venerdì 6 dicembre 2013

Beddamatri Palermo! Nino Cangemi torna in libreria con un nuovo libro


“Centonove”
6.12.2013

BEDDAMATRI, PALERMO !

Come si fa a diventare palermitani se non si è avuto il privilegio (?!) di esserlo per nascita? Antonino Cangemi, nel suo recentissimo Beddamatri Palermo! Cronache satiriche della città più incasinata d’Italia (Di Girolamo, Trapani 2013, pp. 196, euro 9,90) ci prova con un decalogo telegrafico che va dal primo comandamento (“Non fare oggi quello che potresti fare domani”) all’ultimo (“Se hai un lavoro, sappi di essere un privilegiato. Perciò, in tal caso, non affaticarti troppo. Altrimenti che privilegio sarebbe?”).
   Come spesso accade ad autori siciliani che parlano della propria isola, il tono ironico non riesce a nascondere del tutto l’amarezza per come vanno le cose e anche un po’ la speranza che possano andare in un prossimo futuro diversamente. Certo, i toni del rammarico sono di gran lunga prevalenti. E’ noto che santa Rosalia riuscì a scalzare dal podio le quattro precedenti patrone della città (Cristina, Brigida, Ninfa e Agata) liberando la città dalla peste e, per la stessa ragione, ha inchiodato al ruolo di vice-patrono san Benedetto il Moro: “se con l’immondizia che si moltiplica day after day scoppiasse una nuova peste? Dovessimo contare sui nostri ospedali, saremmo freschi dentro le bare in cerca di un posto, introvabile, ai cimiteri. Solo una santa come lei, specializzata contro la peste, potrebbe salvarci. San Benedetto il Moro continui a scaldare la panchina e a fare il secondo Santo Patrono”.
      Ma all’autore non sfuggono i segnali di novità positiva. Per esempio l’incremento di scambi metafisici fra i palermitani che guidano le automobili con il cellulare acceso, ben piantato alle orecchie. Essi, infatti, “filosofi per vocazione, si confrontano sui grandi tempi dell’essere e del divenire” già dalle primissime battute: “Dove sei? Dove vai?”. O anche il moltiplicarsi di carismi taumaturgici in grado di guarire sé stessi e gli altri: come quella signora – nata cieca nel palermitano – a cui è bastato respirare l’aria del continente (per l’esattezza, l’aria di Pinerolo in quel di Torino) per acquistare la vista ed essere filmata dalla Guardia di finanza mentre ammirava una per una le vetrine della cittadina piemontese. Davvero “una diversamente abile: meno abile nella vista e più abile nell’arte di fregare lo Stato”.

Augusto Cavadi

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