domenica 13 novembre 2011

Alcibiade Pederini intervista Augusto sulla teologia dei mafiosi


“Diogene”
Settembre 2011
La teologia dei mafiosi.

Come è stato accolto il testo?
Quando Vito Mancuso mi chiese se avessi un testo di teologia ‘critica’, da proporre alle edizioni San Paolo di Cinisello Balsamo, risposi che avevo da anni nel cassetto un plico difficile da collocare editorialmente: troppo ‘teologico’ per gli editori ‘laici’, troppo ‘laico’ per gli editori confessionali. Incoraggiato a proporre comunque il dattiloscritto, ebbi la (lieta) sorpresa di vederlo pubblicato. Evidentemente i responsabili della casa editrice cattolica avevano intuito che Il Dio dei mafiosi non era un libro contro qualcuno, ma per capire enigmi imbarazzanti per tanti. Non si trattava, come scrisse “Il foglio”, di un libro che fingeva di colpire la mafia per colpire la Chiesa, ma come vide più acutamente Gianni Vattimo, su “L’espresso”, un tentativo di onestà intellettuale. Un tentativo di iniziare a rispondere alla domanda che - per decisione concordata fra me e l’editrice - si legge nella quarta di copertina: “Come è possibile che una società a stragrande maggioranza cattolica partorisca Cosa nostra e stidde, ’ndrangheta, camorra e Sacra corona unita? Un interrogativo del genere ne coinvolge, a valanga, molti altri. Impegnativi e impertinenti. E questo potrebbe spiegare perché lo si è posto assai raramente. Per rispondere, l’autore ha enucleato i tratti essenziali della teologia dei mafiosi; ha scoperto preoccupanti rassomiglianze con la teologia <>; ha delineato, per sommi capi, una teologia critica <> alternativa rispetto alla visione teologica mafiosa. Questo percorso intellettuale affronta gli aspetti culturali di un fenomeno complesso come la mafia e si rivela utile per ampliare l’analisi scientifica e per affinare le strategie di prevenzione e di contrasto”.
Il punto di partenza non poteva che essere una rappresentazione riepilogativa della mafia sulla base degli studi scientifici più accreditati (rappresentazione da me sintetizzata recentemente nel volumetto La mafia spiegata ai turisti che l’editore Di Girolamo ha immesso nel mercato anche in versione francese, spagnolo, inglese, tedesco, russo, giapponese ed esperanto): una associazione di cinquemila criminali che perseguono il duplice scopo del potere e dell’arricchimento mediante l’alternarsi di violenza e seduzione culturale. Solo all’interno di questa visione della mafia – che è dunque anche un soggetto politico con una propria ‘filosofia’ – è possibile enucleare una concezione della religione.
Ma quali sono i tratti principali della teologia dei mafiosi?
Il loro Dio è un padrino più che un Padre; un Onnipotente senza tenerezza; un Trascendente senza immanenza; un Sovrano accessibile solo attraverso la ‘raccomandazione’ dei santi intercessori; un Giudice freddo che esige il sangue del Figlio per riparare le offese degli uomini…Questi lineamenti sono molto ‘cattolici’ ma poco ‘evangelici’: evidentemente la teologia mafiosa ha saccheggiato un patrimonio dottrinario, simbolico, morale - il patrimonio cattolico – molto distante dal messaggio originario di Gesù e dei suoi primi discepoli (come ho cercato di mostrare in un libro immediatamente precedente e in qualche modo propedeutico a Il Dio dei mafiosi: In verità ci disse altro. Oltre i fondamentalismi cristiani, Falzea, Reggio Calabria 2008) . Torna alla memoria la fulminante sentenza di Nietzsche: “C’è stato un solo cristiano ed è morto sulla croce”.
Se il quadro è, sostanzialmente, realistico, la teologia cattolica deve profondamente rivedere sé stessa: senza questa ri-fondazione culturale non sarà possibile una vera e duratura conversione della Chiesa, attualmente troppo simile a un’organizzazione dogmatica, verticistica, gerarchica, sessuofobica, maschilista…insomma a un’organizzazione mafiosa. Per questo, nella stessa quarta di copertina cui ho fatto cenno poco sopra, abbiamo sintetizzato il succo del mio saggio con una frase provocatoria, ma a scopi costruttivi e non scandalistici: “Come può la maggioranza dei mafiosi dirsi cattolica e frequentare le chiese? Qualcosa certamente non funziona: o nella loro testa o nella teologia cattolica. O in tutte e due”.

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