venerdì 4 luglio 2008

ESEMPI DA SEGUIRE


Centonove 4.7.08

LA FAMIGLIA LOGAN E IL VOLONTARIATO ECOLOGICO

La vicenda, minima ma emblematica, la racconta un mio caro amico sul numero in edicola del mensile “Espero”. La riprendo perché convinto che meriti d’essere conosciuta ben oltre i confini del comprensorio madonita dove il coraggioso periodico è scritto e diffuso. Robert Logan, anni fa, passa dalla spiaggia di Campofelice di Roccella e se ne innamora. Al punto da decidere, con moglie e figlia, di preparare i bagagli e di trasferirsi dal Connecticut in quella zona del palermitano. Ma la permanenza più lunga, al di là del periodo estivo, riserva un’amara sorpresa: il litorale, dall’autunno alla primavera successiva, diventa un immondezzaio a cielo aperto. A quel punto la famigliola ha davanti un bivio: rifare le valigie e tornare negli Stati Uniti oppure tradurre in pratica la convinzione che gli spazi pubblici vanno curati come o più, non certo meno, delle proprietà private. Così, fra lo stupore degli indigeni, si ripete quasi ogni giorno una scena di toccante efficacia: i tre stranieri si muniscono di guanti, rastrelli e sacchetti per ripulire la spiaggia dai rifiuti che vi lasciano i visitatori (per lo più siciliani). Un giorno per un quarto d’ora, un altro per mezz’ora, un altro ancora per due ore.

Interrogato, Robert offre una fenomenologia pressoché esauriente della strafottenza insulare: “I bambini mangiano il gelato e buttano la carta a terra; le mamme cambiano i pannolini e li lasciano dove capita; i giovani bevono birra e rompono le bottiglie sulla spiaggia; i gestori dei lidi, dopo aver fatto soldi grazie al mare, smontano le cabine e lasciano i chiodi sulla sabbia; persino i fuochi d’artificio lasciano un tappeto di sporcizia…” . Richiesto, poi, delle ragioni del suo volontariato ecologico, risponde con disarmante candore: “Io pulisco la spiaggia perché me lo dice il mio cuore e penso che, facendolo, manifesto il mio rispetto per Dio, per me e per gli altri”.
Non meno istruttive le risonanze ambientali dell’insolito ’straordinario’ gratuito della famiglia Logan. Mentre il sindaco si dichiara “mortificato” per non essere riuscito ad attivare una pulizia ‘normale’, istituzionale, i vicini di casa - guardandosi bene dall’affiancarsi ai tre idealisti - scuotono il capo sconfortati e fanno professione di fatalismo filosofico: “Tanto, si sa, è stato sempre così e non cambierà mai nulla”. Ma siccome siamo nella terra di Pirandello, non può mancare la nota grottesca: lo scorso anno, un solerte vigile urbano ha colto il buon Robert nel momento in cui gettava l’enorme sacco dei rifiuti raccolti in spiaggia in un cassonetto; la differenza di lingua non ha facilitato la comunicazione fra in due e, insomma, il tutore dell’ordine era proprio deciso a multare il ‘turista’ la cui versione dei fatti gli risultava incredibile…La storia si ripete con monotona circolarità: colpevole in Sicilia non è chi la sporca, fisicamente o moralmente, bensì chi osa denunziare la sporcizia. Fosse pure col gesto, silenzioso ma non per questo meno eloquente, di chi prova a fare pulizia nei pochi metri quadrati in cui ha scelto di vivere.

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