mercoledì 25 settembre 2013

Intervista di Iria Cogliani a Francesco, Rosaria e me sulla prossima presentazione a Messina

 Iria Cogliani ha pubblicato una triplice intervista sul nostro libro su:
 http://www.lafeltrinellipointmessina.it/?p=249



“Si può testimoniare di un prete che la Chiesa cattolica proclama ‘beato’ senza cedere alla retorica, alla falsificazione storica, al buonismo interpretativo?” è la domanda della quarta di copertina di “Beato tra i mafiosi” che verrà presentato al Feltrinelli Point Messina lunedì 30 settembre alle ore 17,45.
La risposta è che in “Beato fra i mafiosi” (Di Girolamo Editore) i tre autori ci provano (nella foto sopra una degli autori, Rosaria Cascio, insieme con Gregorio Porcaro, vice parroco di Puglisi a Brancaccio sino al giorno della sua morte, nella foto in basso gli altri due autori, da sinistra: Augusto Cavadi e Francesco Palazzo, ndr).

Francesco Palazzo è stato presidente della Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone di Palermo, scrive per Repubblica Palermo, per il settimanale messinese Centonove e per il quotidiano online LiveSicilia. Nel libro ricostruisce i tre anni di Don Puglisi a Brancaccio, con qualche cenno a quanto accaduto dopo e traccia inoltre una storia recente, sino all’arrivo di Don Pino, della parrocchia di S. Gaetano e del quartiere. Augusto Cavadi scrive per Repubblica Palermo, è autore di vari libri sul rapporto fra le chiese cristiane e le mafie, tra i quali “Strappare una generazione alla mafia, Di Girolamo editore, e “Il Dio dei mafiosi”, San Paolo edizioni. Cavadi riflette sul significato teologico e filosofico di questo martirio evidenziando soprattutto come esso costituisca la spia eloquente di una comunità ecclesiale spesso indifferente. Rosaria Cascio, insegnante di lettere in un liceo di Palermo, è cresciuta nei gruppi giovanili di padre Puglisi ed è Presidente dell’Associazione “Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?”. Cascio ricostruisce la metodologia pastorale di Don Pino alla luce della sua formazione teologica e psicologica e delle diverse esperienze nel corso della sua generosa esistenza.

Lunedì 30 al Feltrinelli Point i tre autori incontreranno i loro lettori. Con loro interverranno Nino Mantineo, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Messina e il giornalista di Centonove Michele Schinella.
L’idea del libro, spiega Francesco Palazzo, “è nata dalla considerazione che occorresse raccontare in maniera non agiografica alcuni aspetti di Puglisi e del contesto storico in cui visse i suoi ultimi tre anni a Brancaccio. Anche mettendo in evidenza, oltre le sue giuste intuizioni, la sua coerenza, il suo coraggio, anche qualche aspetto più critico del suo operato su cui discutere serenamente”. Nel libro, ricorda, si ricostruiscono in maniera approfondita i decenni precedenti dell’arrivo di Puglisi a Brancaccio, perché “la sua azione a Brancaccio aveva già avuto delle premesse nello stesso senso, anche se con diversa intensità esistenziale, con altri parroci”. Poi, scandagliando le precedenti esperienze di Puglisi, viene fuori il suo metodo: coerenza, ascolto, coinvolgimento nell’azione, studio dell’ambiente, programmazione. Inoltre, “si avanzano alcune interpretazioni teologiche e pastorali sul suo impegno a Brancaccio, come ad esempio il suo metodo genuinamente nonviolento. Infine, dei suoi tre anni a Brancaccio si mette in evidenza che egli fu ucciso dalla mafia non tanto per la sua azione nei confronti dei bambini ma per il suo coinvolgimento diretto e costante con un gruppo di adulti del quartiere che combatteva per diritti e strutture pubbliche”.

“Nei mesi di stesura del libro – aggiunge Rosaria Cascio – ho capito che in fin dei conti non stavo solo scrivendo un libro ma provavo a mettere pace dentro di me dopo il furto affettivo subìto con l’uccisione di padre Puglisi. Mi sono sentita un fiume in piena. Perchè si uccide un prete? Cosa poteva aver fatto in soli tre anni? Capirlo, approfondirlo e renderlo imitabile e riproducibile, questo ho tentato di fare con il libro, scrivendo quanto avevo appreso in anni e anni di confronto con gli amici e collaboratori più intimi che lui aveva avuto. Questo libro si pone dentro un processo di conoscenza che porta fino al cuore del suo modo di abbattere le pareti del tempio per consentire l’incarnazione del Bene nella storia degli uomini”. Complessa la scrittura a sei mani? “Si, ma coinvolgente e appagante. Ciascuno ha dovuto limare e collocare al meglio il proprio contributo”, dicono gli autori. Ciascuno dei quali ha un aneddoto o un momento topico del periodo della stesura da raccontare. Compresa la “crisi” al momento di scegliere il titolo. “Il momento più critico – racconta Augusto Cavadi – è stato quando si decideva il titolo. C’era il timore che il titolo ‘Beato tra i mafiosi’ potesse essere inteso ‘Beato fra gli abitanti di Brancaccio’ e che la gente del quartiere potesse urtarsi per la generalizzazione. Ma il titolo è paradossale, e certo a Brancaccio la popolazione non è costituita tutta da mafiosi, esattamente come non lo è la popolazione siciliana. Sono felice che il titolo scelto sia stato questo. Attira più lettori di quanti si temesse ne potesse respingere”.

E sull’incontro messinese, una conclusione, soprattutto. Per Palazzo l’auspicio è che “ispiri la voglia di leggere il libro, di fare in modo che si capisca che la vicenda di padre Puglisi non è un fatto lontano, un fatto ‘palermitano’; e soprattutto che aiuti a capire come può essere diversa e più incisiva la chiesa locale, messinese”. “Ho imparato – aggiunge Cavadi – molto dalle parti scritte da Francesco e da Rosaria. Tanti dettagli della vicenda Puglisi ne fanno un anticipatore dello stile dell’attuale papa Francesco”. “Sento forte – conclude Cascio –il bisogno di non fermarmi, vivo questo libro come tappa di un percorso di impegno che mi porterà a costruire, con tantissimi altri amici, il puglisianesimo”.

 



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