lunedì 17 dicembre 2012

La Villa romana del Casale a Piazza Armerina


“Repubblica – Palermo”
13.12.2012

VILLA ROMANA DEL CASALE: POCHI CUSTODI, MOLTI UCCELLI

Alla prima occasione utile son voluto ritornare alla Villa del Casale a Piazza Armerina. L’emozione non è stata inferiore alla prima volta, se mai più forte. In poche decine di metri è possibile un viaggio nel tempo di più di venti secoli e, per giunta, paracadutandosi in un’oasi di benessere e di eleganza dell’Impero romano. Non ci sono molti turisti, ma parlano diverse lingue del mondo. Potrebbe essere un’esperienza gratificante come poche. Potrebbe. E invece – come l’anno scorso alla Scala dei Turchi, magico angolo sfregiato da locali – ci sono sempre ragioni per guastarti la festa.
Non sono ancora arrivato alla cassa e un signore chiede alla giovane moglie con bambino di ringraziare un addetto perché li ha esonerati dal pagamento del biglietto. “Non c’è di che” risponde il benefattore: “Davvero generoso con i soldi pubblici” non posso fare a meno di osservare rivolgendomi a chi mi accompagna. Anche noi, muniti di biglietto, entriamo e notiamo che non c’è un percorso per carrozzelle: né per bambini né per disabili. Poi, man mano che esploriamo la meraviglia archeologica, andiamo notando sempre più frequenti mozziconi di sigarette, sacchetti di plastica e di carta, angoli di mosaici dove ristagna acqua piovana. E – soprattutto – cacche di uccelli. Quasi dappertutto. Sono più le stanze sfregiate da deiezioni organiche di quelle esenti. Non sono un esperto, ma ho il sospetto che, marcendo sui pavimenti, questi escrementi non contribuiscano a preservare i mosaici dal deterioramento. Comunque, è già tanto che i visitatori si astengano dagli sfregi (anche le comitive di ragazzini non sempre eccessivamente rispettosi dei monumenti): infatti non vedo in giro neppure un custode che vigili né una videocamera che registri .
Come non chiedersi quanti sono i dipendenti regionali che vengono pagati per accudire alla Villa romana? Come non chiedersi – nel caso fossero insufficienti – quanti sono i ragazzi che hanno studiato restauro e che rientrano nel 40% dei disoccupati intellettuali attuali? Come non chiedersi quali plastici, quali filmati, quali ricostruzioni virtuali in tre dimensioni non si sarebbero approntati in Francia o in Gran Bretagna, in Germania o in Austria, se avessero qualcosa di simile a disposizione? Qui invece – in tutto il percorso – c’è solo una ricostruzione in legno dell’intera area, ma semirovinata e senza indicazioni chiare. A proposito di indicazioni: alcuni leggii predisposti per illustrare le tappe sono vuoti e qualche cartellino – regolarmente predisposto in italiano e in inglese – è talmente al buio che non si riesce a leggerlo. Un cartello avverte del divieto di ingresso in certe zone dove ci sono lavori in corso: forse ne manca uno per avvertire gli operai di non lasciare abbandonati in giro strumenti di lavoro, pezzi di scala in metallo, contenitori di plastica. Un altro cartello invita a non gettare rifiuti per terra: forse sarebbe più convincente se, nelle vicinanze, ci fosse qualche cestino per raccoglierli civilmente.
Quando ci si allontana, si avverte una piccola stretta al petto. Si lascia quel posto incantato con la stessa apprensione con cui si lascerebbero dei bambini in mano a una baby-sitter di cui non ci si fida. Verrebbe quasi voglia di tornarci, silenziosamente, la notte e controllare se questo tesoro a cielo aperto è custodito adeguatamente o se è lasciato in balìa di bighelloni e di tombaroli. Per misurare sino in fondo la madre di tutti gli spread: quell’irresponsabilità abituale che, prima di lasciarsi leggere nei tabelloni elettronici delle Borse, è inscritta nella mentalità di troppi fra noi siciliani.

Augusto Cavadi

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