domenica 17 giugno 2012

Adesso tocca a noi cittadini. Dopo la vittoria di Orlando


“Repubblica – Palermo”
6 giugno 2012

ORA TOCCA A NOI CITTADINI

L’elezione di Leoluca Orlando con un consenso più ampio del previsto potrebbe rendere attuabile il sogno di ogni sindaco: contare non su sudditi riottosi, bensì su concittadini partecipi in prima persona alla difficile scommessa della rinascita di una città prostrata da dieci anni di abbandono. A Palermo un sindaco solo - quale che sia il giudizio su di lui – non può bastare: ce ne vogliono altri settecentomila. Nessun rematore solitario (anche nei casi in cui coltiva un’alta considerazione di sé) può liberare la nave dalle secche in cui è impantanata. Se continua la logica sinora dominante in noi siciliani - istituzioni, strutture, risorse servono per l’utile privato e, se mai, per qualche amico – nessun deus ex machina potrà guarire la città con la formula taumaturgica.
Traffico ? Se il 60 % dei vigili urbani restasse imboscato negli uffici e il 40% continuasse a farsi il giro dei negozi circostanti prima di permettersi una multa per sosta vietata; se il 99 % degli automobilisti continuasse a posteggiare impunemente in seconda e terza fila…Se l’Amat, a differenza di quanto avviene nelle città europee, continuasse a rifiutarsi di scrivere sulle tabelle alle fermate gli orari di transito dei bus in modo che il cittadino non abbia alcun argomento per protestare dopo mezz’ora di attesa e, alla fine, sia costretto a ripiegare sull’uso inquinante del mezzo privato…
Immondizia? Se i burocrati dell’Amia continuassero a gestire l’azienda da qualche albergo a cinque stelle di Dubai; se gli operatori ecologici non lavorassero con diligenza dettata dalla cura per la città o dal timore del licenziamento; se i cittadini non si preoccupassero di differenziare i rifiuti e di versare i tributi necessari a raccoglierli e smaltirli…
Disoccupazione? Se il turista continuasse a trovare taxi supercostosi, piste ciclabili perennemente occupate da auto posteggiate, spiagge degradate, scarsissima recettività alberghiera di livello intermedio fra le bettole e gli hotel di lusso, scippatori silenziosi sugli autobus e violenti sui marciapiedi…
Legalità? Se i concorsi per entrare nell’amministrazione comunale fossero sempre vinti in base alla tessera di partito più che ai diritti e ai meriti (o, per evitare sorprese, si continuasse a ricorrere a bizantinismi giuridici per sostituire i concorsi pubblici con assunzioni su chiamata diretta); se imprenditori e commercianti continuassero a pagare il pizzo e non imparassero a ripetere, con il ristoratore meridionale emigrato in Germania, “Qui ogni cittadino è un poliziotto”…
L’elenco delle esemplificazioni potrebbe allungarsi. Ogni cittadino – di sinistra, di centro o di destra - sa che cosa potrebbe modificare nella propria mentalità e nei propri comportamenti quotidiani. Dopo il decennio-Cammarata sarebbe da sciocchi attendersi una palingenesi solo per ragioni di ciclicità metafisica: detto altrimenti, può fare più buio di mezzanotte. Dei sindaci-fantasmi è facile lamentarsi, ma se si sopportano tanto a lungo è perché sono comodi per tutti. Controprova? Un sindaco un po’ meno assente e un po’ più rigoroso sarebbe bollato come sindaco-sceriffo. Dalle oscillazioni fra re travicelli e dittatorelli di provincia si esce solo quando la maggioranza degli abitanti diventa, con qualche sacrificio e molta dignità, protagonista del proprio destino.

Augusto Cavadi

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