mercoledì 23 maggio 2007

LA TARGA FALCONE ALL’ASSOCIAZIONE “EZECHIELE 37"


“Repubblica - Palermo” 23.5.07

Augusto  Cavadi

QUEGLI  “ANGELI CUSTODI”  ACCANTO  AI  TESTIMONI


Anche se nell’immaginario collettivo vengono confusi, “testimoni di giustizia” e “collaboratori di giustizia” hanno poco in comune. I primi, infatti, sono cittadini che spontaneamente offrono la propria testimonianza alle forze dell’ordine e alla magistratura per individuare i colpevoli di reati (generici e mafiosi); mentre i secondi (volgarmente denominati “pentiti”) sono membri di organizzazioni criminali che, per le ragioni più varie, decidono di dissociarsi e di collaborare con gli organi inquirenti. Nonostante le differenze radicali, ‘testimoni’ e ‘collaboratori’ sono accomunati spesso da uno stesso destino: lo Stato si preoccupa di dare loro una nuova identità, una nuova residenza e una qualche forma di sussistenza economica. Per far questo è obbligato a strapparli dal loro ambiente e non di rado dagli affetti familiari: con conseguenze sempre dolorose, talora persino tragiche. La vicenda di Rita Atria  - suicidasi alla notizia della strage di via D’Amelio perché a suo parere con Borsellino scompariva l’unico volto umano che le veniva offerto da uno Stato anonimamente burocratico - resta esemplare. Senza contare le dichiarazioni giornalistiche di altri ‘testimoni’ che, delusi dalla protezione ricevuta in cambio del loro operato civico, sostengono che  - se avessero previsto il seguito - si sarebbero astenuti dal mettersi a disposizione del potere giudiziario. Due anni fa il Gruppo Abele di Torino ha pubblicato una raccolta di studi sull’argomento presentata da Gian Carlo Caselli e l’anno scorso Alessandra Dino, attenta sociologa palermitana, ne ha curato un’altra con le edizioni Donzelli.

Solo se si è al corrente di questo quadro nazionale si può apprezzare sino in fondo la missione di un’associazione toscana, “Ezechiele 37″, che da anni si dedica proprio ad alleviare  - nei modi più efficaci e discreti che le sono consentiti -  la condizione di solitudine sociale e affettiva di quanti sono costretti, in varie regioni italiane, a vivere nella clandestinità. Una missione che rivela lungimiranza strategica e notevole sensibilità umana e che la Scuola di formazione etico - politica “G. Falcone” ha deciso di premiare con la consegna della VII Targa, assegnata ogni anno a singoli o gruppi che si siano distinti nella lotta al sistema mafioso con particolare intelligenza e lontano dalla ribalta mediatica. Nel corso della cerimonia (che si è svolta ieri sera nella chiesa di S. Francesco Saverio all’Albergheria e che ha incluso dei momenti artistici con il cantastorie Antonio Tarantino e la lettura di testimonianze dal vivo ad opera dell’attrice Rosalia Billeci) si è anche realizzata una conversazione pubblica con Francesco Forgione nella qualità di presidente della commissione parlamentare antimafia. Gli organizzatori hanno voluto infatti cogliere l’occasione per accendere i riflettori su una problematica scottante: sia perché riguarda la quotidianità di persone che hanno dato sino ad ora un contributo decisivo al parziale smantellamento del sistema mafioso sia perché condiziona, incoraggiando o scoraggiando, le opzioni di quanti   - innocenti o colpevoli -  saranno posti davanti al bivio se schierarsi dalla parte dello Stato o meno.

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