sabato 5 gennaio 2013

Epifania: la caduta delle barriere artificiose


Mi è stata chiesta da “Adista” anche la traccia di riflessione sul vangelo di domani, 6 gennaio, per la rubrica “Fuoritempio”. La ripropongo qui da:

“Adista-notizie”
22.12.2012

LA CADUTA DEI MURI
Ormai che l’esegesi più avvertita ci ha liberato dalle ossessioni storicistiche e concordiste (quali magi? da quale Oriente? seguendo quale costellazione stellare?), possiamo fruire - in tutto il suo splendore midrashico – di ogni racconto dell’infanzia di Gesù. E lasciarci affascinare, sul piano simbolico e spirituale, dal racconto della manifestazione (tale, come è noto, il significato letterale della parola greca epifania) del Bambino.
Una prima suggestione può essere formulata con un versetto evangelico attribuito a Gesù adulto: “nessuno è profeta in casa sua”. Dio sceglie un messaggero e la prima reazione dei destinatari diretti acquista la forma di una domanda: come possiamo farlo fuori? Dobbiamo però precisare: abbiamo osservato la reazione dei pastori, dei poveri, dei sospettati di vivere nel peccato e nella trasgressione – ed è stata una reazione di accoglienza ammirata e gioiosa. Ora, invece, è la reazione di Erode, di chi ha il potere politico in mano e, con l’acutezza di sguardo dei malvagi, vede in ogni profeta una minaccia mortale. Dunque: non gli uomini in generale respingono i consacrati alla diffusione del Regno, ma quelli che non vogliono essere disturbati nelle loro posizioni di privilegio e di dominio.
Una seconda suggestione ci viene dalla condizione sociale di questi viaggiatori misteriosi. Sono Maghi: dunque gente che cerca, indaga la natura, sperimenta rimedi medici, inventa strumenti tecnici. Sono un po’ teologi, un po’ matematici, un po’ filosofi, un po’ medici e un po’ ciarlatani: insomma, dei perfetti intellettuali. Ebbene, forse qui Matteo ci vuole dire che dedicarsi, per professione, alla vita intellettuale può costituire una chance preziosa: dipende dall’uso che facciamo della ragione. Essa può chiuderci nella nostra autoreferenzialità, farci crogiolare nella nostra vanità, in perenne contemplazione del nostro ombelico; ma può anche aprire i nostri orizzonti, cercare risposte significative in terre e culture assai lontane dalla nostra. L’anti-intellettualismo ecclesiale (che spesso, nella storia, ha tristemente imparentato cattolici e luterani, ortodossi e anglicani, per non parlare di più recenti movimenti evangelicali) non è giustificabile se non come cautela prudenziale: oltre un certo limite, diventa apologia d’ignoranza e idolatria della primitività.
Probabilmnete la suggestione più eloquente è però un’altra: questa pagina ci parla di un Cristo destinato non ad un popolo, ma all’intera umanità. E’ la festa della portata universalistica del rivelarsi del Figlio. La quale valenza può intendersi in due maniere opposte. La prima, predominante ma scorretta, interpreta Gesù di Nazareth come una sorta di forca caudina obbligatoria per tutte le civiltà: chi vuole salvezza, deve passare attraverso l’adesione di fede (esplicita o, per lo meno, implicita alla sua parola). Una seconda interpretazione (poco amata ai vertici gerarchici della chiesa cattolica, ma sempre più condivisa dai teologi impegnati concretamente nel dialogo con le altre religioni) spiega la funzione universale di Gesù in quanto incarnazione, circoscritta nel tempo e nello spazio, di un Verbo che da sempre parla alle sapienze del pianeta. Egli non è venuto a fondare l’ennesima religione in concorrenza con le altre (precedenti, contemporanee e successive), ma a testimoniare alcuni di quei valori eterni senza i quali non ci sono né religioni valide né società vivibili. Dio parla anche in lui, non solo in lui: e, in lui, parla a tutta l’umanità, non solo a Israele. Chi utilizza questo Bambino per costruire recinti istituzionali, teologie tribali, liturgie esclusive ed escludenti, è solo un manipolatore dei doni dall’Alto. Nel novantesimo anno dalla nascita di don Ernesto Balducci - che è anche il ventesimo dalla sua morte – questa epifania ci ricorda la dimensione planetaria di ogni autentica esperienza religiosa. Non la festa dei pagani, ma la festa della caduta di ogni muro fra sedicenti cristiani e cosiddetti pagani.

Augusto Cavadi

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