lunedì 13 maggio 2013

Origeniano sarai tu...


“Centonove” 10.5.2013

ORIGENIANO SARAI TU …

       Don’t worry ! In latino, questo libro, ha solo il titolo (Ramusculus Origenis, che potrebbe rendersi con Arbustello di Origene): tutto il resto è in italiano, scorrevole e fruibile (comprese le  citazioni in nota da libri stranieri).  In questo imponente studio il teologo palermitano Giuseppe Caruso, apprezzato docente all’Istituto Patristico Agostiniano di Roma (che è anche l’editore del volume) , affronta una tematica specialistica, ma solo apparentemente lontana dall’attualità: quale concezione antropologica si è delineata nei primi secoli del cristianesimo? In particolare viene ripresa la polemica fra san Girolamo e i Pelagiani a proposito dell’eredità del pensiero di Origene: ognuno dei due contendenti rinfaccia all’altro di essere un “rametto”, appunto,  di Origene.  Per capire un po’ meglio la questione, bisogna ricordare che Origene era considerato un eretico e che dunque rimpallarsi l’accusa di essere origeniano equivaleva a scambiarsi, a vicenda,  l’accusa di essere eretico. Chi aveva ragione? Girolamo, lo studioso e traduttore della Bibbia, o i seguaci di Pelagio, il monaco celebre per le critiche al pessimismo di sant’Agostino, il ‘padre della Chiesa’ africano “inventore” della dottrina cattolica del “peccato originale”?
    Non è facile formulare una riposta univoca. Dall’esame della diatriba emerge, comunque, un’immagine di uomo contrassegnata dalla tradizione platonica, non senza influssi orfici e gnostici (dunque di una prospettiva dualistica che identifica l’io con l’anima immortale e tende a svalutare la corporeità, la sessualità, l’impegno mondano).
    Tutto ciò ha interesse meramente archeologico?  Così sarebbe se la concezione dell’essere umano elaborato dai Padri della Chiesa non avesse segnato, durevolmente, l’autointerpretazione dell’uomo occidentale sino ai nostri giorni. In positivo e in negativo, insomma, Greci e Medievali hanno condizionato  - e in parte continuano a condizionare – il nostro modo di rappresentarci: per de-condizionarci non abbiamo altra strada che acquistare consapevolezza di ciò che è stato pensato prima di noi e, in qualche misura, al nostro posto.


Augusto Cavadi


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