giovedì 13 settembre 2012

Sulle prossime elezioni regionali (28 ottobre 2012)


“Repubblica – Palermo”
13.9.2012

SI PUO’ VOTARE SENZA TURARSI IL NASO

Le cronache pre-elettorali siciliane di questi giorni ci offrono una notizia cattiva e una buona. La cattiva è che un politico passa le giornate a confessare pubblicamente i propri errori (sostenere Berlusconi e i suoi governi anti-meridionalisti; sostenere Cammarata e le sue giunte impalpabili; sostenere Lombardo e il suo clientesimo proverbiale che è riuscito persino a oscurare la fama di Cuffaro…) e a dichiarsene pentito, in vista non di un decennale ritiro in convento ma della candidatura a presidente della regione. Un po’ come se l’altoatesino Alex Schwazer organizzasse un ciclo di conferenze stampa per chiedere, contestualemnte, perdono per il doping e il ruolo di direttore sanitario della squadra azzurra alle prossime olimpiadi. Se Miccicché dovesse davvero vincere le regionali, si dovrebbe attivare una colletta per elevare una statua al filosofo greco Plotino e, nel piedistallo, incidere la sua sentenza più attuale: “Se sono al potere gli individui meno idonei è per la viltà dei loro soggetti”.
E la notizia buona? Che, per la prima volta dopo molti anni, i cittadini non sono costretti a votare turandosi il naso. A destra (Nello Musumeci), a centro (Gaspare Sturzo) e a sinistra (Rosario Crocetta e Claudio Fava) hanno la possibilità di scegliere persone per bene che – in ogni ipotesi – dovrebbero essere in grado di far dimenticare, ai siciliani e al resto del mondo, la tragica comicità dell’ultimo decennio. Persino chi si orienta per un voto di protesta contro i partiti tradizionali (a meno che non voglia proprio gettarla sul ridere e scatenare i De Luca che, con Sgarbi accanto, dichiarano di sottoporsi al giudizio del popolo perché la magistratura li ha rinviati “a…giudizio”) ha la possibilità di votare per un candidato (Giancarlo Cancellieri) del Movimento “Cinque stelle” che si presenta con una storia, personale e politica, degna di rispetto.
In base a questo quadro, non si capisce bene la posizione di chi sta anticipando il proprio astensionismo. Davvero si ritiene che si sia toccato il fondo e che peggio di così non possa andare? Indubbiamente i partiti hanno bisogno di una trasformazione radicale che, almeno con gli attuali dirigenti in buona posizione per superare la longevità politica delle cariatidi sovietiche, non è neppure agli orizzonti. Ma è una trasformazione che potrà avvenire, se avverrà, solo come effetto e sintomo di una trasformazione della mentalità diffusa fra gli elettori: non più concentrati sul proprio privato, ignari delle problematiche nazionali e internazionali, disposti a vincere la pigrizia pantofolaia solo se c’è da arrotondare stipendi sempre più contenuti. Il rinnovamento della politica passa attraverso varie forme elementari di partecipazione (dalla lettura del quotidiano alla presenza nella sezione di quartiere): e la partecipazione costa in termini di tempi, di energie e – in qualche caso – di denaro. Basta provare a osservare una delle molte riunioni che vengono indette quasi ogni giorno nelle nostre città da movimenti, associazioni, coordinamenti: la non molto consistente fetta di aderenti telematici (che cliccano il fatidico “Parteciperò” su Facebook) si assottiglia ulteriormente quando si passa dal virtuale al reale, al fisico. Per poi dissolversi quasi totalmente se si tratta, una volta ritornati a casa, di leggere documenti, meditare analisi, stilare proposte. Una partecipazione virtuale può produrre frutti altrettanto virtuali: non inesistenti, ma neppure sufficienti. Università, scuole, sindacati, associazionismo laico e cattolico dovrebbero affrettarsi a riscoprire la responsabilità per la valenza politica (e non solo culturale o sociale o economica o etica) della propria identità istituzionale. Se resteranno ciò che sono sempre stati o sono diventati a seconda dei casi – cioè delle macchine di qualunquismo che pretendono dai rappresenanti politici quell’impegno quotidiano, informato e costruttivo, da cui si tengono esse stesse lontano – non vedrei nessun futuro augurabile. Il meglio che ci potrà capitare sarà ascoltare, tra dieci anni, le confessioni di un altro siciliano in preda a commoventi sensi di colpa.

Nota:
a) Per i quattro lettori non-siciliani, preciso che Cateno De Luca diffonde manifesti propagandistici con lo slogan “Scateno De Luca”. Come precisa Vittorio Sgarbi in un intervento sul web, ha prestato per questa campagna elettorale la sua S iniziale a Cateno e accettato, provvisoriamene, di restare… Garbi.
b) In neretto i passaggi che, forse saggiamente, la redazione palermitana di “Repubblica” ha tagliato per evitare contenziosi giudiziari.

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