domenica 30 dicembre 2012

Se la chiesa siciliana rifiutasse i regali di Lombardo...


“Repubblica – Palermo”
27.12.2012

SE LA CHIESA SICILIANA RIFIUTASSE I REGALI DELLA GIUNTA LOMBARDO

Secondo la Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, la giunta precedente all’attuale ha stanziato - tra la fine di maggio e la fine di settembre del 2011 - otto milioni di euro da distribuire a parrocchie e oratori per la manutenzione delle chiese, per i seminari, per le attività degli istituti cattolici. Non ho la competenza per valutare caso per caso l’opportunità di questi finanziamenti, ma si sa abbastanza su alcune tendenze generali degli ultimi decenni per nutrire più di un interrogativo. Per esempio il calo di vocazioni religiose e il conseguente svuotamento dei seminari rendono difficilmente intelligibile lo stanziamento di 435 mila euro per il seminario vescovile di Piazza Armerina; così come la frequenza con cui gli istituti religiosi vengono adibiti a usi secolari (alberghi, centri per convegni, scuole private, ricoveri per anziani…) rende perplessi quando si legge che sono stati stanziati 350 mila euro per la “costruzione di un fabbricato a servizio dell’Istituto Servi del Cuore Immacolato di Maria” a Marsala.
E’ nota l’obiezione più immediata: nello stesso periodo, la stessa giunta capitanata da Lombardo, non ha distribuito altrettanto denaro per “indennità di presenza” e “indennità di risultato” a funzionari e impiegati regionali dagli stipendi più che sufficienti, per consulenti esterni e per convenzioni varie? E’ chiaro che gli sprechi sono tutti odiosi, mascherati o meno di legalità formale. Ed è chiaro che su questo sarà giudicata la nuova amministrazione Crocetta. Ma proprio dalle comunità cristiane, che si identificano come discepoli di un Predicatore senza potere e senza ricchezze, ci si aspetta un supplemento di trasparenza e di correttezza sostanziale. L’ex vescovo di Trapani mons. Giuseppe Micciché, qualche anno fa, invitò i suoi preti a rifiutare le sovvenzioni regionali perché, a suo parere, miravano a condizionarne la libertà (e in uno scritto, reso pubblico senza il suo volere, lamentava la scelta di altri suoi colleghi vescovi di opinare diversamente sì da “vendere la primogenitura per un piatto di lenticchie”).
Ammettiamo però che questi finanziamenti siano non solo legali, ma anche equi; e ammettiamo che Lombardo e i suoi assessori, benché dimissionari, abbiano agito non per clientelismo elettorale, ma per puro senso di solidarietà sociale. Ebbene, anche in questa ipotesi, un gesto clamoroso di restituzione dei finanziamenti pubblici - per devolverli a favore degli strati più colpiti dalla crisi attuale – avrebbe un significato immenso. Sarebbe un messaggio molto più eloquente di tante prediche rituali, di tanti appelli cartacei che nessuno legge né tanto meno interiorizza. Forse, paradossalmente, sarebbe offrendo gli appartamenti destinati ai seminaristi e ai novizi (per ora vuoti) a chi non ha casa, che man mano arriverebbero nuove “vocazioni”: magari ragazzi e ragazze un po’ meno affezionati alla recita quotidiana del rosario, ma sicuramente più desiderosi di vivere le beatitudini evangeliche come occasione di promozione umana e cristiana della società. Una idea balzana, irrealistica? Forse non tanto. In questi mesi la Chiesa ortodossa greca ha compiuto un gesto profetico del genere a favore del bilancio statale della nazione a noi geograficamente – e non solo – vicina. E nella storia di Palermo, sia pure dopo decenni, è ancora viva la memoria di preti, come il salesiano don Rocco Rindone, che mise a disposizione dei senza-tetto i locali dell’oratorio Santa Chiara a Ballarò.

Augusto Cavadi

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