venerdì 6 gennaio 2012

RAPTUS CIVICO E BUROCRAZIA


“Repubblica – Palermo”
16.12.2011

IL RAPTUS CIVICO E LA BUROCRAZIA
Che l’assessore al Patrimonio della giunta comunale di Palermo, Eugenio Randi, emetta un bando per chiedere locali in affitto ad uso di uffici comunali potrebbe essere, da un certo punto di vista, una buona notizia. Per gli utenti, ma anche per i quaranta e più cittadini che si sono affrettati a presentare le proprie disponibilità.
Ciò che lascia fortemente perplessi è che, persino in un momento di gravissime ristrettezze economiche, la stessa amministrazione sembra aver totalmente abbandonato altri locali di sua proprietà. Da mesi, ad esempio, un’amica che abita in via Mura S. Vito (la breve strada che congiunge il retro del teatro Massimo con il mercato rionale del Capo) mi segnala la sorte incomprensibile dell’edificio comunale proprio davanti casa sua. Si tratta di una ex-scuola elementare - talmente capiente che alcuni locali sono stati anche adibiti a magazzini – che da tre anni è deserta e in disuso. L’anno scorso la terrazza si è allagata sino a diventare una piscina vera e propria: facile immaginare che apportasse danni di ogni genere alla
struttura (infiltrazioni, sovraccarico…), sino al rischio di crolli. . La mia amica e il marito, in preda a raptus civico, si sono imbarcati nell’ardua impresa di segnalare il caso all’amministrazione municipale: dall’ufficio dell’edilizia
scolastica pubblica sono stati indirizzati (per motivi incomprensibili) a un altro ufficio che si occupa di restauri dell’edilizia scolastica privata; da qui all’assessorato al Patrimonio, dove gli veniva comunicato che forse avrebbero
venduto l’immobile. Ma - a parte il ‘forse’ - anche in questa ipotesi venderlo in condizioni decenti non sarebbe più conveniente che in condizioni fatiscenti?
Nel corso del pellegrinaggio burocratico, consumato nell’interesse pubblico, i due miei amici hanno raccolto un florilegio di aneddoti illuminanti. Due per tutti. L’impiegata del “Se ne occupa la mia collega, ma oggi non c’è” che, all’invito di ricevere e trasmettere il foglio con i dati precisi della segnalazione, si rifiuta: “No, è meglio che ritorniate voi o, per lo meno, richiamate” (come se essere cittadini responsabili dovesse diventare una sorta di secondo mestiere a titolo gratuito). E, poi, l’impiegato che suggerisce di presentare un esposto alla Procura della Repubblica ma raccomandandosi, a voce bassa, di non dire a nessuno di aver ricevuto da lui il consiglio.
Alla fine la montagna partorisce il suo topolino: una rapida visita dei vigili del fuoco che, armati di scala, guadagnano il terrazzo inondato e…sturano un chiusino! Da allora la scuola è là, abbandonata come prima. E, intanto, l’amministrazione comunale si prepara a pagare decine e decine di canoni mensili. Nell’indifferenza generale. Se un bene è del Comune è forse di tutti? No. Piuttosto di nessuno. Alternanza di spreco e di penuria: non è forse questo la cifra identificativa delle società sottosviluppate?

Augusto Cavadi

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