domenica 9 settembre 2007

DISAVVENTURE TELECOM


“Repubblica – Palermo” 9.9.07
Augusto Cavadi

LA VISITA INESISTENTE DEL TECNICO PALERMITANO

La decisione non era stata facile, ma alla fine - dopo qualche ora di dibattito intrafamiliare - il dado era stato tratto: ferie accorciate di una settimana, partenza rimandata di sette giorni, ma venerdì 17 agosto alle 8,30 tutti ai propri posti per la visita fatidica. Dopo un mese di attesa - e di sospensione della precedente utenza - sarebbe arrivato lui in persona, vivo e tangibile: il tecnico della Telecom. E avrebbe portato con sé il nuovo modem per collegarsi - per ricollegarsi - ad internet. Che non si trattasse di un’allucinazione collettiva lo dimostravano ben tre sms inviati dal servizio 187: le ricordiamo che fra tre giorni, fra due giorni, domani stesso riceverà, come concordato, la visita del nostro addetto.

Alle 8,30 del giorno fatale tutto era come doveva essere: qualcuno con l’orecchio al campanello di casa, qualche altro al citofono, qualche altro ancora agli apparecchi telefonici (cordless saldamente impugnato dalla destra e cellulare dalla sinistra). La mitologia metropolitana, tramandata da due o tre generazioni, non ammette distrazioni: racconta di tecnici che, arrivati all’ora e al domicilio giusti, si sono poi volatizzati perché nessuno li ha uditi bussare. Alle 8,45 squilla il fisso: sì, è proprio lui! Chiede se siamo davvero a casa ad aspettarlo. Alla risposta, ovviamente affermativa (non rendersi reperibile sarebbe stato lo scherzo più autolesionistico della nostra storia familiare), ci rassicura che sarebbe arrivato entro dieci minuti, massimo quindici. Il tono estremamente cortese della voce riusciva a nascondere perfettamente l’intenzione sadica della domanda: ma non avremmo tardato a capirlo, sia pur gradualmente. Infatti alle 9 non arriva nessuno. Alle 9,30 neppure. Alle 10,30 telefono al 187 e una ragazza lombarda - rispondendo ad una domanda con una domanda - mi chiede che cosa ne possa sapere un’operatrice a Milano di cosa abbia in mente un tecnico a Palermo. Alle 11,30 un altro operatore mi consiglia di aspettare con pazienza e fiducia: se ha telefonato, lui, verrà di certo. E’ uno dei cavalieri dell’apocalisse: come la morte, può tardare ma non dimenticare l’indirizzo del destinatario. Alle 12,30 un terzo interlocutore del 187 mi getta nel panico: risulta che avrei, in quelle ore, ritirato la richiesta avanzata un mese prima! Che regolassi di nuovo la pratica con i colleghi del commerciale. Ovviamente il collega del commerciale, prontamente e supplichevolmente raggiunto, non può fare a meno di ridermi all’altro capo del filo: come si può pensare che, al trentesimo giorno d’attesa, dopo una telefonata alle 8,45, ad un utente salti in mente di disdire il contratto? Che - con un certo accorgimento di tasti e di cifre in sequenza - contattassi piuttosto i colleghi del ramo tecnico. Ormai sono da poco passate le 13 e le speranze sono davvero ridotte al lumicino. Rifaccio per l’ultima volta il 187: chiedo solo che mi si riconosca che sono stato trattato non solo senza professionalità, ma anche senza elementare educazione. Un’operatrice, questa volta con accento romanesco, s’immedesima e prova a rincuorarmi: “Purtroppo non c’è modo di sapere il nome del tecnico assegnatole questa mattina né, dunque, di contattarlo per avere notizie. Comunque, non per offenderla (mio padre è pure lui di origini siciliane), ma queste cose - occasionali nel resto d’Italia - sono abituali con i nostri colleghi delle squadre operative di Palermo. Inoltrerò il suo reclamo per via burocratica: ma non si faccia illusioni”.
La ringrazio dell’amara solidarietà e rimetto l’apparecchio senza fili nella sua casettina. Mestamente ci rifugiamo in cucina per cercare in un piatto di spaghetti con aglio, olio e peperoncino la forza di ricominciare ad attendere. Dio solo sa sino a quando. Speriamo che sia almeno qualche giorno prima della fine delle ferie estive.
Intanto sono trascorse altri diciassette giorni (!) di desolato silenzio. Beppe Grillo dice e scrive, a ripetizione, che la Telecom fa schifo: difficile dargli torto. Ma con una precisazione: non dappertutto in egual misura.

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