venerdì 13 luglio 2007

UNA SPIRITUALITA’ LAICA E’ PRATICABILE?


“Centonove” 13.7.07

Augusto  Cavadi

QUANDO LO SPIRITO E’ LAICO

In uno dei suoi libri Romano Guardini racconta di due giapponesi  - giunti in Europa per partecipare ad un congresso internazionale di filosofia -  che, al secondo giorno, salutano con proverbiale cortesia e tornano a casa con questa giustificazione: “Qui si parla tutto il giorno, non c’è nessuna pausa di silenzio per riflettere”. Che cosa avrebbero detto i due visitatori orientali se si fossero trovati coinvolti, dalle nostre parti, in una riunione di partito o in una seduta dell’assemblea regionale? Sulla base di simili preoccupazioni il presidente Bertinotti sta curando l’apertura, alla Camera dei deputati, di una stanza di meditazione aconfessionale che possa favorire tra i suoi colleghi l’attuazione del saggio consiglio sanremese: “Prima di sparare (opinioni estemporanee), pensa”.

E’ un segnale che, rettamente interpretato, potrebbe contribuire a modificare attitudini mentali e comportamentali. In realtà come la nostra, infatti, vige una sorta di alternativa secca: o spiritualità o laicità. Dove per ’spiritualità‘ si intende, subito e soltanto, la spiritualità teologico - cattolica  (messe, processioni, viae crucis, meditazioni bibliche) e per  ‘laicità‘, altrettanto riduttivamente, un mix di scetticismo e di pragmatismo (dunque: abilità dialettica, progettualità operativa, ironia nei confronti delle domande esistenziali). Questa devastante logica dell’ aut - aut  spiega, in radice, molti episodi di cronaca quotidiana: ad esempio il rifiuto di molte amministrazioni comunali di destinare uno spazio ai funerali di chi, al termine di una vita ispirata a valori civili, abbia espresso il desiderio di  non concluderla in una chiesa cristiana o in una moschea islamica.

Ma non si possono ipotizzare strade nuove?  Non è possibile che, accanto ai luoghi della spiritualità confessionale (cattolica, protestante, islamica o ebraica, antica come l’induista o recente come la  new age)  - e senza alcuna competizione polemica rispetto ad essi - una città davvero democratica e pluralistica favorisca l’attivazione di spazi in cui elaborare, sperimentare, condividere delle modalità di spiritualità laica? A giudicare da certe voci  sembrerebbe di no: i più accesi fra gli atei ( in paradossale accordo con i credenti più dogmatici) affermano che laicità debba implicare un’opera di smantellamento teorico e ostruzionismo pratico nei riguardi di ogni chiesa. Non qualche volta e per legittima difesa da eventuali, puntuali, ingerenze  delle gerarchie vaticane, ma sempre e per principio. Eppure questa prospettiva polemica (a prescindere da altre considerazioni) non sembra strategicamente la più efficace: rischia, del tutto involontariamente, di attizzare complessi di persecuzione e, quel che è più grave, sottrae tempo ed energie alla costruzione di alternative credibili e praticabili.

Il raccoglimento, le pause di silenzio, la contemplazione del bello, l’invocazione interiore al Mistero, la convivialità fraterna: dimensioni ’spirituali’ che non appartengono, in esclusiva, a nessuna tradizione storica perché costitutive della struttura antropologica universale. Ma il mondo laico sembra dimentircarsene. E’ molto bravo nel protestare per l’invadenza delle chiese, molto meno nell’approntare spazi e metodi che rispondano alle esigenze di senso diffuse nella società. Che significherebbe, in concreto, circoscrivere il monopolio teologico - confessionale della spiritualità non in maniera precipuamente aggressiva bensì offrendo, in positivo, occasioni di maturazione umana e di condivisione amicale? A Palermo, ad esempio,  non sono mancati in questi decenni dei tentativi di sperimentare aggregazioni in nome di ideali  differenti dalla tradizione cattolica mediterranea (circoli yoga, centri di meditazione buddhista, associazioni culturali dove si leggono poesie, si ascolta musica non commerciale, ci si aiuta a capire delle pitture e così via). Da qualche anno, coordinate dall’avvocato Pietro Spalla, si svolgono con puntualità quindicinale delle “cenette filosofiche per …non filosofi” e, coordinate dal sociologo Giovanni La Fiura, degli incontri mensili di spiritualità laica (sotto l’etichetta autoironica di “domeniche di chi non ha chiesa”). In questa direzione, poi, la Scuola di formazione etico - politica “G. Falcone” ha tenuto il decimo seminario estivo di “spiritualità e politica” (l’ 8, 9 e 10 giugno a Gibilmanna col titolo “La laicità in gioco”). Ad introdurre gli incontri sono stati Marcello Vigli (autore del recentissimo volume della Dedalo Contaminazioni.  Un percorso di laicità  fuori dai templi delle ideologie e delle religioni), Giovanni D’Anna (un docente, padre di famiglia, che anni fa è stato il primo palermitano consacrato “diacono permanente” nella chiesa cattolica: dunque un battezzato non destinato a procedere verso il presbiterato) e Vittorio Villa (docente di filosofia del diritto e attento studioso, non certo asetticamente distaccato, del “relativismo”).Sono piccole zattere nel mare della quotidianità, ma non è detto che non si moltiplichino con presupposti e prospettive di diverso orientamento culturale. In ogni caso sono un appello a non rassegnarsi: la secolarizzazione - il progressivo tramonto di credenze e simbologie religiose tradizionali - non deve necessariamente portare a trascorrere le serate ad eccitarsi davanti ai quiz televisivi né le domeniche ad annoiarsi se i negozi restano chiusi. Altrimenti non stupiamoci se qualcuno, anche giovane,  per sfuggire all’asfissia della banalità, preferisce tornare al rosario della nonna o alla medium che parla con i trapassati.

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