sabato 26 aprile 2014

La polizia in un liceo di Palermo


“Repubblica – Palermo”
 24.4.2014

Le occupazioni delle scuole forse legali, certamente antidemocratiche

   Se un gatto agita la coda, lo sciocco cerca di bloccarla; il saggio cerca di capire cosa passa per la testolina del gatto. Per questo ritengo vano disputare sulle indagini che la polizia ha avviato, per ordine della magistratura, in un liceo della città (presumibilmente il primo di una lunga lista) a proposito delle occupazioni dello scorso autunno. E’ legittimo questo blitz come sostengono i docenti? O costituisce un abuso di potere e una violazione dell’immunità di cui dovrebbe godere (almeno moralmente se non giuridicamente) un luogo di educazione e di cultura? Non prendiamoci in giro. Queste domande sono solo di copertura della questione radicale e davvero rilevante: è lecito agli studenti occupare la propria scuola come forma di protesta contro le politiche governative e/o contro le disfunzioni dell’amministrazione locale?
   Mi pare evidente che per un minimo di  coerenza logica ciascuno dovrebbe sintonizzare le opinioni di oggi con ciò che pensava e diceva quattro o cinque mesi fa. Chi allora riteneva legittime le occupazioni oggi non può accettare quietamente le indagini di polizia; così come non può contestarle chi allora riteneva che si trattasse di una iniziativa illegale e dannosa. In base a questo criterio le uniche posizioni coerenti sono degli studenti occupanti ieri e contestatori oggi, da una parte;  e dei docenti insofferenti ieri e consenzienti con le iniziative giudiziarie oggi. Tertium non datur: o, per lo meno, non dovrebbe darsi. Ma si sa: banalizzando un po’ Pascal, il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce…
   Solo in seconda battuta ci si può chiedere quale delle due posizioni sia, oltre che logicamente coerente, anche vera: cioè accettabile, ragionevole, condivisibile. Dico subito – come ho scritto su queste colonne sin troppe volte negli ultimi dieci anni – che, se la totalità  degli alunni decidesse di astenersi dalla frequenza alle lezioni e fosse disposta a rinunziare al titolo di studio conclusivo, la tesi degli occupanti non farebbe una grinza. Come non farebbe una grinza l’eventuale decisione dei pazienti di un intero reparto ospedaliero che rinunziassero, unanimamente, in segno di protesta ad essere curati e che non pretendessero di essere dimessi con un certificato di avvenuta guarigione.   Ma poiché sappiamo di scienza certa e ossessivamente  confermata che ogni anno il numero degli studenti che vuole interrompere le lezioni è sempre minore  - e che in ogni caso nessuno fra loro è disposto a rinunziare alla certificazione ufficiale finale – l’iniziativa di una minoranza rumorosa (e talvolta facinorosa, ideologicamente di ogni colore) si risolve in un danno secco per il resto dei compagni ai quali viene tolto il diritto (pagato a suon di imposte) di imparare e di aspirare a un pezzo di carta veritiero. L’occupazione è insomma un gesto non soltanto autolesionistico, ipocrita, antipedagogico; prevaricatorio, ma soprattutto anti-democratico. Chi ha davvero a cuore le sorti del Paese non può tenersi la scuola com’è, ma non può neppure sfasciarla senza apportare mai un solo mattone. Non può favorire il taglio dei programmi annuali né il transito dalla scuola statale alle scuole private. Il qualunquismo che chiede e ottiene puntualmente dal permissivismo degli adulti  vacanze natalizie anticipate di tre settimane (o, in alternativa, fantomatiche e inconsistenti autogestioni) dovrebbe essere finalmente stroncato dalla coscienza civica di tutti, indipendentemente dalla propria appartenenza ideologica. Infatti  il sovversivismo non è, di per sé, né rivoluzionario né reazionario: è la lucidità del progetto politico, e la credibilità dei mezzi, che gli conferisce qualità e direzione. Ogni volta che la magistratura si muove per difendere le istituzioni democratiche, chi dice di essere progressista dovrebbe rifletterci due volte prima di attaccarla. Altrimenti – quali che siano gli slogan gridati - il confine fra promotori del cambiamento e sfascisti rischia, oggettivamente,  di evaporare.

Augusto Cavadi
     www.augustocavadi.com

3 commenti:

  1. Mi spiace caro Professore, raramente non mi sono trovato d'accordo con Lei. Scrivo da vecchio studente del nostro liceo, ex occupante e rappresentante d'istituto. La Digos che varca i cancelli di un'istituzione democratica e fa gli interrogatori dentro scuola con la compiacenza del Preside mi sembra un po' troppo e aggiungerei anche un po' squadrista. Interrompere le lezioni, permettere ai nullafacenti di rimanere a casa in vacanza non è un grande risultato delle occupazioni scolastiche. Mi piace però soffermarmi anche su qualche piccolo vantaggio che queste dannosissime occupazioni lasciano nelle coscienze degli studenti e che la scuola, durante le sole ore di lezione, non riesce a trasmettere. Intanto porre all'attenzione dell'intero corpo studentesco le reali condizioni delle politiche governative che si rifaranno sulle scuole e sulle Università; avviare così, anche se in minima parte, una riflessione critica o anche di solo approfondimento sulle riforme istituzionali o manovre finanziarie che toccano i giovani da troppo vicino; creare complicità tra gli studenti, conoscersi meglio, iniziare ad imparare ad autogestire un luogo come la propria scuola che nell'età compresa tra i 14 e i 18 anni rappresenta la propria casa e quindi sistemare aule, pulire i corridoi, organizzare laboratori e corsi tenuti spesso dai propri coetanei; lasciare sopravvivere quell'illusione di poter cambiare le cose stando uniti, credendo in un'idea e affrontandola con mille modi possibili. La mia analisi, a tre anni di distanza dal diploma, è di molto positiva. Credo che molti di quei ragazzi conosciuti nell'ambito delle occupazioni abbiano cambiato modo di approcciarsi al sociale, di interessarsi alla politica. Credo anche che giunti all'Università, ritrovandosi costretti (per la mole di studio) ad occuparsi unicamente dei libri, ciò che rimane loro impresso siano proprio quei giorni di occupazione e, probabilmente, se non ci fossero mai stati, si sarebbero ritrovati sordi ad ascoltare i telegiornali, trovandosi poi durante le competizioni elettorali a votare unicamente il più carismatico come fanno coloro che al liceo neanche ci sono andati. Il mio sarà un giudizio un po' di parte, invito solo a poter immaginare anche un'altra faccia della medaglia. Credo che questi valori che ho elencato facciano parte dell'istituzione Scuola e che le "occupazioni" degli studenti non siano altro che un'esperienza aggiuntiva e formativa, forse un po' troppo estrema, per come possano essere i viaggi d'istruzione ormai da un ventennio riconosciuti per il loro valore paideutico.

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  2. l'occupazione solo di pomeriggio?

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  3. Grazie dell'attenzione all'Anonimo e soprattutto al caro Lamberto. Il dissenso di quest'ultimo caro amico, oltre che ex-alunno, non mi stupisce (mi avebbe stupito il contrario!) dal momento che, in tre anni di scuola insieme, è stato sempre questo il punto (forse l'unico) in cui ci siamo trovati di opinioni opposte. Meno male! Così non ci possiamo annoiare...Intanto mi conforta sapere, da una persona onesta, che ci sono nel fenomeno "okkupazione" degli elementi positivi che ogni volta cerco con ansia, ma invano. Ti prego, però, Lamby caro, di prepararti al meglio per cambiare la scuola - o la società - con la maggiore preparazione cultuarale ed etica possibile: dalla protesta aiutiamoci tutti a fare il passo verso la proposta e, infine, verso l'attuazione per ciò che sta in noi.

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