mercoledì 2 gennaio 2008

SE SI HANNO PROBLEMI


LA LUCE DEL FARO
Gennaio 2008

Che cos’ è la consulenza filosofica?
di Augusto Cavadi

Nessuno di noi vive per molto tempo senza dover fare i conti con qualche problema serio. Per uno sarà il rapporto con i colleghi d’ufficio, per un’altra la qualità del suo matrimonio, per un altro ancora la prospettiva della pensione e della vecchiaia…In alcuni casi - per la debolezza della propria struttura psichica o per l’intreccio perverso di circostanze particolarmente sfavorevoli - sembra quasi di non farcela. Sono i casi in cui non controlliamo più le nostre emozioni, ci sembra di non avere più una volontà che regga le nostre scelte quotidiane, la nostra soggettività si scinde in due o tre o più personalità…Quando è così, il ricorso ad uno psicoterapeuta (cioè di uno psicologo autorizzato a curare pazienti con una metodologia riconosciuta, per esempio con la psicoanalisi) può riuscire di grande aiuto, anzi talora può risultare indispensabile.

Ci sono altri casi, però, in cui ricorrere ad uno psicoterapeuta può essere inutile se non addirittura dannoso. Mi riferisco a tutte le volte in cui siamo travagliati per questioni vere, oggettive: ma non perché siamo ‘malati’, bensì proprio perché siamo ‘normali’. Se scopro che mia moglie ha da anni una relazione sentimentale segreta con un’altra persona, non è patologico che soffra né che mi chieda se - e a quale prezzo - continuare a vivere con lei. Se sono incinta e il medico mi comunica che il bambino che attendo è gravemente malformato, non è da matti restarne sconvolta né chiedermi se decidere lo stesso di partorire o meno.
Gli esempi si potrebbero moltiplicare, ma il succo è intuibile: quando ci assale un dubbio esistenziale, perché correre da un medico dell’anima? Perché non provare ad usare la propria testa? Perché illudersi che ci sia una “cura” per ogni angoscia e non supporre che ogni dramma è una sfida alla nostra intelligenza e alla nostra saggezza?
So già qual è l’obiezione più immediata: da solo non ce la faccio. Ho bisogno di qualcuno con cui confrontarmi, dialogare, riflettere insieme, valutare i vantaggi e gli svantaggi di una scelta. Conosco l’obiezione, ma anche la risposta: non hai un’amica, un parente, un ex-professore, un prete di cui ti fidi e con cui parlare e pensare? Può darsi che tu sia abbastanza fortunato da avere, nella cerchia delle tue conoscenze, una persona saggia con cui accompagnarti nella ricerca: una ricerca che, comunque, deve rimanere tua. Senza deleghe a guru, più o meno interessati al tuo portafoglio. Se invece non hai questa fortuna - o se non hai ragioni sufficienti per avere fiducia in questa persona, per esempio perché si tratta di un prete cattolico e tu sei buddista o ateo o agnostico - da alcuni anni si è aperta un’altra possibilità: puoi chiedere appuntamento ad un filosofo-consulente.
Il nome di questa professione non deve spaventarti. Come si può andare da un avvocato senza avere la laurea in legge o da uno psicoterapeuta senza aver letto neppure un libro di psicologia, così si può andare dal consulente filosofico anche senza aver mai sentito parlare della filosofia. L’essenziale è sapere che vai da un professionista che ha il compito di ascoltarti e di discutere con te in modo da darti la possibilità di uscire dalla logica del “paziente” e di accompagnarti verso un’attitudine di protagonismo consapevole. In poche parole: che ha il compito di riflettere insieme a te e, a partire da ciò che pensi attualmente, rimettere in discussione sia il problema concreto che ti angustia sia la tua visione generale della vita.
Comunque, se vuoi saperne di più, puoi leggere un libretto di poche pagine, ma chiaro e luminoso, scritto da Neri Pollastri: Consulente filosofico cercasi, Edizioni Apogeo, Milano 2007, pagine 120, euro 8,00.

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