mercoledì 9 dicembre 2009

Intervista su “La Sicilia” per “Il Dio dei mafiosi”


Il Vangelo dell’uomo d’onore
«La Chiesa offre troppe sponde», dice Augusto Cavadi autore del libro «Il Dio dei mafiosi»

di FRANCESCO MANNONI

“Dio solo è grande. Ma lo zio Totò neppure scherza”. E’ l’incipit di un minuscolo libriccino ricavato dai pizzini con cui Provenzano gestiva nell’era dell’informatica onnipervasiva, l’impero mafioso di cui era capo.
A far luce sui presunti intrecci tra mafia e religione, arriva un libro del professor Augusto Cavadi, studioso del fenomeno mafioso e autore di numerosi saggi, che si attesta come un’indagine a 360° gradi su questo spinoso problema: “Il Dio dei mafiosi” (San Paolo, pp. 243, € 18,00).
L’autore, che svolge attività di insegnamento e di consulenza filosofica presso scuole, università e altre istituzioni pubbliche, ed è membro dell’associazione teologica italiana, precisa che da lungo tempo studia il rapporto fra Chiese e mafie, o almeno fra alcuni uomini di Chiesa ed alcuni uomini di mafia.
“I rapporti fra mondo cattolico e ambienti mafiosi - spiega - ci sono stati e non senza conseguenze di rilievo. In alcuni casi si è trattato di rapporti di vera e propria complicità e preti e monaci hanno comunque coltivato relazioni pericolose con parenti e amici mafiosi. A queste situazioni spesso la Chiesa ha risposto con indifferenza disincantata rispetto ad una questione considerata - a torto - di competenza dello Stato.”

- Perché i mafiosi cercano di coinvolgere la Chiesa nelle loro azioni?
“Credo nasca dal fatto che la mafia non è soltanto una qualsiasi organizzazione criminale, ma in qualche modo si vuole auto legittimare e istituzionalizzare: vuole diventare un sistema di potere. Per far questo ha bisogno di una identità culturale all’interno, sia di un consenso sociale all’esterno. Non avendo grandi patrimoni culturali a cui attingere nella sua storia, la mafia è stata parassitaria, come lo è nei confronti delle richieste economiche e dei beni culturali, della simbologia e dei codici culturali. Quindi ha preso a prestito quello che ha trovato.”
- Da chi soprattutto, e dove principalmente?
“Nel Meridione italiano le due culture egemoni sono state quella cattolica che io chiamo cattolica mediterranea, perché provvista di una serie di lezioni che mi sembrano abbastanza differenti dal cattolicesimo francese o statunitense. L’altra cultura egemone è quella liberal borghese che ha vinto in Occidente e nel Sud d’Italia dal 1860 a oggi. La mafia attinge dal codice valoriale cattolico mediterraneo, più che dal codice valoriale borghese. Il mix che si crea è qualcosa che non è il solo cattolicesimo, non è il solo liberalismo borghese, ma un prodotto in qualche misura autonomo. Ed è questa cultura mafiosa che io cerco di analizzare, mettendo a fuoco un segmento che non è certamente l’unico, ed è appunto il segmento teologico.”
- Ma com’è il Dio dei Mafiosi?
“Trovano già confezionato il Dio cattolico mediterraneo che gli suggerisce troppi spunti. Chiederei ai cattolici mediterranei, alla Chiesa cattolica italiana e soprattutto alla Chiesa cattolica del Meridione di rivedere la loro teologia. E cercare di liberarsi di tutti i tratti che possano, anche indirettamente, fornire ai mafiosi un modo sbagliato di intendere il Vangelo. Secondo me se ci fosse una maggiore coerenza fra questo cattolicesimo e il cristianesimo di Gesù, la Mafia avrebbe meno sponde, troverebbe meno modelli teologici e avrebbe più difficoltà a dire noi siamo cristiani: e invece sono cattolici.”
- Come dovrebbe essere o cambiare la teologia cattolica visto che si trova ad essere imitata troppo facilmente dalla mafia?
“Dovrebbe fare un bagno di rigenerazione alle fonti del Vangelo. La teologia cattolica è forse più fedele al Vangelo dove si parla di vita e non di morte e di fratellanza. Una chiesa che voglia, senza esagerazioni, farsi presidio dell’antimafia del territorio, a mio avviso deve essere una chiesa che già al suo interno si auto interpreti e auto organizzi in maniera diversa da come è avvenuto almeno negli ultimi mille anni e sfati i pseudo valori diffusi dalla mafia.”
- Quali sarebbero?
“La famiglia basata sulla criminalità, la ricchezza, comandare gli altri. Il ragazzo pensa che se Cosa Nostra gli garantisce tutto ciò, vale la pena che lui abdichi alla sua libertà.

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