martedì 12 marzo 2013

Interroghiamoci sul Movimento 5 Stelle

Caro Augusto,

 mi farebbe piacere aprire con te  - e con i lettori del tuo blog - una riflessione comune su un tema che mi sta a cuore.

Esterno insieme alle simpatie per il M5S personali perplessità di
fondo. Sarei grato di un contributo nel merito per farmi chiarezza.

Il giorno dopo le elezioni nel blog del M5S avevo letto:

«Cercavamo una porta per uscire. Eravamo prigionieri del buio.
Pensavamo di non farcela. Ci avevano detto che le finestre e le porte
erano murate. Che non esisteva un’uscita. Poi abbiamo sentito un
flusso di parole e di pensieri che veniva da chissà dove […] erano
parole di pace, ma allo stesso tempo parole guerriere. Le abbiamo
usate come torce nel buio e ora siamo fuori, siamo usciti nella luce…»

Con gergo sacrale è evocato un immaginario sociale scisso in due
categorie inconciliabili: da una parte antichi faraoni miscredenti e
crudeli, dall’altra la novella comunità degli eletti immacolati che
sconfigge i tiranni approdando all’agognata terra promessa. Lì la
folla dei prescelti da un Dio ignoto gioisce per l’eroica vittoria e
si commuove per l’avvenuta redenzione. Forse sto esagerando e anche
parodiando eppure mi chiedo e ti chiedo:
vedi rischi di una impostazione gerarchica e di suggestione di gruppo
che potrebbero annichilire il pensiero personale? Il M5S potrebbe
contenere in nuce irrecuperabili derive poco democratiche?
Annoto che più le piazze si riempivano e più la semantica di Grillo
virava in direzione mitica, biblica, quasi apocalittica e i comizi si
trasformavano in prediche.
Subodoro un tralignamento dal civismo al parareligioso - nella
fattispecie di Grillo un mix di Savonarola e dei Blues Brothers che
tirano dritto indifferenti al confronto dialettico col diverso da sé
- che non mi piace. Esagerazione e semplicismo nell’annunciare al
mondo una presupposta verità assoluta, perfetta, messianica,
invincibile, per fortuna più simile a quella di un predicatore
pentecostale americano che a quella di un duce nostrano.
Quando in una comunità il pensiero del singolo tende a diventare
evanescente fagocitato nell’anima di gruppo e mistiche comunitarie
vengono confuse con prassi politiche non ne è mai uscito nulla di
buono. Ritieni il M5S indenne da queste potenziali derive?

Bruno Vergani


* Carissimo Bruno,
     dopo Mussolini e dopo Berlusconi nulla mi appare ormai incredibile per noi arruffoni italiani. Non ho votato 5 Stelle perché preferivo la calda umanità di Nicki Vendola e la lucida determinazione di Antonio Ingroia, pur sapendo che  - ancora una volta - mi sarei trovato fra gli sconfitti della ragioneria contabile.
    Ciò premesso, devo confessarti che sono in attenta osservazione su ciò che accadrà nelle prossime settimane e non mi sento di gridare troppo presto "al lupo", anzi "al grillo". I motivi per cui non escludo nessuna "deriva" fondamentalista-autoritaria, ma neppure la temo come probabile o addirittura certa, sono essenzialmente tre:

a) il primo motivo è il più debole: mi fido del fiuto di gente come Marco Travaglio e di altri amici (essendo lettori di questo blog, potranno se vorranno spiegare meglio di me le loro ragioni) che hanno votato M5S
b) il secondo motivo è più consistente: Grillo ci ha salvati da Berlusconi. Mi pare di capire che ha rubato molti voti al PD ma moltissimi al PDL: se fossimo rimasti con lo schieramento di prima, il diabolico Ciarlatano sarebbe premier
c) il terzo motivo è il più forte (ai miei occhi): Grillo può "costringere" la Sinistra a fare cose di sinistra, per disperazione se non per convinzione. Hobswamm ha scritto che il socialismo sovietico ha fatto molto più bene in Occidente che in Urss perché ha costretto il capitalismo ad attivare il Welfare State e tutta una serie di misure pro-operai per evitare che le masse diventassero comuniste. Prevedo, o molto più limitatamente, spero che qualcosa di simile avvenga in Italia.

Tu giustamente sei preoccupato del registro linguistico profetico-omiletico di Grillo, ma a temperare le tue preoccupazioni potrebbero giocare due considerazioni:
a) la prima è che ognuno è esperto nel proprio linguaggio e Grillo ha sempre comunicato in questa maniera (anche quando si andava ai teatri ad ascoltarlo pagando fior di quattrini): sarebbe stato strano, oltre che poco efficace per lui, mutare stile entrando in politica (almeno quanto sarebbe stato strano vedere un Monti che si agitasse urlando le sue proposte);
b) la seconda è che i predicatori televisivi americani si appellano, esclusivamente o comunque in ultima analisi, alla fede basata sul sentimento, laddove Grillo si appella, esclusivamente o comunque in ulima analisi, alla verifica razionale e tecnica delle sue teorie. Perciò è, a mio avviso, meno pericoloso di quanto appaia: se urla una teoria sul risparmio energetico o sulla democrazia telematica o sulla metamorfosi della mafia che ormai non uccide al contrario di Equitalia...chiunque di noi può verificare, con la sua testa e con l'esperienza, dove ha ragione e dove ha torto. Mentre, se minacciasse la fine del mondo il 12.12.2012 o promettesse il paradiso a chi si lascia morire da kamikaze o proclamasse il divieto dei preservativi in Africa a nome e per conto di Dio...sarebbe micidiale.

Ma mi taccio perché forse altri vorranno dire una parola più meditata della mia.
Ti abbraccio,
Augusto

5 commenti:

  1. Su sollecitazione di Augusto inserisco la risposta che ho dato a Vergani, il quale ha posto la stessa questione anche sul mio sito.

    =======
    Caro Vergani,
    nei fenomeni sociali più complessi tutto è possibile, pure le derive da lei paventate.
    Basti pensare alla dimensione palingenetica che permeava anche la pratica giacobina e all’imbalsamazione del corpo del Capo nel regime sovietico (la mummia di Lenin sta ancora nel suo mausoleo).
    In generale, io credo che la dimensione sacrale sia un elemento connaturato all’umano. Tutto sta nella direzione che prende.
    Comunque, nello specifico del M5S mi sembra un pericolo remoto. Le ragioni le ho indicate nelle brachilogie Ora e in questa alla quale lei sta rispondendo, con i relativi numerosi commenti che precedono il suo.

    Assai più concreto, vicino e rischioso mi sembra quanto emerge dalle recenti azioni del Pdl, che -come ho scritto poco fa- il M5S è l’unico a stigmatizzare con la dovuta energia.
    È da lì che viene il pericolo ed è contro di esso che i sinceri democratici dovrebbero pensare, scrivere e mobilitarsi. Non contro un Movimento che ha anche una forte connotazione di democrazia diretta, che io -da anarchico- apprezzo.
    =======

    Un caro saluto,
    Alberto

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  2. Chi è davvero un pericolo?
    Elio

    L’editto di Ponzio Pilato
    di Marco Travaglio

    L’estorsione del Pdl ha funzionato. Il presidente della Repubblica (ancora per poco) ha diramato ieri l’ennesimo monito (si spera l’ultimo) e ancora una volta (si spera l’ultima) ha posto sullo stesso piano i magistrati aggrediti e i politici aggressori. Come se indagini e processi fossero guerre per bande fra magistrati e imputati. Dopo aver ricevuto il presunto leader del Pdl a poche ore dalla radunata sediziosa al Tribunale di Milano anziché tenerlo fuori della porta, Napolitano ha pilatescamente espresso “rammarico per la manifestazione senza precedenti del Pdl”, ma subito dopo si è appellato “al comune senso di responsabilità”. Comune nel senso che anche i magistrati dovrebbero essere più “responsabili” per propiziare un “immediato cambiamento di clima”. Escludendo che ce l’abbia con i meteorologi o con le avverse condizioni climatiche, resta da capire come i magistrati potrebbero migliorare il clima col partito del leader più imputato della storia: evitando le visite fiscali per verificare i legittimi impedimenti di un tizio che da vent’anni fugge dalla giustizia? Evitando di condannarlo se lo ritengono colpevole? Evitando di indagarlo se compra senatori un tanto al chilo? Dopo l’incredibile udienza concessa al capomanipolo, il capo dello Stato gli ha offerto una sponda istituzionale convocando d’urgenza il Consiglio di presidenza del Csm, come se indagini e processi, avviati da anni o da mesi e sospesi per la campagna elettorale, fossero eventi inattesi o eccezionali tali da giustificare iniziative estreme.

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  3. Il vero pericolo. 2
    Elio

    In 190 mila: B. ineleggibile
    di Paolo Flores d’Arcais

    Il marcio ventennio berlusconiano può davvero finire tra pochi giorni. Ma Napolitano ha posto il veto: “bisogna garantire al Cavaliere la partecipazione politica”, così l’Ansa sintetizza nel titolo il senso di questa Immoral Suasion del Colle. Invece, 190 mila cittadini hanno già aderito, in poco più di una settimana, all’appello che tramite www.microme  ga.net   Andrea Camilleri e Dario Fo, Margherita Hack e Barbara Spinelli, Franca Rame e Vittorio Cimiotta, e infine il sottoscritto, hanno lanciato perché il nuovo Parlamento finalmente rispetti la legge 361 del 1957 che rende Berlusconi inequivocabilmente NON eleggibile, e della quale uno spregevole inciucio ha fatto strame nelle passate legislature. Il primo ricorso, nel 1994, e il secondo nel 1996, ho avuto l’onore di firmarli insieme agli indimenticabili Alessandro Galante Garrone, Antonio Giolitti, Vito Laterza, Paolo Sylos Labini, Aldo Visalberghi.

    È incredibile che lo squadrismo in botulino con cui i parlamentari Pdl hanno aggredito il palazzo di giustizia di Milano e l’autonomia della magistratura non abbia avuto risposta adeguata da parte del Pd. Non si tratta di un golpe, infatti, solo perché i protagonisti sono a livello della pochade, ma la volontà eversiva c’è eccome. Contro la quale in piazza il 23 dovrebbero magari scendere gli amici della Costituzione.

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  4. Anna Guzzardo13 marzo 2013 11:54

    HO LETTO QUESTA LETTERA E MI DOMANDO SE QUESTE PERPLESSITA' NASCONO
    DA UN MALGOVERNO DI UN GRILLO CHE NON HA GOVERNATO
    O DA POLITICI CHE NON HANNO SAPUTO GOVERNARE O CHE NON SANNO INTERPRETARE LA STRADA DELLA NUOVA POLITICA CHE GRILLO CON IL SUO MOVIMENTO VUOLE INDICARE.
    CIAO,
    ANNA GUZZARDO

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  5. Concordo, nella buon sostanza, con l'analisi del prof. Biuso.
    Maria

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