venerdì 16 novembre 2007

LE VARIE FORME DI CONTROLLO DEL TERRITORIO


Repubblica – Palermo 16.11.07
Augusto Cavadi

E SE PROVASSIMO A RIBELLARCI AGLI ESTORSORI DEL POSTEGGIO?

Anche grazie alle sollecitazioni dei giovani di “Addiopizzo”, imprenditori e commercianti palermitani hanno lanciato in questi giorni “Futurolibero”, la prima associazione antiracket nella capitale della mafia. Un certo ottimismo - che sarebbe sciocco trasformare in euforia - è giustificato. Non si può stare in tensione tutta la vita: ogni tanto bisogna sapersi godere le boccate d’ossigeno. Tra un respiro di sollievo e l’altro, però, è lecito provare a rispondere a qualche interrogativo.

Il primo - e più rilevante - lo ha posto Tano Grasso verso la conclusione della manifestazione di sabato scorso al teatro Biondo: che cosa sta facendo di nuovo, e di meglio, il governo di centro-sinistra a favore di quanti si schierano in concreto contro i mafiosi? Forgione, in qualità di presidente della commissione parlamentare antimafia, è stato molto preciso nell’elencare le cose fatte e le cose da fare. Dai due sottosegretari presenti ci si aspettava risposte almeno altrettanto puntuali, ma invano. Si sono avute delle dotte disquisizioni di carattere generale che, nel contesto, sono risultate deludenti. Poiché si tratta di due persone preparate e dialetticamente attrezzate, si può ritenere che mancassero fatti documentabili da raccontare. L’attenzione verso queste tematiche, da parte del governo che rappresentano, sarà tale nei prossimi mesi da metterli in condizione di essere più dettagliati in un’occasione futura?
Un secondo interrogativo che circolava nel corso della mattinata nasceva dalla constatazione che tra le centinaia di cittadini accorsi non si individuasse “nessun rappresentante della chiesa cattolica”. Capisco il senso della domanda e sarebbe certo il caso che la chiesa di Palermo - come è stato auspicato anche da queste colonne in occasioni recenti - rendesse manifesto l’appoggio a quelle persone (cattoliche o no) che si stanno maggiormente esponendo nella resistenza contro l’oppressione mafiosa. Tuttavia è opportuno considerare che i preti più sensibili alle problematiche civili non godono - di solito - del dono dell’ubiquità e non ci si può aspettare di vederli presenziare ad ogni appuntamento pubblico (specie quando, come forse in questo caso, non sono stati esplicitamente invitati). Soprattutto è opportuno approfittare di queste assenze, più o meno casuali, per tentare di modificare una diffusa mentalità involontariamente clericale: perché non considerare rappresentanti della chiesa cattolica anche dei fedeli battezzati e praticanti? Di questi laici credenti, uomini e donne impegnati in organizzazioni cattoliche, ce n’erano in sala più d’uno: un piccolo segno, forse esiguo, ma che va valorizzato senza nostalgie per tonache svolazzanti e crocifissi penduli.
Terzo, ed ultimo, interrogativo: sarebbe strategico accompagnare la lotta di alcune fasce produttive contro il mega-pizzo degli estortori con una lotta, meno eroica ma più quotidiana, contro il micro-pizzo dei posteggiatori abusivi? Non mi riferisco - è chiaro - al ragazzo di colore che ti indica un posto libero, ti offre con un sorriso la scheda del parcheggio, ti saluta garbatamente anche se non ti trovi spiccioli in tasca. No, mi riferisco a quei posteggiatori che si armano di berretto d’ordinanza, fischietto al collo, blocchetto di tagliandi fantomatici e ti chiedono - con tono deciso - di versare l’obolo non appena hai chiuso la serratura dell’automobile. Ce ne sono dappertutto, ma soprattutto nelle adiacenze degli ospedali pubblici. E se, timidamente, proponi di saldare il ‘debito’ al tuo ritorno - magari dopo aver constatato che l’auto non è stata né rubata né scassinata - ti senti rispondere che il tuo angelo custode quella sera deve andar via prima. Inutile obiettare che allora dovresti pagare in anticipo una vigilanza…che non ci sarà. Forse, per alcuni bilanci familiari, due o tre euro al giorno (dunque sessanta o novanta euro al mese) sono trascurabili: ma, anche in questi casi (per altro sempre meno frequenti), cedere alle pressioni - in mancanza di un controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine - significa alimentare un espediente per far soldi parassitariamente (con la minaccia, non sempre tacita, di procurare danni) che, nel tempo, se incontrastato, si trasforma in costume e, infine, in mentalità. Abolire il mini-pizzo da marciapiede potrebbe costituire un modo per boicottare quella “industria della protezione” (che protegge i cittadini inermi dalle intimidazioni da essa stessa prodotte) di cui il mega-pizzo è il profitto più cospicuo.

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