mercoledì 9 settembre 2009

Su “Riforma”, a proposito di “Chiedete e non vi sarà dato”


“Riforma”
28.8.09

Ines Pontet

FARE FILOSOFIA DISCUTENDO INSIEME IL TEMA DELL’AMORE

Quel che si dice “una bella serata”. Al termine visi distesi e sorridenti, consapevoli di aver vissuto due ore di riflessione appassionata, perché scaturita dalla propria esperienza personale, da parte delle quattro persone sedute al tavolo delle relazioni: il pastore di Villar Pellice Bruno Gabrielli, Monica Natali, la sindaca Lilia Garnier e infine l’autore del libro presentato, Augusto Cavadi, filosofo palermitano, autore di numerose altre pubblicazioni, fra cui il piccolo best seller “La mafia spiegata ai turisti” (Ed. Di Girolamo, Trapani 2008). Il tema era l’amore: chi può dire di non essere interessato/a? Il titolo del libro è “Chiedete e NON vi sarà dato. Per una filosofia (pratica) dell’amore” e qualcuno dal pubblico lo ha subito definito “intrigante”. A sentirsi intrigati vi erano forse un centinaio di persone, che hanno potuto anche godere dei numerosi e corposi interventi musicali di Maurizio Volpe, conosciuto cantautore valligiano, che interpretava egregiamente brani di Fabrizio De Andrè e di Francesco Guccini. Da subito si è voluto sfatare il mito dei filosofi “fuori dal mondo”, che immaginano realtà teoriche senza incarnarle. E’ possibile (anzi, la passione per la filosofia nasce proprio dalla passione per la vita e dalle grandi domande sull’esistenza) che invece la filosofia parli proprio ad ognuna e ognuno di noi e dia delle possibilità sempre nuove di lettura della nostra realtà quotidiana. E’ ciò che ha fatto e che fa da molti anni Augusto Cavadi, viso aperto, espressione solare, sicuro che verità assolute e ultime non esistano per gli esseri umani, che se sono onesti con loro stessi devono ammettere di non poter far altro che spostare ogni volta i loro confini di comprensione, nelle relazioni con gli altri, e ridefinire metri di giudizio e spazi di libertà. Non appartiene a confessioni religiose, Augusto, e dichiara di sentirsi sempre un po’ stretto in ogni ambiente che sia definito, sia esso protestante, cattolico, comunista o altro ancora.

Sogna un futuro senza religione, che lasci spazio ad un “mosaico” (da siciliano ha ben presente come siano fatti i mosaici) di concezioni filosofiche e di credo che solo insieme possono comporre qualche cosa di somigliante ad una “Verità”. Cavadi individua quattro tipi di amore, e auspica che ognuno e ognuna possa sperimentarli nella propria vita tutti e quattro, magari in momenti diversi, intrecciati oppure no: l’amore erotico, l’amore agapico, l’amore amicale e l’amore passionale di chi si dedica appunto con amore ad un progetto, al proprio lavoro, ad una forma d’arte… I primi tre sono sperimentabili nell’ambito delle relazioni e il quarto riguarda e nutre la sfera della propria interiorità. Secondo Cavadi è impoverito chiunque non sperimenti nella propria vita tutte e quattro queste forme di amore. L’autore ha analizzato molti testi prima di scrivere sull’amore, primo fra tutti in ordine di importanza “Eros e Agape. La nozione cristiana dell’amore e le sue trasformazioni” (1930-1936) di Anders Nygren, dal quale secondo lui non si può prescindere, malgrado la necessità di confutare alcune sue parti. Due quesiti sono emersi in modo più evidente durante l’intervento dell’altro relatore e delle relatrici. La prima: è proprio vero che la Caritas, ovvero la convinzione che compiere gesti di benevolenza con l’aspettativa di ricavarne la salvezza da Dio sia prerogativa del cattolicesimo? Non è invece vero che l’impostazione teologica Agostiniana è arrivata fino a noi e permea ancora molta della nostra quotidianità, anche di protestanti? E l’altra riguarda l’amore verso i figli. E’ stato chiesto all’autore dove può essere collocato questo tipo di amore all’interno delle quattro categorie individuate. Una risposta non è venuta, anche perché l’autore dichiara di non essere genitore e di non instaurare rapporti di tipo genitoriale, così come non è venuto dalla serata il fraintendimento che si possano dire parole definitive sull’amore. Ci mancherebbe. Come dice l’autore stesso nella sua “avvertenza preliminare” alla lettura del libro “l’amore – in qualsiasi senso lo si intenda – è sempre eccedente, trasgressivo rispetto alle misure razionali”. L’effetto che voleva sortire la serata invece è stato pienamente assolto. Creare curiosità e rinnovare la “passione” per la riflessione sul senso della vita e sulle relazioni nel proprio quotidiano.
Magari si uscisse sempre dai culti con la stessa energia rivitalizzante e gli stessi sguardi distesi… Lo Spirito soffia ancora e sempre dove vuole, anche attraverso le parole apparentemente irriverenti di certi cantautori.

INES PONTET

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