sabato 21 gennaio 2012

Maria D’Asaro recensisce “La bellezza della politica”


“Centonove”
20. 1. 2012

La bellezza della politica secondo Cavadi e Poma
Come tutta la pregevole produzione saggistica di Augusto Cavadi, l’agile pocket curato a quattro mani con Elisabetta Poma (La bellezza della politica, Di Girolamo, Trapani, 2011, € 9.90) è un testo jolly. Nel senso che può essere fruito e apprezzato da un vasto pubblico.
Contiene una sintetica ma esauriente disamina delle principali ideologie del ‘900, accompagnata da scritti di vari autori che tracciano discorsivamente i tratti salienti di tali weltanschauungen. In questo senso, è davvero un prezioso ausilio per lo studente di ogni istituto superiore (ed è stato, infatti, già adottato da alcuni docenti illuminati). Ma il libro non ha solo un’ottima valenza didattica: il linguaggio piano e scorrevole lo rende adatto a ogni cittadino che voglia appropriarsi di un lessico e di una sintassi adeguata per migliorare la sua grammatica politica, che voglia avere con sé la “cassetta degli attrezzi” per imbandire una riflessione politica oltre quelli che in Sicilia chiamiamo, in quanto superficiali e inconsistenti, “discorsi da caffè”.
Allora: cosa c’è oltre le ideologie del Novecento? Come sottolineano gli autori, alla contaminazione fluida e talvolta imprevedibile, operata dalla storia, non ha corrisposto un altrettanto rapido cambiamento delle teorizzazioni politiche, ma, al contrario, “le formule sono rimaste cristallizzate: il rifiuto diffuso nei confronti delle teorie politiche, forse (…) è stanchezza per categorie ormai sclerotizzate”. Da ciò consegue che: “gli approcci ideologici elaborati nel XX secolo, spesso ad esplicitazione e sviluppo di orientamenti del XIX, devono essere considerati degli strumenti di lavoro da sostituire senza rimpianti, ma con gradualità”. Strumenti di cui è auspicabile una ragionata rivisitazione.
In una società che ha visto il crollo delle magnifiche sorti progressive teorizzate dal comunismo marxista e che è dominata dalla globalizzazione economica e dall’emergenza ambientale e in cui impera, grazie a Internet, una nuova koinè, in questa società complessa e in continuo cambiamento c’è bisogno di ideologie ‘leggere’ che rispondano in modo adeguato ai nuovi bisogni antropologici.
A una società “liquida”, per citare il sociologo Zygmut Baumann, non può che seguire una politica dello stesso segno. Come sottolineano Cavadi e Poma, si tratta di rifondare, contestualizzare e rendere reciprocamente compatibili temi come “l’intangibilità della libertà individuale, la comune appartenenza al genere umano, la necessità di un’istanza normativa al di sopra degli interessi particolari”. E, alla fine del libro, gli autori tracciano un’ipotesi di percorso che contempla il recupero delle intuizioni più valide delle ideologie politiche e che tiene conto di dati di universale evidenza, quali la responsabilità, l’ambiguità costitutiva dell’essere umano, l’irriducibile pluralità dei poteri effettivi, la necessità di coniugare realismo e utopia, di democratizzare la conoscenza, di controllare i rappresentanti.
Aggiungerei un’ultima suggestione, prendendo spunto da “Le lezioni americane”, testo in cui Calvino assegnava alla letteratura del 21° secolo cinque caratteristiche: la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità. Tali caratteristiche ben si adattano all’idea di politica che abbiamo necessità di traghettare nel XXI secolo. Leggera e flessibile, ma non fragile, struttura portante e non camicia di forza dell’umanità. Rapida, esatta e visibile: un’idea politica in grado di adeguarsi in tempo reale ai nuovi bisogni e al mutare delle condizioni di vita dell’umanità del III millennio, che si sforzi di fornire risposte “esatte”, pertinenti, quasi scientifiche, ai bisogni della società, e che sia comprensibile e comunicabile anche ai giovani nativi digitali, che vivono di Facebook e messaggini.
Molteplice, infine: parafando Calvino che scrive “la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo”, la grande sfida, per la politica, è saper tessere le diverse prospettive in una poliedrica, plurima, sfaccettata visione del mondo. Mondo in cui, come ipotizzava già Pericle nel V sec. a.C., “ogni ateniese (ogni cittadino, diremmo oggi) cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero”. Maria D’Asaro

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