lunedì 18 maggio 2009

PER UN VASO DI FIORI IN PIU’…


“Repubblica - Palermo”
17.5.2009

UN VASO DI FIORI IN PIU’

Finalmente una buona notizia. Avete sofferto da troppo tempo l’illegalità - in qualche caso l’alegalità: vivere non contro le regole, ma come se le regole non ci fossero neppure - sistemica a Palermo e dintorni? Non sopportate più di vedere abusivamente edificare, o ampliare con superfetazioni, senza posa villette a mare (dalla Bandita all’Addaura), appartamenti in città (da Ballarò a Passo di Rigano), magazzini e garage (un po’ dappertutto)? Ritenete intollerabile che l’amministrazione comunale tartassi in misura crescente i cittadini che pagano per l’immondizia o per l’acqua, lasciando indisturbati i furbi che evadono totalmente? Trovate indecente che strade e piazze e spiagge e sentieri in aree alberate siano sommersi da rifiuti d’ogni risma senza che mai venga elevata una sola contravvenzione (a meno che si tratti di un turista veneto chino a raccogliere sacchetti di immondizia abbandonati e colto in flagrante nell’atto di gettarli in pattumiera in ore non previste dal regolamento)? Trovate vergognoso che a tutte le ore di giorno “lavoratori socialmente utili” siano impegnati a giocare a carte nelle anticamere delle biblioteche pubbliche, o ad arrostire braciole appetitose in angoli ameni dei sobborghi, per vincere la noia di chi è condannato all’inerzia? Ritenete di cattivo gusto che ditte che godono di concessioni municipali per le affissioni si prestino a tappezzare la città di manifesti elettorali - di tutti gli schieramenti politici - che poi vanno nascosti (sempre con soldi pubblici) perché irregolari?

Ebbene, sappiate che è scoccata l’ora della rinascita. Ad un noto avvocato civilista è arrivata un’ingiunzione perentoria che, finalmente, inverte la tendenza dominante e lascia intravedere una nuova stagione di pulizia e trasparenza. Egli ha infatti 30 giorni di tempo per rimediare ad una grave trasgressione del regolamento cimiteriale (già sanzionata con una pena pecuniaria di 55,60 euro): togliere il secondo vaso di fiori furtivamente, dolosamente, perversamente aggiunto sulla tomba della madre. L’autorizzazione parlava chiaro: “numero 1 vaso in marmo bianco con 1 o 2 fori”, non certo numero 2 vasi con un foro ciascuno (anche se in metallo, non in marmo; anche se poggiati, non murati; anche se incollati col silicone, non separati). Eh, no! Quando è troppo è troppo. Come sosteneva, saggiamente, il principe Antonio de’ Curtis, “ogni limite ha una pazienza”. Dove crede di vivere il nostro avvocato cassazionista, a Reggio Calabria o a Napoli? Palermo avrà pure avuto qualche momento di distrazione amministrativa, soprattutto nei camposanti e dintorni, dove alligna il monopolio informale di alcuni fornitori di beni e servizi mortuari (tutti auto- esentati da ricevute fiscali, ovviamente); dove stenti a trovare qualcuno che, dai fiorai occasionali ai posteggiatori improvvisati, esercita la propria attività nel rispetto delle normative vigenti; dove non puoi transitare neppure a piedi perché i marciapiedi sono intasati di macchine posteggiate (le zone rimozione hanno il difetto di raggiungere presto il ‘tutto esaurito’). Ma da oggi non è più così. L’occhio vigile delle autorità competenti - quelle stesse che non hanno ascoltato, dopo anni di denunzie anche da queste colonne, la protesta dei cittadini infastiditi dagli altoparlanti della cappella cattolica che impone a tutti i visitatori l’ascolto forzoso di tre messe per ogni domenica e per ogni altra festa di precetto - non lascerà più scampo a questi delinquenti che, come se nulla fosse, raddoppiano la modica quantità floreale consentita per legge.
In preda a questa furia giustizialista, però, il Comune dovrebbe evitare di esagerare. Nella diffida in questione si ingiunge anche al destinatario di sistemare il terreno, a “schiena d’asino”, per un corretto drenaggio. Alla più ovvia delle obiezioni (”Ma non è compito della Gesip?”), il funzionario dell’Ufficio tecnico comunale ha risposto nella meno ovvia delle maniere: “Sì, è vero: la Gesip è inadempiente, ma noi sollecitiamo anche voi clienti perché avete un dovere di sorveglianza sul sito e dunque anche di sollecitare la Gesip a rispettare gli impegni”. In altri termini: noi, che siamo l’istituzione pubblica che affida alla Gesip i lavori, non riusciamo a farli lavorare abbastanza; dunque dovete darvi da fare, se non volete diventare corresponsabili, anche voi contribuenti… Capisco la voglia di legalità, ma trasformare i cittadini in poliziotti mi sembra davvero un po’ troppo.

Augusto Cavadi

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