mercoledì 16 settembre 2009

Le vacanze filosofiche (di tre anni fa !)


“Il Rosa”
anno XLV, 3
(luglio-agosto-settembre 2006)

FILOSOFIA PER NON…FILOSOFI A MACUGNAGA

Come qualcuno forse sa, negli ultimi decenni si vanno diffondendo nel mondo occidentale varie forme di “pratica filosofica”: luoghi, iniziative, strumenti mediante i quali la filosofia si spoglia dei caratteri più paludati per diventare occasione democratica di consapevolezza critica. E’ il cammino inverso: la filosofia, nata con Socrate sulle piazze e nei mercati di Atene, salita successivamente sulle cattedre universitarie e rinchiusasi nelle accademie, prova ad uscire di nuovo dai recinti elitari per farsi compagna di strada della gente ‘comune’.
In questo clima alcuni filosofi italiani organizzano da più di venti anni delle ‘vacanze estive di filosofia per non…filosofi’: una settimana a fine agosto, un po’ per tutti i luoghi più belli d’Italia. Quest’anno è stata la volta di Macugnaga (dal 21 al 28 agosto).
Tema: “Il posto dell’uomo nel mondo e nella storia”.
Dopo l’incontro della prima sera, dedicato a rompere il ghiaccio e ad avviare la conoscenza reciproca fra i partecipanti, le prime tre relazioni sono state svolte da Elio Rindone (Roma) il quale ha delineato la concezione dell’uomo nel mondo greco, nella Bibbia e nel Medioevo. La sua tesi è che la filosofia greca abbia privilegiato il dualismo platonico fra anima e corpo, gli autori biblici una visione unitaria, mentre i teologi medievali siano ritornati - più o meno consapevolmente – su prospettive dualistiche spacciate per ‘cattoliche’. Il suggerimento che ne deriva è di mettere oggi in discussione, con molta libertà, queste prospettive rivalutando la dimensione sensibile, sessuale ed operativa dell’esperienza mondana.

Che è successo dopo il Medioevo, con la Modernità, dunque dall’Umanesimo rinascimentale all’Ottocento? Lo ha raccontato in tre puntate Maurizio Pancaldi (Bologna). Il relatore ha incisivamente mostrato come l’uomo si sia autointerpretato sempre più come padrone della natura (ridotta a un grande magazzino da cui trarre materiali per la produzione) e creatore di storia (senza alcun riferimento alla Trascendenza): insomma in maniera inesorabilmente ‘antropocentrica’. Tale visione antropocentrica, ancora mitigata in Kant dal senso della finitudine umana, si dilata con l’Ottocento idealistico (Fichte), positivistico (Comte) e marxista (Marx).
Questo trionfo dell’Uomo si capovolge nel Novecento nel suo opposto: la “filosofia della morte dell’uomo” ne proclama l’invenzione recente e la fine prossima. Perché questo avviene? E che prospettive si aprono oggi alla riflessione antropologica? Augusto Cavadi (Palermo) ha delineato alcuni tratti di una visione dell’uomo che, lasciandosi senza rimpianti i trionfalismi ottocenteschi, non ne elimini però la specificità nel contesto dei viventi.
Tra le caratteristiche antropologiche evidenziate dal pensiero contemporaneo è senza dubbio la corporeità. E su questa nota ha imperniato le sue due relazioni Alberto Biuso (Catania). A suo avviso, l’uomo è un essere corporeo non nel senso (dualistico) che ‘abbia’ un corpo, ma nel senso (unitario) che ‘è’ un corpo. L’uomo è, costitutivamente, un corpo cosciente: in quanto corpo è apparentato al resto dei viventi (più o meno coscienti), ma l’intelligenza ‘protesica’ lo specifica, lo differenzia. Siamo dunque – contestualmente ed inseparabilmente - intreccio di natura, cultura e tecnica. Una conferma di questa analisi è la ‘cyber-antropologia’: lo studio dell’uomo nella sua stretta connessione con le macchine elettroniche e, in particolare, con i computer. Il futuro vedrà incrementare l’ibridazione fra il corpo umano e le macchine calcolatrici: non tanto perché i computer potranno imparare a pensare quanto perché i corpi introietteranno sempre più le ‘protesi’ tecnologiche (gli occhiali diventano lentine a contatto, le pompe per agevolare la circolazione sanguigna diventano pace-maker e così via).
Questi seminari, di cui si è potuta qui offrire una sintesi molto sommaria, si sono svolti - secondo la tradizione delle vacanze filosofiche riferita anche nel libro di Augusto Cavadi Quando ha problemi chi è sano di mente. Introduzione al philosphical counseling, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002 – dalle 9 alle 10.30 del mattino e poi, la sera, dalle 18 alle 19.30. Ma non di rado, per così dire fuori programma, ci si è riuniti anche dopo cena per vedere qualche film del regista Giacomo Campiotti o per conversare con Francesca Rigotti (la docente dell’Università di Lugano che ha illustrato alcuni passaggi del suo ultimo volume Il pensiero pendolare, Il Mulino, Bologna 2006) o, più semplicemente, per sorseggiare nel bar un digestivo.
La generosa ospitalità della Casa alpina “De Filippi”, la cortese attenzione dell’amministrazione comunale, la complicità di un sole quasi continuo, la materna incombenza del Monte Rosa hanno contribuito a rendere davvero incisiva questa edizione delle vacanze filosofiche. Tutto lascia supporre che non saranno le ultime a Macugnaga.

Augusto Cavadi
(acavadi@alice.it)

In un riquadro vicino l’articolo potrebbe pubblicarsi questa nota:
• I relatori di quest’anno hanno ripreso alcune tematiche affrontate in libri recenti che sono in commercio, a disposizione di chi volesse approfondire queste brevi note:
• Elio Rindone, Ma è possibile essere felici? Interrogare il passato senza farsene prigionieri, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2004
• Maurizio Pancaldi (in collaborazione con Mario Trombino), Storia del pensiero occidentale, Marietti, Casale Monferrato 2006
• Augusto Cavadi, E per passione la filosofia. Breve introduzione alla più inutile di tutte le scienze, Di Girolamo, Trapani 2006
• Alberto Biuso, Cibersofia. Introduzione alla filosofia del computer, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2004

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