venerdì 1 marzo 2013

Da Gesù a Raztinger secondo Elio Rindone


“Centonove”
1 marzo 2013


DA GESU’ A RATZINGER SECONDO RINDONE


Non è un instant book che, furbescamente, voglia sfruttare la notizia del momento. Da Gesù a Ratzinger. Ideale evangelico e cattolicesimo reale (www.ilmiolibro.it, Roma 2013, pp. 247, euro 14,00), di Elio Rindone, è uscito infatti dieci giorni prima che Benedetto XVI annunziasse le dimissioni. Pur non essendo stato scritto per l’occasione, il libro getta sulla vicenda papale delle luci diverse - e più penetranti - rispetto a molti commenti che sono circolati nel mondo in questi giorni.

    Innanzitutto, infatti, serve a ridimensionare la portata della decisione di Joseph Ratzinger: le sue dimissioni sono così poco sconvolgenti da essere addirittura previste dal diritto canonico come un’eventualità ordinaria. Né potrebbe essere altrimenti se si riflette che lo stesso diritto canonico impone ai vescovi di tutto il mondo di rassegnare le dimissioni al compimento del 75 ° anno di età e vieta ai cardinali che hanno compiuto 80 anni di partecipare al conclave per l’elezione di un nuovo papa. Ma il papa non è forse tale in quanto vescovo di Roma? E’ logico che una legge valga per tutte le diocesi tranne che per la diocesi più impegnativa? E’ logico che la stessa legge escluda che a 80 anni suonati si sia in grado di indicare un nuovo papa ma ammetta che, alla stessa età, si possa invece esercitare il ministero petrino?  Sconvolgente non è che un papa si dimetta a 86 anni, ma che non lo abbia fatto molti anni prima; anzi, che sia stato eletto nonostante avesse già superato quei 75 anni che rappresentano il limite massimo di permanenza in una cattedra episcopale.

    Il libro di Rindone può, ancor più, smontare un’altra opinio communis circolante in questi giorni: che papa Benedetto XVI stia gettando la spugna perché impotente a risolvere una crisi ecclesiale di cui sono responsabili molti altri curiali, dal Segretario di Stato cardinal Bertone (una specie di primo ministro rispetto al monarca assoluto) al cameriere privato Paolo Gabriele. Questa rappresentazione fa di Ratzinger il martire e di chi lo circonda una banda di carnefici. E’ davvero così? Intanto dovrebbe indurre qualche sospetto il fatto che il papa ha scelto personalmente tutti i suoi collaboratori e che ha il potere indiscutibile di licenziare in tronco chi voglia, in qualsiasi momento e senza dare spiegazioni. Ma la considerazione decisiva, su questa prospettiva martire-carnefici, è un’altra: Ratzinger non è vittima di una crisi ecclesiale più di quanto ne sia un responsabile. Egli non è un leader che non ha saputo risolvere i problemi, è parte considerevole dei problemi. Elio Rindone abbonda, nei saggi qui raccolti, di esemplificazioni.

     Allora - e arrivo a un terzo e ultimo ordine di considerazioni - la questione seria non è come avere un papa più giovane o più nero o più mite o più caloroso… E’ chiedersi se la Chiesa cattolica, che ha inventato la figura del pontefice massimo stravolgendo cenni evangelici e sommesse prassi dei primi secoli, possa andare avanti nella storia senza ricredersi su questo punto così caratteristico. Personalmente sono del parere che nessun maquillage può davvero modificare il presente e il futuro della Chiesa se non si ritorna a quel clima di fraternità, di partecipazione democratica, di corresponsabilità, di libertà di parola che, secondo il Nuovo Testamento e secondo la storia della Chiesa del primo millennio, ha caratterizzato la nascita e lo sviluppo della comunità credente. Solo un Concilio ecumenico Vaticano III che, sciogliendo le ambiguità del Vaticano II di mezzo secolo fa, facesse mea culpa sulla ipertrofizzazione del ministero papale (e dunque chiudesse definitivamente la secolare parentesi dei papi-re, dei papi che dichiarano infallibilmente di essere infallibili quando parlano ex cathedra, a cominciare dalla dichiarazione di… infallibilità) potrebbe davvero salvare la Chiesa cattolica romana dalla lenta estinzione verso cui sembra destinata.

Augusto Cavadi

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