giovedì 11 novembre 2010

Adriana Falsone recensisce
“I siciliani spiegati ai turisti”


Vademecum del folklore SICILIANO di ADRIANA FALSONE - BALARM 2010

“I siciliani spiegati ai turisti” è il curioso titolo dell’ultimo libro del professore “filosofo” Augusto Cavadi

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“Quando mi sono chiesto come mai numerosi siciliani,
pur appartenendo ad un popolo accogliente,
si rivelino poco affidabili ho fatto riferimento ad
una certa allergia per le norme”
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Tu ci credi all’aldilà?”. “No. Ma neanche tanto all’aldiquà”. Questa pungente vignetta di Altan è stata utilizzata come copertina della brochure di Augusto Cavadi che offre … “Consulenza filosofica”. Sì, a molti potrà sembrare una idea bislacca ma in realtà come spiega lo stesso scrittore è «una relazione paritetica d’aiuto per persone in cerca di orientamento esistenziale, famiglie, gruppi e aziende in cerca di orientamento etico.. e tanti altri ». In altre parole, si discute e si cresce. Usufruendo là dove serve di cenette o vacanze filosofiche.. anche per “non filosofi”. Cavadi è plurilaureato: scienze morali e
sociali, teologia all’Università Lateranense, dottorato in filosofia. Ma è anche uno scrittore di filosofia, tra i titoli da ricordare citiamo “Quando ha problemi chi è sano di mente” oppure “E, per passione, la filosofia. Breve introduzione alla più inutile di tutte le scienze”; mentre nell’ambito delle scienze politiche: “Ripartire dalle radici. Naufragio della politica ed etiche contemporanee”. Adesso ritorna in libreria con un testo piuttosto curioso “I siciliani spiegati ai turisti”. Un vademecum su come districarsi tra l’eccentricità mista al folklore che caratterizza questo strano “popolo”. I siciliani come sono, ma soprattutto «come appaiono a me siciliano dopo sessant’anni di stretta collaborazione». Dopo il successo di un altro agevole libretto “La mafia spiegata ai turisti” per “spazzare via le paure infondate di chi immagina che, percorrendo le strade siciliane, si vada incontro a pericoli maggiori rispetto al resto del mondo”. Insomma la Sicilia è un’Isola tutta da capire e i suoi abitanti non sono da meno. Il testo è suddiviso in due parti: “Veduta d’insieme” che spiega per grandi linee cosa aspetta il lettore o visitatore e “Scorci intriganti”, curiosità santi e padroni. Una trattazione ad hoc meritano i “Palermitani”: «Essi abitano più che una città un arcipelago di micro città fra le quali si registrano scarsi collegamenti: non è per nulla insolito che un signore che abbia vicino la stazione ferroviaria centrale non abbia mai messo piede nella sua vita in quartieri periferici come Borgo Nuovo o lo Zen. Viceversa non è per nulla strano che una signora nata e domiciliata a Pallavicino o alla Bandita, se deve recarsi in autobus ad un ufficio comunale vicino il teatro Politeama Garibaldi, informi le vicine di casa di dover “salire a Palermo” ». Sorvoliamo sull’uso di salire e scendere tipico dei siciliani che lascia sbigottiti i settentrionali dinanzi alle nostre espressioni come “scendere la pasta” o “scendere il cane”. Una parte interessante del testo è ovviamente dedicata alla religiosità dei siciliani. Che, si sa, è vista come una parte piuttosto importante nell’affrontare la vita. In maniera più o meno teatrale. E poi ovviamente ci sono le maschere, anche quelle meno conosciute come Peppe Nappa. «Dov’è nato? Come nel caso del suo amico Giufà, diverse città siciliane se ne contendono la maternità. Accontentiamoci di dire che è nato in Sicilia». Interessante il capitolo “Cosa loro”: «Quando mi sono chiesto come mai numerosi siciliani, pur appartenendo ad un popolo accogliente, si rivelino poco affidabili - siano essi alti funzionari dell’amministrazione che prendono sottobanco bustarelle consistenti o poveri venditori ambulanti che barano sul peso della frutta nei mercati rionali - ho fatto riferimento ad una certa allergia per le norme: per le regole in generale, per le leggi emanate dallo Stato in particolare».

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