giovedì 2 luglio 2009

Fenomenologia della raccomandazione


“Repubblica - Palermo”
2 luglio 2009

IO, COMMISSARIO ALLA MATURITA’
FRA IL POPOLO DEI RACCOMANDATI

Centinaia di migliaia di studenti siciliani hanno appreso in questi giorni l’esito del percorso scolastico e da oggi circa trentamila fra loro inizieranno l’ultima fase degli esami di Stato (i colloqui ). Non so come vadano le cose in altre regioni, ma da noi è un momento in cui la fantasia creatrice degli adulti si scatena e sforna - vulcanicamente - mille modi differenti di reiterare uno dei gesti più antichi del mondo: la raccomandazione. E’ un fenomeno che incuriosisce - e preoccupa - da vari punti di vista (antropologico, storico, pedagogico, etico, sociale, politico…), ma che può essere osservato anche da una prospettiva insolita: dall’angolazione estetica e, direi quasi, ludica. Detto più semplicemente: se non fosse un malcostume inquinante, farebbe ridere di gusto.
Qualche esempio? Non è facile pescare nella memoria e nell’esperienza di queste ore. Certo potrò difficilmente dimenticare quel collega di latino che voleva convincermi a promuovere un alunno svogliato ricorrendo al dogma cattolico del ‘peccato originale ‘ : “Hai ragione, lui è pigro e meriterebbe la bocciatura. Ma suo padre è vice-prefetto, lavora dalla mattina alla sera per il bene della città e gli dobbiamo essere davvero grati: perché, se è giusto che i peccati dei padri ricadano sui figli, non dev ‘essere altrettanto giusto che se ne riversino anche i meriti?”. Dall’altro capo del filo del telefono parlava, in questo caso, un collega cattolico praticante. Di orientamento molto più ‘laico’ il dirigente scolastico che in questi giorni ha fatto ricorso, invece, ad argomenti ’scientifici’: “A me non interessa molto l’alunno che le segnalo e so bene che Lei non fa nessun conto delle raccomandazioni. Ma ho una curiosità intellettuale: vorrei capire se è valida la teoria psicologica dell’effetto Pigmalione. Non so se la ricorda: se un maestro si attende grandi cose da un discepolo, le otterrà; se non conosce il discepolo - o se lo conosce ma non gli fa una buona impressione - non riesce a risvegliargli i tesori nascosti e assisterà davvero a una pessima prestazione”.

Bisognerebbe evocare il vicino di casa che abitualmente non ti saluta e che, da quando sei stato nominato commissario d’esame presso la scuola del nipote, diventa gentilissimo e ti impone quasi a forza un caffé al bar; il salumiere del quartiere che, per la prima volta da quando lo frequenti, ci tiene a farti assaggiare il prosciutto di Parma appena arrivato (sa benissimo che sei vegetariano, ma giura che devi fare un’eccezione, rompere l’astinenza o almeno far felice tua suocera, che vegetariana non lo è mai stata, offrendogliene una porzione in omaggio); l’ex-compagno di scuola che non vedi e non senti da quarant’anni e che, improvvisamente colto da irrefrenabile rigurgito di nostalgia, ti vuole a cena per presentarti la moglie, i figli, la nuora, il genero, i consuoceri e soprattutto la nipotina diciottenne casualmente impegnata in esami di maturità.
Altrettanto variegate le ragioni per cui un alunno merita (a differenza di tutti gli altri, quasi fossero figli di un dio minore ? ) di essere accolto con gentilezza, esaminato con garbo e valutato con benevolenza: uno, infatti, ha i genitori separati; l’altra li ha in casa ma non vanno abbastanza d’accordo; l’altro ancora ha sì i genitori in casa che vivono d’amore e d’intesa, ma vanno tanto d’accordo che il loro affetto è opprimente e il ragazzo non riesce ad esprimersi con spontaneità…Uno va aiutato perché è troppo distratto dalle ragazze e rischia di non raggiungere la sufficienza (alias il ’sessanta’); l’altro va aiutato perché non ha la ragazza, anzi non ha neppure amici, studia come un intellettuale antifascista rinchiuso nella medesima cella con Gramsci , ma rischia di non avere il massimo dei voti (alias il ‘cento’) e di non essere ammesso a medicina alla Cattolica di Roma o ad economia alla Bocconi di Milano.
Altrettanto variegati i legami sociali in virtù dei quali un alunno dovrebbe ricevere un trattamento privilegiato rispetto ai compagni: è tuo parente; è parente di un tuo parente; è amico di un tuo parente; è parente di un tuo amico; è amico di un tuo amico… Indimenticabile il bigliettino, che conservo come cimelio, di un ignoto signore della provincia: “Poiché non conosco nessuno che possa segnalare mia figlia, mi permetto di segnarla da me”. In questo bailamme, confesso che mi viene difficile evitare di guardare con comprensione affettuosa quei due o tre candidati che non trovano - o forse non cercano neppure - di “raccomandarsi”: sfortunati o virtuosi che siano, non meritano un occhio di riguardo?
Augusto Cavadi

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