lunedì 16 luglio 2012

I leghisti visti dal Sud - recensione di Salvatore Mugno


«Luoghi di Sicilia» , maggio-agosto 2012, n. 103-106
I leghisti visti dal Sud
In un mondo in cui ciascuno ha le proprie “divinità”, il teologo e consulente filosofico Augusto Cavadi ha voluto fare una ricognizione, ampia e ricca, intorno a Il Dio dei leghisti (Milano, Edizioni San Paolo, 2012), mettendo sul campo molti argomenti che, per converso, interrogano (o dovrebbero interrogare) anche gli “antagonisti” del Sud d’Italia, anch’essi “cattolici” ma spesso “adoratori” di diversi numi. L’intrigante e originale saggio dello studioso palermitano (che ha visto la luce prima dei recenti scandali politico-affaristici) origina proprio da un suo precedente libro, Il Dio dei mafiosi (2009), in cui si analizza un’altrettanto bizzarra e controversa “religiosità”. Il primo dei sei capitoli del volume è dedicato, infatti, a un raffronto serrato tra “Mafia e Lega: affinità e differenze”. L’autore ne rintraccia a iosa, valutando sempre con sobrietà e senza intenti denigratori le tante esternazioni e (talvolta) “sparate” dei leader del Carroccio. Chi non ricorda questa “boutade” di Umberto Bossi? “Siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano trecento lire. Se un magistrato vuole coinvolgere la Lega, sappia che la sua vita vale questa cifra” (“Il Giornale”, 24 settembre 1993). Cavadi rileva e sottolinea, ad esempio, che talune formule di adesione da parte del “Giovane Padano” alla Lega Nord sembrano riecheggiare, nei richiami al “sangue” e all’”onore”, ben altre organizzazioni. Al pari di certi personaggi verghiani (e, perciò, di molti Siciliani), d’altra parte, l’assillo dei “figli del Po” sembra essere “la roba”, soprattutto la paura di esserne depredati. Parafrasando, ironicamente, l’articolo 416 bis del codice penale (che prevede il reato di associazione di tipo mafioso), Cavadi, perviene a un profilo del “popolo bossiano”: “Un’associazione di cittadini che mirano all’arricchimento e al potere grazie a un vasto consenso sociale ottenuto mediante sia la diffusione del proprio codice culturale sia la minaccia dell’uso mirato della violenza”. Le argomentazioni del saggista si appoggiano, ovviamente, alla copiosa bibliografia che si occupata del fenomeno leghista in tutti i suoi aspetti. Si avvia così egli, capitolo dopo capitolo, verso il “cuore” della trattazione, cioè la “teologia del Carroccio”, passando dal “codice culturale leghista” e dalle sue idee guida: dall’intangibilità delle proprie radici al razzismo regionalistico, dal familismo amorale alla omofobia ossessiva e così via. A questo punto della ricerca, l’autore focalizza le “concezioni teologiche” della Lega Nord, senza mai dimenticare quanto possa essere “burlone” e iperbolico un leghista. Il 10 settembre del 1996, Umberto Bossi, in una delle sue spiritosaggini, dichiarò :”Anche Dio è federalista: c’è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. Ma, in realtà, la sua “visione” del divino, il leader padano, l’ha chiaramente espressa in un libro-intervista, scritto con Daniele Vimercati (Il vento del Nord, 1992): “Io ci credo, in Dio. Ma non è il Dio che ci raccontano al catechismo. È un Dio che sta ovunque, nell’acqua e nel fuoco, nell’aria che respiriamo. (…). Penso che il mio sia una specie di panteismo, ma non sento la necessità di approfondire gli aspetti dogmatici della religione”. Si tratta, in effetti, riconosce Cavadi, di un “panteismo naturalistico”, “un panteismo animistico, ilozoistico, pagano, comune all’infanzia dell’umanità come agli infanti della razza umana”. Qui, naturalmente, vengono poi in rilievo i celebri riti “dell’ampolla”, nei quali Bossi “solleva al cielo un contenitore con l’acqua del Po, prelevata alla sorgente del Monviso, destinata a essere versata nella laguna veneziana”. A fronte di questo “neo-paganesimo”, i leghisti sono anche “cattolici” e frequentano le parrocchie, ma vorrebbero “regionalizzarle”, “municipalizzarle”. Insomma, c’è una gran confusione nella “fede” leghista e il dibattito, che coinvolge anche sacerdoti e vescovi, non è che all’inizio.
Salvatore Mugno

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