domenica 13 dicembre 2009

Quando il Sud può dare una mano al Nord


“Centonove”
11.12.09

ANTIMAFIA: SE NORD CHIAMA SUD

“Che cosa può fare il Nord per aiutare il Sud a liberarsi dalla mafia? Da anni, qui in Lombardia, i cittadini più sensibili si rimpallano questa domanda. Ma, alla vigilia delle grandi opere pubbliche per Milano Expo, è forse arrivato il momento di invertire l’interrogativo: che cosa può fare il Sud per aiutare il Nord a prendere coscienza del pericolo mafioso e attrezzarsi per sradicare le infiltrazioni già in atto?”. Questo passaggio di un intervento al Convegno, organizzato dall’Università di Bergamo, su “Legalità è partecipazione” può dare un’idea del clima nel quale studiosi, ragazzi di “Addiopizzo”, artisti, soci delle cooperative di “Libera” che gestiscono terre confiscate a mafiosi, si sono incontrati negli ultimi giorni di novembre: fuori dai luoghi comuni, dalla retorica d’occasione, per provare a raccontare (anche grazie ad un docu-film efficace di Paolo Maselli e Daniela Gambino) una Sicilia che resiste. E che, con gesti concreti, sta rendendo possibile un futuro migliore.
Ma davvero l’isola mediterranea, così sfregiata dalla criminalità affaristico-politica, può dare una mano ai concittadini settentrionali? La premessa, per nulla ovvia, è che ce ne sia la necessità. Un imprenditore palermitano, trasferitosi di recente a Milano proprio perchè stanco di lottare contro il racket delle estorsioni, lo ha confidato nel corso di una conversazione privata: “Tutto potevo aspettarmi, tranne che nel capoluogo lombardo il negozio di fronte al mio e quello accanto pagassero mensilmente il pizzo”. E la Lombardia risulta fra le regioni d’Italia in cui più alti sono - per numero e per valore finanziario - immobili e aziende sequestrate a mafiosi.

Per ragioni del genere, la Filca-Cisl lombarda ha firmato proprio in queste settimane un protocollo d’intesa con la federazione omologa siciliana allo scopo di monitorare i trasferimenti sospetti di uomini, mezzi e materiali sì da individuare e denunziare, sin dalle prime mosse, le operazioni più sporche. Nonché per attivare, sinergicamente, percorsi di informazione e di formazione sul tema della legalità democratica e della contrapposizione sociale ai condizionamenti criminali dell’economia.
Che Bergamo, provincia ad alta densità leghista, dia segnali di viva sensibilità su questo versante è doppiamente significativo. Intanto perché, fra i Mille che hanno seguito Giuseppe Garibaldi nell’impresa di liberare il regno di Napoli dai Borbone, centinaia erano proprio volontari provenienti da quell’area geografica: davvero opportuno, dunque, che ci siano oggi bergamaschi impegnati a neutralizzare i tentativi ruspanti di separare ciò che i loro stessi avi (non senza l’apporto di picciotti locali) hanno contribuito ad unificare.
Una seconda ragione l’ha ‘rivelata’, con tono semiserio, don Luigi Ciotti conversando con mille studenti in un momento clou dei tre giorni: i corleonesi sono i più padani dei meridionali. Quando hanno avuto luogo i Vespri Siciliani, nella seconda metà del XIII secolo, a Corleone si parlava il dialetto bergamasco-bresciano: da quelle pianure e da quelle valli, infatti, erano partiti, circa cinquanta anni prima, i contadini scelti per subentrare - come coloni e come lavoratori della terra - agli arabi che ne erano stati allontanati. E’ molto probabile che Bossi, queste cose, non le sappia e non le sospetti neppure: ma se qualcuno un giorno gliele racconterà, anche il Senatùr sarà messo in grado di capire che nel dna dei cittadini di Corleone e dintorni non c’é alcuna propensione genetica al crimine. Anzi, la maggior parte di loro vive con laboriosa fatica la quotidianità; non pochi, da Bernardino Verro a Placido Rizzotto, hanno inoltre dedicato l’esistenza a fare della capitale morale della mafia un vessillo di antimafia.

Augusto Cavadi

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