venerdì 27 luglio 2012

Dio: ipotesi di un laico


Settimanale “Centonove”
13.7.2012

Dio: ipotesi di un laico

Una persona che nella vita si occupa di scienze esatte e di tecnologie non può occuparsi di filosofia; ancor meno di teologia se, per giunta, non è neppure credente in senso confessionale. Ecco due pregiudizi diffusi e difficili da smontare che possono essere seriamente intaccati dalla lettura di Ipotesi su Dio di Michele Sala (Lampi di stampa, Milano 2008). Vediamo perché.
Può servirci come chiave interpretativa l’interrogativo che fa da sottotitolo del libro (Può un laico credere nell’immortalità?) perché, in esso, ‘laico’ va inteso almeno in un doppio senso: estraneo alla corporazione dei filosofi di professione ed estraneo a qualsiasi appartenenza ecclesiale. Laico, nella prima accezione del termine, Sala lo è perché non è uno studioso di metafisica e nella sua ricerca personalissima si è servito, più che di raffinate tecniche logiche, della propria “intuizione”. E proprio grazie a questa facoltà, davvero universale, egli è uscito dallo scetticismo assai vicino all’ateismo in cui era entrato da studente per approdare ad una propria idea del Divino (senza dunque rinunziare alla condizione di laico nella seconda accezione del termine). “Verso la fine dell’adolescenza”, infatti, per reazione al moralismo cattolico che vedeva peccati ovunque, “su argomenti che nulla hanno a che fare con Dio” (quali l’autoerotismo o la sensibilità sociale per il proletariato), egli approda ad un “ateismo” che, “probabilmente, è solo un naturale rigetto nei confronti delle sciocchezze udite in gioventù”. Ma, “come un sassolino nella scarpa”, lo tormenta una domanda: “come è possibile che, nonostante la logica e i ragionamenti dimostrino il contrario, c’è così tanta gente al mondo che crede in Dio? E’ possibile che siano ‘tutti cretini’? ”. Una sera, di solitudine e di tristezza, nella sua mente passa “come una specie di lampo”: forse Dio c’è, ma non è come ce lo raccontano i preti delle varie chiese del mondo. Forse Dio è una Energia onnipresente e onnioperante di cui tutti gli esseri (uomini, animali, piante e tanti altri che vivono e agiscono nell’universo senza rapporti con noi) siamo “scintille” o, se si preferisce, “terminazioni fisico-spirituali che Dio utilizza” per percepire il mondo.
Una simile concezione di Dio (e delle anime) spiega, molto più ‘razionalmente’ di qualsiasi riduzionismo materialistico, la comparsa sulla faccia della terra di geni quali Leonardo da Vinci o Mozart; d’altra parte, ha anche il pregio di poter essere abbracciata senza aderire necessariamente ad una delle innumerevoli religioni ‘storiche’ che non cessano di germogliare. Come spesso accade nelle visioni panteistiche (da Spinoza a Schelling), Dio - che può considerarsi la somma delle anime che impregnano gli innumerevoli esseri dell’universo – non può essere imprigionato nelle nostre categorie antropologiche: non è né ‘buono’ né ‘cattivo’. Egli ( o esso) è.
Non si può negare che questa prospettiva di Michele Sala consenta di affrontare la vita, e soprattutto la morte, con animo sereno: chi è convinto con Parmenide (ma anche, su un altro registro discorsivo, con Lavoisier) che “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”, vive il presente come momento di una vicenda senza inizio e senza fine, concentrato sul compito di “produrre energia spirituale” in nome e per conto dell’Assoluto. D’altra parte, però, si tratta di una prospettiva che dall’autore viene presentata, onestamente, più come frutto di “sentimento” che di ragionamento dimostrativo: in quanto tale essa è un’alternativa ad altre opzioni di fede (basate appunto su intuizioni poetiche e percezioni psicologiche) più che ad altre visioni filosofiche (che sono, o pretenderebbero di essere, prettamente razionali).

Augusto Cavadi

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