sabato 28 giugno 2008

Sopravvivere filosoficamente: consigli da Davide Miccione


“Repubblica - Palermo”
28.6.08

I filosofi tra gli scogli della modernità

Vi astenete, solitamente, dallo sfogliare i libri di filosofia perché supponete che debbano essere scritti male, astrusi e - alla fin dei conti - noiosi? Se è così, sappiate di avere ragione (quasi) sempre. Il quasi lo si deve a felici eccezioni come l’agile volumetto di Davide Miccione, dell’Università di Catania, Guida filosofica alla sopravvivenza. Che, invece, è scritto con uno stile disinvolto, fruibile da lettori di media cultura e - last but not least - davvero divertente.
L’autore immagina che l’umanità contemporanea sia divisa in saggi, tradizionalisti e perplessi. Poiché i primi hanno un loro equilibrio (reale) e i secondi una loro tranquillità (illusoria), egli si rivolge ai terzi: a quanti, non essendo pervenuti alla conclusione che “se Dio non c’è, tutto è permesso”, sono convinti che “qualcosa è permesso e qualcosa no”, ma si chiedono “quale sarà mai l’uno e quale l’altro”. A quanti, col filosofo francese Sautet, sono convinti che “le risposte pullulano. Il problema è sapere che valore hanno”.

Miccione accompagna questi spaesati compagni di strada per alcune tappe della contemporaneità, anche se - da filosofo - sa dove non andare piuttosto che dove mirare. La prima stazione è l’onnipresenza invasiva della tecnologia: gli strumenti sempre più raffinati sembrano passivi schiavi al nostro servizio, in realtà condizionano le nostre scelte molto più di quanto noi decidiamo del loro destino. Il cellulare, ad esempio, sembra a tua disposizione: in realtà, “nessuno sarà tenuto a spiegare perché risponde sempre al cellulare, ma dovrà spiegare perchè ieri sera a quella certa ora non fosse reperibile”. La seconda stazione è il mito della spontaneità: devi andare dove ti porta il cuore, non perdere tempo nello stare a ponderare vantaggi e inconvenienti di ogni tua scelta, rifuggire da virtù anacronistiche come l’autocontrollo. Così, all’uomo medio, “si propongono tentazioni che avrebbero fatto sudare freddo l’abate Antonio: dicendogli però che sono opportunità“. La terza tappa è l’idolatria della salute: “danzaterapia, cristalloterapia, teatroterapia, aromaterapia, cristoterapia, ippoterapia, cromoterapia. Il mondo si è reduplicato. Una prima volta esiste per sé, una seconda come lenimento, balsamo, terapia. (…) Nessun nome, né concreto né astratto, nessun ente, nessuna disciplina, per quanto negletta, sfugge ormai a questo destino. Persino colui che fu il redentore del mondo adesso deve accontentarsi di esserne solo il terapeuta”, come promettono i manuali di ‘cristoterapia’. Il quarto scoglio da evitare per sopravvivere è la famiglia: il vincolo della consanguineità che cerchiamo di bilanciare con vincoli scelti da noi per affinità. Ma senza garanzie assolute: “il fratello con cui non andiamo d’accordo sarà un peso come il fidanzato che troviamo sciocco e cattivo. Ma nel secondo caso siamo noi a non essere all’altezza di noi stessi”. Il quinto, ed ultimo passo, è “sopravvivere all’Oriente”: al fascino che gli occidentali avvertiamo del mondo asiatico e a cui cediamo “nella schizofrenica convinzione di poter vivere con il ventre in Occidente e lo spirito in Oriente”. Ma forse, sotto sotto, “ciò che ci attrae nell’Oriente è la possibilità di uscirsene alla chetichella dalla responsabilità della contemporaneità“.

RIQUADRO

Davide Miccione (docente negli atenei di Catania, Enna e Messina) è membro del consiglio nazionale dell’associazione dei consulenti filosofici “Phronesis”, di cui con-dirige l’omonima (e gratuita) rivista on-line. Ha già pubblicato un fortunato manuale (La consulenza filosofica, Xenia, Milano 2007) che spiega ai profani che cosa offre questa nuova professione. In questo secondo libro (Guida filosofica alla sopravvivenza per l’uomo contemporaneo, Apogeo, Milano 2008, pp. 120, euro :-) affronta, con fine ironia, alcuni miti metropolitani, con lo scopo - non tanto nascosto - di demistificarli.

Augusto Cavadi

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