venerdì 4 maggio 2007

LA CONSULENZA FILOSOFICA


“Centonove”  4. 5.07

Augusto Cavadi

ALLA    RICERCA  DELLA  MENTE   UMANA

Chi è il consulente filosofico? I mass media, quando ne parlano, sono stregati dal confronto con lo psicoterapeuta e difficilmente vanno al di là di questa - falsa - opposizione. In realtà la nuova figura professionale non è nata per far concorrenza agli strizzacervelli: intende offrire una vasta gamma di servizi, ben al di là di quei pochi casi in cui può risultare più efficace delle terapie. Il filosofo-consulente (o, più genericamente, il filosofo-pratico) si propone di inventare luoghi, occasioni e metodi per far pensare la gente: per coinvolgere nel gioco della ricerca filosofica quanti - singoli, gruppi, famiglie, associazioni - ne avvertono l’esigenza, pur senza essere dei filosofi di mestiere.

Mi rendo conto che questa definizione non…definisce molto: è una sorta di indice che allude ad un direzione, più che indirizzare verso un punto preciso. Chi ne voglia sapere di più ha ormai una ricca bibliografia in italiano, ma si tratta quasi sempre di testi che - per tematiche e linguaggio - risultano più accessibili agli esperti di filosofia che non ai potenziali ‘clienti’ della consulenza filosofica. Solo da poche settimane è finalmente disponibile nelle librerie un breve, efficace manuale (Davide Miccione, “La consulenza filosofica”, Xenia, Milano 2007, euro 6.50) che spiega davvero  ai non-addetti ai lavori che cosa possono chiedere alla consulenza filosofica. L’autore, giovane e brillante dottore di ricerca presso l’Università di Catania nonché consigliere nazionale dell’associazione “Phronesis”, dedica il primo capitolo a raccontare l’origine di questa professione d’aiuto, il suo sviluppo nel mondo, la sua diffusione in Italia.

In un secondo capitolo, poi, inserisce la consulenza filosofica nel più ampio panorama delle “pratiche filosofiche” sperimentate attualmente in varie parti del globo (compreso il nostro Paese): il “dialogo socratico”, i “caffé filosofici”, i “seminari di gruppo”, la “filosofia con i bambini”, la “filosofia per le aziende e le organizzazioni”, “festival, vacanze, cene” e altro ancora.

Il terzo capitolo è più indicato per chi voglia accostarsi alla “consulenza filosofica” non solo come consultante (o fruitore o visitatore o ospite) ma anche, ipoteticamente, come futuro consulente. Vi si tratteggiano, infatti, alcune delle principali fondazioni teoriche delle pratiche filosofiche: dai tedeschi Gerd B. Achenbach, Steffan Graefe, Gunther Witzany, Eckart Rushmann agli israeliani Shlomit Schuster e Ran Lahav, dal francese Marc Sautet al canadese Peter Raabe, dallo statunitense Lou Marinoff a vari esponenti argentini (Roxana Kreimer) e spagnoli (José Barrientos Rastrojo, Luis Cencillo, Monica Cavallé).

Alle proposte italiane di riflessione teorica sulla consulenza filosofica e più in generale sulle pratiche filosofiche è, poi, dedicato il quarto capitolo. Si esaminano criticamente i contributi di Neri Pollastri (Firenze), Andrea Poma (Torino), Romano Màdera (Milano  ), Luigi Vero Tarca (Venezia), Augusto Cavadi (Palermo), Moreno Montanari (Ancona) , Umberto Galimberti (Milano), Alessandro Volpone (Bari), Lodovico Berra (Torino), Paola Grassi (Milano), Luciana Regina (Torino). Non mancano, infine, le indicazioni tecniche su alcuni siti internet da cui partire per l’esplorazione ulteriore di questa “enorme e frastagliata” offerta culturale, esistenziale e politica.

A lettura conclusa, gli interrogativi aperti sono  - come nella sana tradizione filosofica - più numerosi delle risposte acquisite. Non c’è dubbio, comunque, che almeno un punto risulta ben chiaro: la filosofia non è solo lo studio di ciò che illustri pensatori hanno scritto prima di noi, ma anche  - e forse soprattutto -  la capacità da parte nostra (quale che sia la nostra attività professionale) di produrre idee sull’uomo, sul mondo, sulla storia e di saperle confrontare con le idee altrui. Sviluppando questa dimensione ‘attualizzante’ dell’esercizio filosofico si può raggiungere un duplice scopo: liberare la filosofia dal ghetto in cui si è autoreclusa riducendosi ad archivio di sé stessa e  - guadagno molto più rilevante - liberare la società dallo stato di ottusa, rassegnata indifferenza con cui permette a pochi furbi (saldamente insediati nelle poltrone che contano) di condizionare la vita di tutti.

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