lunedì 5 settembre 2011

La crisi del matrimonio cattolico


“Repubblica – Palermo”
16 marzo 2011

QUEI MATRIMONI IN CRISI E IL RIGORE DELLA CHIESA
Anche in Sicilia risultano sempre meno numerose le coppie che decidono di sposarsi in una chiesa cattolica (dai 18.669 del 2008 ai 17.496 del 2009), mentre non accenna a diminuire il numero dei coniugati che avanzano, presso il Tribunale ecclesiastico regionale di Palermo, istanza di annullamento del matrimonio (nel 2010 sono state trattate, complessivamente, 1.165 cause). Per la precisione:16 matrimoni religiosi hanno resistito meno di tre mesi, 15 meno di sei mesi e 43 meno di un anno. 9 i matrimoni in cui e’ stato chiesto l’annullamento dopo 20 anni e 4 dopo 25 anni. Questo dato statistico merita, forse, qualche considerazione all’interno e all’esterno del mondo cattolico. La prima, e più fondamentale, è che questi processi costituiscono una fabbrica d’ipocrisia i cui prodotti dilagano nel sentire diffuso e inquinano, ulteriormente, il livello non eccelso del comune senso morale. ‘Annullamento’ è infatti un’espressione divulgativa poco esatta: la teologia cattolica ritiene che nessun matrimonio sacramentale possa essere ‘annullato’ e che la chiesa può solo “dichiarare nullo” un matrimonio che, apparentemente, era “valido”. Ma se è plausibile che, su un migliaio di casi, un centinaio siano stati inficiati da incapacità o dolo (da parte di uno – o di entrambi – i coniugi), come accettare che anche tutti i restanti novecento siano stati matrimoni illusori, infondati, ‘nulli’? La disciplina ecclesiastica, non prevedendo nessuna forma di divorzio, costringe dunque – almeno se gli sposi intendono continuare a praticare la confessione cattolica – a inventarsi delle condizioni pregresse inesistenti. Insomma, a mentire sapendo di mentire. Per la stragrande maggioranza dei cittadini (credenti o meno), questa situazione risulta insuperabile: se Gesù Cristo ha stabilito così, quale papa - per quanto comprensivo – potrebbe stabilire diversamente? L’unica strada, per chi volesse evitare di trovarsi davanti all’impossibilità di sciogliere il vincolo matrimoniale, sarebbe rinunziare al matrimonio in chiesa (infatti, paradossalmente, chi celebra il matrimonio civile e si vede, poi, costretto a divorziare, per la chiesa cattolica non è mai stato sposato e può quindi…sposarsi per la prima volta religiosamente!). Ma non è così. Un indizio significativo, che potrebbe insinuare un fondato sospetto, è costituito dal fatto che tutte le chiese cristiane - decine e decine di chiese nel mondo: ortodosse, valdesi, anglicane, luterane, battiste, metodiste…- ritengono dissolubile il matrimonio. Tutte, tranne una: la chiesa cattolica. Come mai? Ce lo spiegano i libri di esegesi biblica (anche alcuni fra i più introduttivi, elementari): Gesù non era un legislatore, ma un profeta. Egli proponeva ideali di vita, non regole giuridicamente vincolanti. Ha proposto un’esistenza pacifica, sobria, nonviolenta, solidale: e, in questo contesto, ha segnalato come modello da perseguire un rapporto coniugale stabile perché sereno. La stessa chiesa cattolica ha previsto forse penalità per chi non offra la guancia sinistra a chi gli dà uno schiaffo sulla destra? O per chi non dia anche la tunica a chi chieda il mantello? E’ ovvio che si tratti di consigli, di suggerimenti, di inviti di massima. Per ragioni troppo laboriose da richiamare, invece, solo il progetto ideale di una vita coniugale sino alla morte è stato trasformato in una norma rigida. Da rispettare alla lettera o da disattendere ricorrendo a trucchi indegni dei discepoli di chi ha raccomandato: “Il vostro parlare sia sì, se è sì, o no, se è no: tutto il resto viene dal Maligno”. Se questi rapidi cenni teologici sono validi, non è per nulla da escludere che la chiesa cattolica si possa decidere – in futuro – a rimodellare la propria disciplina coniugale secondo una lettura più fedele alla lettera e allo spirito del Nuovo Testamento. Non è per nulla raro il caso di vescovi che, nei sinodi mondiali, sollevano la questione. Nell’attesa di questa eventualità (allo stato abbastanza remota), i fidanzati che non volessero intraprendere l’assai arduo sentiero di un contratto matrimoniale irreversibile e, tuttavia, desiderassero celebrare il loro amore in un contesto di fede evangelica, potrebbero comunque vagliare l’ipotesi di sposarsi in una delle tante comunità cristiane che vivono e operano anche nella nostra isola. Augusto Cavadi

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