venerdì 15 gennaio 2010

Siete già donatori potenziali di midollo osseo?


“Centonove” 8.1.2010
(in edicola ma anche su www.centonove.it)

GIOVANNI E LA SAGGEZZA DEL COLIBRI’

Difficilmente qualcuno è disposto a dichiarare che la sopravvivenza di una bambina di dieci anni o di un anziano di sessantacinque non gli importa per nulla. A parole è difficile; ma, nei fatti, è frequentissimo. Di fronte all’immensità delle tragedie che assediano ogni giorno l’umanità ci assale infatti un senso di impotenza che finisce col paralizzarci del tutto: sì, d’accordo, tutto questo è assurdo, ma io che posso farci?
Un racconto brasiliano può forse aprire uno spiraglio nel buio in cui ci troviamo immersi. Narra di un incendio nella foresta e di un piccolo colibrì che, nel panico generale, corre verso l’oceano a prelevare col beccuccio qualche goccia d’acqua per versarla sugli alberi in fiamme. Va e torna in continuazione, sin quasi allo sfinimento. Un elefante se ne accorge e non può fare a meno di deriderlo: cosa pensi di concludere con questo andirivieni? Ma il colibrì non si lascia scoraggiare: è tutto quello che posso fare e lo faccio. Se anche gli altri facessero lo stesso, salveremmo la foresta.
Confesso che questa favoletta mi sostiene tutte le volte che sono tentato di cedere alla sfiducia, all’inazione. Mi ci appiglio quando rinnovo la donazione del sangue; quando qualche amico accetta di adottare “a distanza” un bambino e il suo villaggio; quando riesco a convincere un conoscente a non cestinare la tessera elettorale e a non lasciare che a decidere la sorte di noi tutti siano i concittadini che svendono il voto per un piatto di minestra (quasi sempre promnessa soltanto)…Ed è a questa favoletta che mi sono aggrappato in questi giorni in cui Giovanni, un giovane amico ventenne di Bassano del Grappa, mi ha spedito un appello dignitosamente accorato. Mi ha spiegato che la sua vita è appesa a un esile filo: trovare, in pochi mesi, qualcuno che sia in grado di donargli un po’ di midollo osseo. Mi ha spiegato che nel mondo solo un altro essere umano ogni 100.000 ha questa possibilità. E che scoprire chi è quest’altro è possibile solo se ognuno di noi cerca (per esempio attraverso il sito www.admo.it) l’indirizzo dell’ospedale più vicino dove, con una semplice analisi del sangue, potrà essere inserito nell’ IBMDR (il Registro nazionale dei donatori di midollo osseo) che ha appena compiuto in Italia i suoi primi vent’anni.

Si tratta di dedicare mezz’ora della propria giornata a un banale prelievo e mettersi in grado di diventare, potenzialmente, il vero e proprio ’salvatore’ di un’altra esistenza. Purtroppo questa possibilità non è aperta a tutti: bisogna avere non meno di 18 anni e non più di 35. Eppure, anche se limitatamente a questa fascia d’età, vi sono solo in Italia milioni di persone che potrebbero regalare a migliaia di ammalati una speranza di sopravvivenza. “Migliaia di ammalati” forse non ci dicono molto; non così se proviamo a immaginarne uno, due, dieci o cinquanta. Con i loro nomi, i loro volti, le loro storie. Io ho in mente Giovanni, la sua voglia di vivere (la notte in cui ho dormito con mia moglie a casa dei suoi genitori era estate e lui ha preferito riposare in giardino, sotto le stelle), la sua curiosità intellettuale (studia filosofia all’università), la sua generosità (è uno scout impegnato in progetti di solidarietà sociale)…Ho in mente la dolcezza degli sguardi di sua madre Carla, di suo padre Pino, di sua sorella Gaia. Chi di voi vuole può conoscerlo direttamente attraverso il suo blog (www.hestia.altervista.org), ma non si tratta di lasciarsi toccare la corda del pietismo individuale. Il caso concreto dev’essere solo l’occasione, il pretesto, per affacciarsi su un mondo di sofferenze più ampio: il trampolino di lancio per una scelta politica, verso un livello più alto di civiltà.
Augusto Cavadi

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