mercoledì 18 gennaio 2012

LADRI DI LUCE (ELETTRICA)


“Repubblica – Palermo”
13. 1. 2012

LADRI DI LUCE (ELETTRICA)

E’ più vicino ai cinquanta che ai quaranta, ma ha lo sguardo di un ragazzo pulito. Lo conosco, casualmente, a casa di amici comuni e mi spiega che da alcuni anni è arrivato a Palermo – da una regione del Settentrione – in missione per l’Enel. Mi incuriosisco e chiedo in che senso la Sicilia sia terra di missione. “Sicilia e Campania hanno il record italiano degli allacciamenti abusivi, senza contatore, alle reti di energia elettrica. E’ in corso una campagna straordinaria di accertamenti, di verifiche domiciliari, di ripristino della legalità”. Chiedo come mai sia scattata tanta solerzia dal momento che solo dieci anni fa, avendo segnalato al centralino dell’Enel un mio inquilino che - oltre a non versare il mensile – usufruiva abusivamente di luce, ho avuto in risposta: “Faccia una denunzia e, solo se i carabinieri ci chiederanno di intervenire, manderemo una squadra”. Mi spiega che la musica è cambiata: l’Enel non è più così tollerante con gli abusivi da quando l’Authority le chiede una multa proporzionata all’energia che si lascia rubare dai privati.
L’interlocutore occasionale mi regala squarci sulla città davvero inediti (a suo dire la situazione è altrettanto grave a Catania, mentre nell’entroterra isolano è meno clamorosa): “Sono stupito soprattutto da due fenomeni. Il primo è che scopriamo che gli allacciamenti abusivi si trovano in case di povera gente, ma anche in ville lussuose, supermercati, ristoranti, alberghi, negozi (e forse per questo è facile trovare pompe di calore accese anche con porte esterne spalancate). L’unica differenza sociale è che, una volta smascherati, i poveri ci chiedono il favore di chiudere un occhio e i ricchi ci propongono di dividere fra noi e loro la somma che si dovrebbe versare all’Enel (come se dovesse riuscirmi indifferente il bilancio dell’impresa che mi paga lo stipendio) . L’altro dato che mi stupisce è la gentilezza con cui tutti, poveri e ricchi, ci aprono le porte di casa per gli accertamenti tecnici (ovviamente sperando che non ci accorgiamo degli imbrogli): dalle mie parti, al Nord, nessuno ti fa entrare in casa e ci si limita a far accedere esclusivamente al contatore”. Gli chiedo se questa disponibilità cortese la trovano dappertutto e mi spiega che la registrano uniformemente in tutte le zone della città in cui operano. Ma specifica che non operano in tutte le zone: infatti - e spero che qualcuno possa smentire autorevolmente questa confidenza – dalla Prefettura hanno avuto, “per ragioni di ordine pubblico”, il divieto di espletare controlli in alcuni quartieri popolari (come Zen 1 e Zen 2). Dunque a Palermo (e a Catania) la legalità procederebbe a due velocità: rapida con i trasgressori ‘morbidi’, lenta - a anzi, a tempo indeterminato – con i trasgressori ‘duri’.
Tra le tante domande di cui lo tartasso a questo punto, davvero incuriosito, gli chiedo se all’Enel convenga spendere tanti soldi per mantenere in Sicilia una task force di tecnici provenienti da diverse regioni italiane. “Certo” – è la risposta illuminante – “solo nel 2010 sono stati recuperati 250 milioni di euro di evasione”. La notizia è senz’altro incoraggiante. Ma se gli utenti regolari, che da una vita pagano per intero le bollette, ricevessero un piccolo sconto sulle somme da versare bimensilmente, non sarebbe un segnale di civiltà? E, a questo punto, non si moltiplicherebbero le segnalazioni, anche anonime, di impianti illegali, in nome del “pagare tutti, pagare meno”? Altrimenti la guerra dell’Enel contro gli evasori assomiglierebbe troppo a una faccenda tra guardie e ladri che - come troppo spesso in Italia – lascia indifferenti gli spettatori. Se vogliamo un maggiore coinvolgimento popolare non possiamo chiedere di condividere le responsabilità nelle battaglie per la giustizia senza però distribuire l’eventuale bottino.

Augusto Cavadi

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