giovedì 5 settembre 2013

In libreria "Filosofie nella consulenza filosofica" (Autori vari, edizioni Liguori, Napoli)

A cura di Maria Luisa Martini è uscito, con la Liguori di Napoli, un libro a più mani dal titolo un po' enigmatico: Filosofie nella consulenza filosofica. I vari saggi intendono rispondere a una domanda che spesso viene rivolta a noi filosofi-in-pratica: ma, insomma, la storia della filosofia (quella che si insegna nelle scuole superiori e nelle università) la conoscete? Ne tenete conto nell'esercizio della vostra professione? Avete dei modelli filosofici (del passato o del presente) a cui fate riferimento?
La questione non è di largo interesse, tuttavia la sento porre spesso anche al di fuori della ristretta cerchia dei filosofi di mestiere. Ecco perché segnalo il libro (acquistabile sul sito della Liguori anche in pdf, in e-book e persino per singoli capitoli) e riporto le parti essenziali del mio contributo...inessenziale (pp. 215 - 222):


      C’E’ MA NON SI VEDE (SPECIE SE E’ DI BUONA QUALITA’).

Un background invisibile
      Che ruolo gioca la conoscenza della letteratura filosofica nell’esercizio professionale del consulente? Nessuno. Anzi, un ruolo immenso. Dipende dai punti di vista. Se si esaminasse la videoregistrazione di molti colloqui, si potrebbe costatare che non viene citato neppure un ‘classico’ della storia della filosofia. I diffidenti che amano ironizzare sulla consulenza filosofica (“Se arriva da voi una coppia in crisi, le leggete la Critica della ragion pratica e risolvete la questione?”) resterebbero delusi, se solo si informassero su ciò di cui blaterano. Tuttavia un orecchio esperto non faticherebbe a riconoscere – fra una frase e l’altra del filosofo in colloquio, anzi come sfondo e humus delle frasi del filosofo – un’antica familiarità con le opere della tradizione filosofica. Perché la saggezza  - anche, e soprattutto, quella saggezza che consiste nella consapevolezza di non averne abbastanza – non si acquisisce con l’assunzione di “pillole” (fossero pure d’Aristotele…) (...): essa matura col tempo e con l’esperienza, con l’osservazione di ciò che accade e con la conoscenza di ciò che è accaduto nella storia, con la riflessione critica e con la meditazione. E con il dialogo con interlocutori saggi. Alcuni dei quali sono a portata di mano, o per lo meno di telefono e di mouse; ma molti dei quali hanno smesso di calcare le nostre strade e ci parlano solo attraverso i loro scritti. Il filosofo consulente, come ogni altro genere di filosofo, avverte dunque l’esigenza interiore  - prima che il dovere professionale – di dare almeno un breve appuntamento quotidiano ad un pensatore del passato (anche recente): proprio come Machiavelli ricorda di dedicare le ore per lui più gratificanti della giornata a colloquiare (dopo essersi persino vestito degli abiti più adatti alla solennità del caso!) con i grandi della storia.

Il necessario canone impossibile
   Esiste un canone, una sorta di ‘bibbia’ filosofica, formata da classici irrinunciabili per un filosofo consulente? La risposta non è ovvia. Per certi versi, infatti, sarebbe facile rispondere che il filosofo consulente deve conoscere almeno la stessa lista di opere che è obbligato a conoscere qualsiasi altro filosofo (insegnante liceale o ricercatore accademico  che sia). Quando, però, si passasse a determinare in concreto l’elenco dei libri indispensabili, ci si troverebbe in serio imbarazzo: davvero, infatti, alla lunghezza dell’ars si coniuga, drammaticamente, la brevità della vita !
    (...)
    Ma ammettiamo pure che si avesse tempo per leggere tutti i libri di tutti i filosofi citati in un buon manuale di storia della filosofia: che ne sarebbe, comunque, di quegli altri pensatori ‘minori’ che ognuno di noi ha incontrato nelle sue scorribande intellettuali e che gli hanno dato qualcosa di speciale  - se non addirittura di unico – rispetto alle letture ‘canoniche’?  A molti miei colleghi Joseph Pieper o Etienne Gilson, Karl Loewith o Agnes Heller possono non evocare nulla (esattamente come tanti altri nomi di indubbio valore sono rimasti del tutto al di fuori dalle mie conoscenze); laddove, per me, rappresentano tappe importanti della mia evoluzione (o involuzione?) filosofica.
    Come se non fosse già abbastanza complicato, il quadro è reso ancor più problematico da un’ulteriore considerazione: se, per assurdo, uno di noi riuscisse a leggere tutte le opere (maggiori e minori) di tutti i filosofi occidentali (maggiori e minori), potrebbe ritenersi abbastanza attrezzato per svolgere con competenza la sua professione di filosofo consulente? La risposta apre orizzonti sconfinati. Qualcuno di noi rinuncerebbe, sia pur a malincuore, a una decina di filosofi pur di avere modo di leggere i padri della psicologia del profondo; altri pur di leggere alcuni romanzieri e poeti; altri ancora alcuni scienziati della natura e della società…Senza contare i casi davvero patologici di quanti, come me, ritengono necessario maneggiare  - addirittura ! – gli elementi basilari della storia delle religioni e della teologia cristiana (cattolica, ortodossa e protestante), a cominciare – evidentemente – dalla Bibbia.
   Chi condivida queste considerazioni potrà facilmente concordare su una conseguenza operativa: la biblioteca essenziale di un filosofo consulente è sempre incompleta e vale non tanto per il numero e la ‘nobiltà’ dei volumi studiati quanto per l’atteggiamento interiore con cui egli si sia accostato ai libri che ha letto. Detto altrimenti: vale in proporzione all’autenticità dell’interesse, intellettuale ed esistenziale, con cui egli ha cercato, trovato, studiato e meditato ciascuno dei suoi libri. 
(...)                                                               
 Una consulenza interpersonale: Martino
Chiarito, dunque, il criterio di fondo (il rapporto fra conoscenza della letteratura, primaria e secondaria, della storia della filosofia con l’attività pratica del filosofo non è immediato, puntuale, individuabile di caso in caso, bensì fondativo in senso remoto, pre-giudiziale) , posso adesso raccontare qualche esperienza professionale nel corso della quale mi è sembrato   - ad una riflessione successiva – che alcune letture mi siano state presenti, quasi irriflessivamente, più di altre.
 Martino è sposato da venti anni con una moglie dolcissima e tre figli esemplari. (...)
Una consulenza di gruppo: i sindacalisti della Filca (Cisl)
   Più d’una volta lo staff nazionale per la formazione della Filca- Cisl (la federazione che raccoglie i lavoratori delle costruzioni, del legno e di aziende affini)  mi ha dato la gioia di incontrare sindacalisti di varie regioni italiane, soprattutto meridionali, per riflettere sul tema della legalità.
(...) 
Un’altra consulenza di gruppo: i medici della Samot
      Devo alla lungimiranza di un primario di medicina, Giorgio Trizzino, l’occasione preziosa di aver incontrato, mensilmente per quasi un intero anno sociale, gli operatori della Samot di Palermo, un’associazione che – in regime di convenzione con il Sistema sanitario nazionale – si occupa di assistenza domiciliare ai malati terminali. 
(...) .


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