venerdì 19 novembre 2010

DA BALLARO’ AL VATICANO


“Centonove”
Settimanale siciliano
N° 19 novembre 2010

QUELLA LETTERA SENZA RISPOSTA DALL’ALBERGHERIA
In tutto il mondo il nesso fra omosessualità e pedofilia - asserito nella scorsa primavera (durante un viaggio in Cile) dal Segretario di Stato del Vaticano, cardinal Tarcisio Bertone - ha suscitato ferme reazioni di protesta. Una comunità cattolica, che si riunisce periodicamente nella chiesa di san Francesco Saverio all’Albergheria di cui è rettore don Cosimo Scordato, docente di teologia sistematica presso la Facoltà teologica, non si è limitata alle lamentazioni. Con metodo ‘politico’ ha preso carta e penna e ha indirizzato al cardinale Bertone “Lettera aperta” affinché, come si leggeva, “dopo aver ascoltato le sue parole, ascolti le nostre”. “Numerosi psichiatri e psicologi - aveva detto Bertone - hanno dimostrato che non esiste relazione tra celibato e pedofilia, ma molti altri, e mi è stato confermato anche recentemente, hanno dimostrato che esiste un legame tra omosessualità e pedofilia. Questa è la verità e là sta il problema”. “Dato che la domanda dei giornalisti a Lei posta - scriveva allora la comunità del quartiere Ballarò -, si riferiva agli abusi fatti dai preti”, “la sua affermazione, non ne contiene anche un’altra e cioè, che i preti pedofili sono per lo più omosessuali”? E un’altra domanda si rendeva quindi necessaria secondo i firmatari: “Dato che l’istruzione pontificia del 2005 ha posto il divieto di accesso ai seminari a coloro che ‘presentano tendenze omosessuali profondamente radicate’”, “la gerarchia è convinta che, dato il nesso tra pedofilia e omosessualità, vada fatta prevenzione impedendo agli omosessuali di accedere al ministero?”.“Restiamo sconcertati dalla suddetta sequenza di affermazioni. E’ risaputo, infatti, - continuava il documento - che la maggioranza dei pedofili è eterosessuale e spesso si tratta di persone sposate; è risaputo, inoltre, che molti preti hanno adescato bambine. Lei, per non mettere in discussione le contraddizioni della legge ecclesiastica del celibato, ha preferito colpevolizzare la condizione dell’omosessualità”. Ed è risaputo che, “a differenza della pedofilia, l’omosessualità non viene considerata dalla Organizzazione mondiale della Sanità una malattia e non è annoverata tra le devianze sessuali”. Ne deducevano i firmatari che, “se cade il legame omosessualità-pedofilia da Lei insinuato, non c’è nessun impedimento a che un omosessuale acceda al ministero ordinato, purché, come un eterosessuale, sia disposto a impegnarsi a mantenere il voto di castità”. Nella lettera si osservava ancora che “l’imposizione venuta da Roma (e firmata anche da Lei quando era segretario della Congregazione della Fede) di mantenere il segreto pontificio pena la scomunica, è stato un gravissimo errore; ancora più grave in quanto accettato o subìto passivamente da migliaia di vescovi che, forse in nome di una malintesa obbedienza, si sono resi corresponsabili dell’occultamento della verità e, conseguentemente, della possibilità della reiterazione del reato; chi ha pagato il conto sono i bambini e le bambine che avrebbero dovuto essere trattati, evangelicamente, come Gesù Cristo stesso”. Si voleva evitare lo scandalo occultandolo, anziché “evitare che gli scandali avvenissero!”. Quello che la comunità di S. Francesco all’Albergheria attendeva dal cardinale e dalle alte altre autorità ecclesiastiche, “oltre ai buoni intendimenti emersi nell’ultimo documento ai vescovi di Irlanda” di Benedetto XVI, era “non solo la richiesta di perdono alle vittime per quello che hanno subito, ma anche il riconoscimento dell’errore di avere permesso l’insabbiamento dei casi d’abuso”. E l’iniziativa, partita da Palermo, ha registrato echi significativi in varie altre città italiane (a cominciare da Roma, dove è stata ripresa dall’agenzia “Adista”). Ma non pare sia arrivata a oltrepassare il Tevere sino a raggiungere le alte, spesse, mura del Vaticano. Da lì, infatti, non è arrivata - dopo sei lunghi mesi di vana attesa – nessuna risposta.
Augusto Cavadi
(Autore del volume “Non lasciate che i bambini vadano a loro. Chiesa cattolica e abusi sui minori”, Prefazione di Vito Mancuso, Falzea, Reggio Calabria 2010

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