giovedì 5 luglio 2012

LEGHISTI E MAFIOSI CON LO STESSO DIO


“Centonove”
6.4.2012

LEGHISTI E MAFIOSI CON LO STESSO DIO

A compimento del centocinquantesimo anno dell’unità d’Italia, ogni italiano desideroso di interrogarsi in modo adulto sul rapporto tra Lega Nord e cattolicesimo dovrebbe avere sul comodino l’ultimo saggio di Augusto Cavadi: Il Dio dei leghisti (Edizioni San Paolo, Milano, 2012, € 14). In esso l’autore conferma in pieno il suo carisma: quello di coniugare la sostanziale bontà dei contenuti e la loro felice divulgazione. Il testo ci offre infatti un mix ben assortito di considerazioni incisive, calibrate e ben documentate, sul piatto invitante di un linguaggio chiaro e scorrevole, a dimostrazione che non è indispensabile né opportuno trattare in modo criptico e ultratecnico un tema delicato quale il rapporto tra politica e teologia.
Come suggerisce il titolo, il saggio ci propone una panoramica sintetica ma assai efficace dei fondamenti antropologici del partito di Bossi e ci spiega come tali tratti abbiano potuto “sposarsi” con una certa teologia e con talune scelte etico-pastorali della Chiesa cattolica italiana. Il testo, nei suoi capitoli iniziali, tratteggia le caratteristiche fondamentali del codice culturale leghista, offrendoci spunti coloriti e illuminanti sul linguaggio e le azioni della Lega Nord.
L’autore non manca anche di tracciare alcune inquietanti affinità della Lega col fenomeno mafioso, già analizzato nei suoi rapporti con il cattolicesimo nel saggio Il Dio dei mafiosi (San Paolo, Milano, 2009), dove Cavadi afferma la necessità di “una teologia che riconduce al progetto originario di Dio l’intangibilità della dignità di ogni persona, la sua irriducibilità a qualsiasi forma di schiavitù e la sua intrinseca vocazione alla fraternità solidale”: sola teologia capace di costituire “una riserva critica rispetto alla teologia dei mafiosi, anzi a qualsiasi teologia anche solo analogamente mafiosa”.
Tale illuminante concetto, ne Il Dio dei leghisti, è stato ripreso e ampliato. E, sulla base di questa concezione teologica, Cavadi afferma che “Se tutti i membri della Chiesa cattolica, Vangelo alla mano, sostenessero che l’epicentro è l’agape divina, la tenerezza del Padre verso i deboli (…) la resistenza caparbia a ogni genere di violenza interpersonale e collettiva, l’equa distribuzione dei beni materiali … i partiti politici che enfatizzano l’egoismo individuale e di gruppo (…) si guarderebbero bene dal chiedere la compagnia della Chiesa.”
Cosa ha portato allora a consumare il matrimonio di interesse tra la il partito di Bossi e una fetta consistente della Chiesa cattolica italiana? Il fatto che, al di là del folclore dei riti di rifondazione della nazione padana, la Lega ha manipolato alcuni valori cristiani come instrumentum regni, strumento di potere per cercare il consenso della Chiesa; mentre quest’ultima ha anteposto la tutela di alcuni particolari principi (quali, ad esempio, il “no” all’aborto e all’eutanasia e la tutela della famiglia fondata sul matrimonio, con il rifiuto del riconoscimento delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali) rispetto a principi essenziali ed indiscutibili quali le beatitudini evangeliche.
Ecco che allora Augusto Cavadi ci offre una disamina su quali valori possano essere considerati realmente “negoziabili” e quali no e scomoda Karl Ranher che invita a mettere su piani diversi, ad esempio, la fede nella grazia salvifica di Dio e il considerare l’Unzione degli Infermi il settimo sacramento. Cavadi riporta infine anche le riflessioni del teologo palermitano don Cosimo Scordato, che ci aiutano a scoprire proprio nella “laicità” insita nella cattolicità l’antidoto più efficace verso le derive egoistiche e xenofobe del Bossi-pensiero: “Mentre la cattolicità, come è intesa oggi, tende a separare i cattolici dagli altri, a me sembra che originariamente essa è il nuovo spazio donato da Dio a tutti gli uomini al di là di ogni razza, lingua e appartenenza religiosa. (…) Diventiamo cattolici quanto più siamo in grado di assumere dentro la nostra esperienza tutta la ricchezza che ci viene degli altri.”
Altro che battaglie per collocare forzatamente il Crocefisso anche nelle classi che vedono la presenza di islamici, altro che chiusura identitaria e divieto di manifestazioni di culto diverse dalla cristiano-cattolica: la riscoperta del Dio agape, della spiritualità laica, della fede intelligente e persino della testimonianza che arriva al martirio, suggerisce l’autore nell’ultimo capitolo del libro, chiariscono in modo inequivocabile la distanza abissale tra la Lega e un Dio autenticamente cattolico e quindi planetario, che non si fa catturare e strumentalizzare da alcun partito politico.

Maria D’Asaro

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