martedì 11 settembre 2012

“Filofest” 2012 su “Diogene” on line


Sono molto grato a Mario Trombino, neo-direttore di “Diogene”, per aver ospitato sul sito della sua rivista un ampio servizio (anche fotografico) sulla I edizione di “Filofest” di Amandola, Smerillo e Montefortino.
Qui riproduco esclusivamente il mio testo.
Chi fosse interessato anche all’apparato fotografico può andare su:
http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&view=article&id=583:filofest-festa-della-filosofia-di-strada&catid=4:articoli-in-prima-pagina

Tutti abbiamo un sogno nel cassetto, ma non sempre possiamo tirarlo fuori. L’anno scorso a me è andata bene: l’associazione Wega di Amandola (www.wegaformazione.com) e la Fondazione della Cassa di risparmio di Ascoli Piceno mi hanno dato la possibilità di articolare un antico progetto che in questi giorni si è concretizzato in tre deliziose località (Amandola, Smerillo, Montefortino) della provincia marchigiana di Fermo. L’idea era di radunare una decina di colleghi filosofi, conosciuti nella mia vita, che vivessero il loro mestiere come passione esistenziale e impegno politico; di chiedere loro di offrire, gratuitamente, un’esemplificazione del proprio modo d’intendere e praticare la filosofia; e di farlo non solo davanti a non-filosofi di mestiere, ma per loro e soprattutto con loro. La risposta entusiasta di questi colleghi (molti dei quali membri dell’associazione nazionale per la consulenza filosofica Phronesis) ha reso così possibile, dal 31 agosto al 2 settembre del 2012, la Prima “Filofest” – La Festa della Filosofia di strada.
Come mi è stato confidato, qualcuno - sbirciando manifesti e volantini – ha registrato delle perplessità: sarà la festa di filosofi che hnno meditato, parlato, scritto intorno al tema della strada? No, la sfida è stata più radicale. Come si prova a spiegare nel volume in cui ho coniato la formula (Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche, Di Girolamo, Trapani 2010), mi riferisco invece ad una filosofia che esca dai recinti scolastici e accademici; che provi – senza perdere un grammo di rigore argomentativo – a liberarsi dai riferimenti eruditi e dai tecnicismi per poter parlare con le persone ‘comuni’. Quelle che se ne sono sempre fregate della filosofia perché hanno avuto l’impressione - non del tutto infondata – che la filosofia se ne sia fregata dei loro interrogativi, dei loro drammi, delle loro aspirazioni.
Parlare con le persone ‘comuni’ - con la gente di strada – significa non solo rivolgere una parola che sappia di silenzio, di contemplazione, di vita sperimentata, ma anche - e forse prima ancora – ascoltare parole che sanno di polvere e fango, del sudore di chi lavora quotidianamente e qualche volta persino lotta per migliorare la propria quotidianità.
Siamo riusciti a innescare questa circolarità di parola libera, democratica, pluralistica, laica al punto da potersi persino permettere il lusso di confrontarsi sulle fedi religiose? Siamo riusciti ad attivare una comunicazione (dunque un flusso bi-univoco, al di là della trasmissione unilaterale dell’impero radiofonico e televisivo) in cui ci si sforza di interpretare il pensiero altrui nella maniera più benevola possibile, senza inchiodarlo a un vocabolo inesatto o a una citazione sbagliata? Le trecento e più persone che ci hanno interpellato, e con cui abbiamo provato a interagire nei tre giorni marchigiani, hanno risposto di sì. E con i messaggi via internet (da Trapani a Parigi) continuano a raccontare il proprio grato stupore per essere stati - a differenza che in altri ben più noti e finanziati festival filosofici – non solo spettatori, ma protagonisti. Senza demagogia: chi è filosofo di mestiere ha un sapere, delle competenze e delle abilità, che l’uomo o la donna impegnati in altri campi (l’economia o la sanità…) non hanno. Ma c’è un modo avido, presuntuoso e monopolistico di esercitare il proprio sapere e c’è un modo generoso di far sì che ogni altro interlocutore scopra - e faccia emergere – il filosofo che c’è in lui.
In concreto, di cosa ci si è occupati? Gli eventi, alcuni dei quali in contemporanea, erano stati penati per coinvolgere varie fasce d’età e varie tipologie d’interesse. Dopo la lunga passeggiata ai bordi del lago di san Ruffino - con soste per qualche bocconcino e qualche bicchiere di vino locale, accompagnati da giovanissime promesse di Smerillo (Samuele Ricci al violino, Ludovico Bartolozzi al flauto e Andrea Alessandrini alla chitarra) – sino all’ultima sosta nel mezzo del bosco, a lume di fiaccole, nel corso della quale chi ha voluto ha potuto comunicare che cosa dà senso alla propria vita, ci sono stati gruppi di riflessione e di scambio dialogico sui temi più disparati: dai rapporti fra cultura orientale e cultura occidentale (con Luigi Lombardi Vallauri di Firenze e Paolo Cervari di Milano) ai rapporti fra ragione filosofica e fede cristiana (con Orlando Franceschelli di Roma e Roberto Mancini di Macerata); dalla filosofia nelle aziende (ancora Paolo Cervari) agli interrogativi su violenza e nonviolenza imposti da una lettura spregiudicata e critica della Bibbia (con Luca Spegne di Ancona). Nelle diverse strutture alberghiere, in ognuna delle due mattine, colazioni filosofiche col filosofo: per riflettere insieme, e confrontarsi, sulla solidarietà sociale (con Stefano Zampieri di Mestre), sullo stile di vita (con Davide Miccione di Catania), sulla cura di sé (con Moreno Montanari di Grottammare), sulla felicità (con Norma Romano di Trapani), sull’amore e le sue trappole (con Giorgio Giacometti di Udine).
L’incontro su Harry Potter e la morte (gestito da Paolo Cervari) ha attratto un pubblico di varie età, ma non sono mancati i momenti dedicati ai più piccoli: Alessandro Volpone (Bari) ha tenuto due sessioni di philosophy for children secondo il metodo Lipman. Molto apprezzata anche la serata condotta dai bravissimi musicisti del complesso “Milk”.
L’agorà finale è stata il momento in cui ha preso la parola chi aveva qualcosa da socializzare. In particolare Cesare Catà ha dato una lettura del senso della filosofia nel contesto dei Monti Sibillini e Filippo Sabattini ha sapientemente collegato la prospettiva filosofica con il punto di vista del counseling psicologico.
I presenti sono poi stati letteralmente incantati dalla videoproiezione di foto artistiche di Giorgio Tassi sulle “sue” montagne. Nel corso dei tre giorni sono stati distribuiti a quasi tutti i partecipanti copie di libri omaggiati dalla casa editrice Di Girolamo (Trapani) e copie della rivista “Diogene” della casa editrice Giunti (Firenze): una rivista, quest’ultima, che potrebbe diventare un ulteriore luogo di incontro fra quanti credono nella valenza sociale della filosofia. Fra quanti vogliono restituire alla filosofia uno dei caratteri originari: funzionare (come suggerisce il disegno efficace di Antonio Baratto riprodotto in decine di migliaia tra manifesti e volantini) da lanterna per orientarsi nel mondo e nella storia.

Augusto Cavadi

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