lunedì 24 dicembre 2012

Attenti non solo ad uccidere, ma anche a rubare...

“Repubblica – Palermo”
23.12.2012

RECENSIONE DEL VOLUME:

Massimo Vinci
IL PIU’ GRANDE DJANGO DELLA STORIA
Villaggio Maori Edizioni
Pagine 29
euro 3

Dell’io narrante di questo racconto (Il più grande Django della storia), a firma del giovane scrittore catanese Massimo Vinci, non conosciamo il nome autentico, ma solo lo psedudonimo - Antonio Luis De Teffé Von Hoonholtz – a cui intesta le automobili prima di portare a termine le sue missioni professionali di killer mercenario. Un killer lucido e freddo (“ Le mie azioni sono sempre state pulite e puntuali. Un berasglio da colpire, un bersaglio colpito. Due bersagli da colpire, due bersagli colpiti. Mai una sbavatura, mai un errore”) che, però, questa volta si trova davanti un’impresa inedita: assassinare, a spese della vittima stessa, un aspirante suicida. Superate (per la verità senza eccessivi travagli) le pur comprensibili remore morali, il professionista della morte porta a termine il compito ma l’incontro casuale con un’inglesina, a cui decide di sottrarre la valigia, gli rovina il seguito. La breve, intrigante, narrazione procede a ritroso, come per flashback : il lettore scopre che l’esito era stato anticipato nel primo capitolo, ma ovviamente può gustarselo solo quando arriva all’ultima riga dell’ultimo capitolo. Morale (morale ?) della favola: se mettete cura nell’assassinare la gente, non siate superficiali nel derubarla. Potreste evitare la galera per omicidio e scivolare su una buccia di banana per furto…avventato.

Augusto Cavadi

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