martedì 21 maggio 2013

Ciccio Sciotto su "Beato fra i mafiosi. Don Puglisi: storia, metodo, teologia "

“Riforma”
SETTIMANALE DELLE CHIESE EVANGELICHE BATTISTE, METODISTE, VALDESI
RIFORMA: VIA SAN PIO V, 15 10125 TORINO 24 MAGGIO 2013 • ANNO XXI • NUMERO 20

Bibbia e attualità
Francesco Sciotto
La sera del 19 maggio 1993, di
fronte alla sua abitazione di
Brancaccio, popolare quartiere di
Palermo, veniva assassinato da
un gruppo di fuoco don Pino Puglisi. Tra
qualche giorno la Chiesa di Roma ricono-
scerà beato questo suo singolare presbite-
ro. Puglisi è stato forse l’ultima vittima
della più recente stagione stragista di Co-
sa Nostra, prima che una parte delle isti-
tuzioni della Repubblica cominciasse a
combattere la mafia, spinta dall’opinione
pubblica; altri sostengono, prima che una
diversa parte delle istituzioni decidesse di
avviare un processo di pacificazione con
Cosa Nostra, per accompagnarne svec-
chiamento e riconversione. Non ci occupe-
remo della cosa in queste poche righe, né
della stucchevole polemica se sia oppor-
tuno essere fatti santi, o della differenza
tra adorazione al santo e preghiera. Vo-
gliamo invece ricordare un altro episodio:
l'attentato di Ciaculli del giugno del 1963,
in cui persero la vita sette uomini delle
forze dell’ordine. Dopo l’attentato di Cia-
culli, la chiesa valdese di Palermo, guida-
ta dal pastore Pietro Valdo Panascia,
pubblicò il famoso manifesto intitolato
«non uccidere». In città vogliamo ricor-
dare entrambi gli anniversari. A luglio
con un’iniziativa sul manifesto di Pana-
scia, mentre martedì 21 maggio presen-
tiamo un bel libro su don Pino, per nulla
agiografico: «Beato fra i mafiosi. Don Pu-
glisi: storia, metodo, teologia».
Vorrei lasciarmi guidare da due spunti
offerti al lettore da Augusto Cavadi. Il pri-
mo: uno degli elementi di pericolosità di
Pino Puglisi e del suo agire in contatto e in
relazione con i suoi concittadini di allora
fu il non accontentarsi della sola riflessio-
ne. Egli seppe coniugare riflessione e azio-
ne sociale. Seppe, da insegnante, rappor-
tarsi con diverse anime della città e tra-
durre in gesti nonviolenti e profetici le sue
e le altrui idee contro la mafia. Il secondo:
non fu un uomo o un prete «normale».
Una persona mite sì, così viene descritto
da chi lo conobbe, ma non normale. Don
Puglisi non si adeguò al clima clientelare
che vigeva nella diocesi, e mai decise di
scendere a patti con chi voleva che il suo
quartiere restasse arretrato e disgregato,
per offrire manovalanza alle cosche. Subì
per questo scoraggiamento e stanchezza,
solitudine, fu costretto a esporsi, alla fine
fu ammazzato, ma non accettò mai quella
«normalità» che si traduce in acquiescen-
za e in fin dei conti in complicità.

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