerebrale e finanziario, perché dovrebbero rivotare per loro. Senza contare che, certe volte, un silenzioso riserbo sul passato darebbe loro maggiori probabilità di consenso per il presente.

Per quanto riguarda, ad esempio, la borgata dove abito, da tempo mi chiedevo come mai le autorità competenti avessero consentito senza intervenire che la piazzetta - spazio pubblico - venisse occupata da una statua della Madonna: un abuso sgradevole per la sensibilità civica degli abitanti laici e per il gusto estetico di tutti quanti (credenti compresi). Una rassegna-stampa completa, inviatami dal presidente della VII circoscrizione insieme ad una sua lettera personale, ha pienamente soddisfatto la mia curiosità: come recita un comunicato dell’interessato, “la statua è stata realizzata diversi anni fa con fondi dei fedeli. Per mantenere vivo il simbolo religioso, di recente, la statua è stata acquisita al patrimonio comunale  e dotata di impianto d’illuminazione. Ora è stata sistemata anche una ringhiera e sono soddisfatto dell’interesse dimostrato dall’amministrazione”. 

Ovviamente, al di là dei ristretti confini della mia borgata, condivido con i palermitani altre curiosità. Per fortuna, missive di amministratori in cerca di bis hanno risposto ad alcuni di questi interrogativi. Mi chiedevo ad esempio come mai Palermo non fosse nella rosa di quelle municipalità civilmente avanzate che hanno provveduto ad un qualche riconoscimento legale dei conviventi. La lettera-aperta, acclusa ai relativi fac-simili, di un consigliere comunale (che è stato poi promosso assessore alla sanità) uscente mi ha chiarito la vicenda: “Fervente credente e sostenitore dei valori cristiani, con l’aiuto di altri consiglieri di partito UDC, ho respinto l’istituzione del registro delle coppie di fatto, presentata da un partito dell’opposizione al Consiglio, cosciente di riconoscere i diritti giuridici di tutti senza sovvertire l’ordine e la forma della famiglia che Dio stesso ha stabilito nella Sua Parola”. Dal prezioso documento ho appreso due notizie che mi erano, malauguratamente, sfuggite. Della prima ho potuto accertare, con soddisfazione, la fondatezza: effettivamente qualche rappresentante dell’opposizione in consiglio comunale ha fatto il tentativo di adeguare la normativa cittadina agli standard europei. Della seconda notizia, nonostante il corso quadriennale di teologia seguito all’università del Laterano alcuni anni fa, non ho ancora trovato riscontro: che da qualche parte la Bibbia sostiene che il tipo di famiglia configuratosi in Occidente negli ultimi venti secoli costituisca l’unico modello ammesso da Dio.

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