lunedì 7 aprile 2014

Tra Berlino e Palermo: qualche piccola differenza...


   "Repubblica - Palermo"
   7.4.2014

QUALITA' DELLA VITA: LA LEZIONE DI BERLINO A PALERMO
  Un breve soggiorno a Berlino suggerisce spontaneamente al visitatore palermitano alcuni confronti: la città più martoriata dell’ultima guerra mondiale è riuscita a collegare, come in un anello magico, senso civico, qualità della vita e prosperità economica.
     Senso civico che ti impedisce di suonare il clacson, di gettare cartacce per terra, di posteggiare in seconda fila o sulle strisce pedonali, di viaggiare in bus senza biglietto . Tutto ciò senza mai incontrare un vigile urbano, un poliziotto, un controllore: come mai? La risposta più sciocca sarebbe: è questione di struttura genetica. La più ragionevole è che, dal regime prussiano in poi, si è realizzata la certezza della pena: il cittadino sa che difficilmente sarà colto in fallo, ma se succedesse sarebbe sanzionato inesorabilmente. Proprio al contrario che da noi dove vigili urbani e controllori di bus esercitano il proprio dovere con una elasticità che sconfina nell’inefficienza. L’impressione è che in Germania si sia interiorizzata l’idea dello Stato di diritto: le norme meritano obbedienza perché garantiscono la libertà di ciascuno. Un po’ al contrario che da noi dove – retaggio feudale – si suppone che la libertà del soggetto stia nell’evitare il giogo delle leggi anche a costo di legarsi servilmente a un potente.  Mi è capitato un episodio istruttivo in proposito. Ho avuto bisogno di un medicinale: alle 14,00 le farmacie erano tutte aperte; nella prima in cui sono entrato la farmacista ha preteso la prescrizione medica che non avevo, ma mi ha indicato un vicino ambulatorio privato dove sono stato subito visitato e dove mi è stata fornita la ricetta necessaria. Mi è stata consegnata una ricevuta fiscale corrispondente alla tariffa dell’onorario (per altro non esoso: 10,70 euro), ma ancor più mi ha colpito la precisione della cifra: segno che non solo non ci sono state equivalenze indecenti (20.000 lire tradotte in 20 euro), ma neppure arrotondamenti da straccioni con il vezzo di apparire  signori (10,70 che diventano 11 o 12 o 15 euro).
    Questo rispetto della legalità rigoroso, interiorizzato, rende possibile una qualità della vita straordinaria. Moltissimo verde, seriamente riservate ai pedoni e ai ciclisti le rispettive piste. Più di un centinaio i musei aperti e accuratamente funzionanti. La visita (gratuita) alla cupola del Parlamento ci ha mozzato il fiato: non solo per la professionalità del personale in servizio; non solo per la spettacolarità del panorama (che un’audioguida anch’essa gratuita descriveva passo passo); ma anche per l’ingegnosità del sistema mediante il quale la struttura in ferro e vetro assorbe calore, lo usa per riscaldare l’aula dell’Assemblea e lo ricicla per riscaldare la cupola stessa in cambio di  aria pulita.  Atmosfere riservate ad ambienti selezionati? Non si direbbe. Berlino annovera tre milioni e mezzo di abitanti e nessun rumore molesto, nessuna rissa, nessuna irritazione nell’attesa dei mezzi pubblici. L’affabilità è rara, ancor meno il calore umano nella relazione con l’estraneo: ma la cortesia, almeno formale, è universale. 
  Senso civico e qualità della vita rendono la capitale della Repubblica federale tedesca un’attrattiva internazionale. Questa città relativamente recente è diventata oggi  - dopo Londra e Parigi – la città più visitata nel mondo. I visitatori vi lasciano una quantità immensa di denaro che solo in minima parte finisce nelle tasche di politici corrotti: tutto il resto viene reinvestito in opere pubbliche e private che danno da lavorare a milioni di cittadini.  Questo livello medio di prosperità economica, effetto di rispetto delle regole e di vivibilità ambientale, a sua volta incrementa legalità e qualità della vita: così il cerchio, virtuoso, si chiude. 
  Basterebbe una sola  esemplificazione per  sintetizzre emblematicamente ciò che si realizza a Berlino e che si potrebbe realizzare a Palermo. Una delle pagine più vergognose della storia tedesca recente è certamente il nazismo: Berlino avrebbe potuto lasciarlo cadere nell’oblìo oppure specularvi economicamente fabbricando gadget ironici . Non ha fatto né l’una né l’altra cosa, ma ha preso – per così dire – il toro per le corna: ha costruito musei, opere d’arte, itinerari didattici per mantenere più viva possibile la memoria di questi errori innominabili. Contestualmente ha intrecciato la memoria dei tedeschi peggiori con il ricordo ammirato e grato per i suoi figli migliori che hanno lottato, non di rado sino alla morte, il nazismo. Se tutto ciò è espressione di senso civico,  a sua volta diventa occasione di migliorare la qualità della vita dei cittadini attuali che si trovano a fruire nel cuore del centro storico di spazi artisticamente suggestivi. Come se ciò non bastasse, questi gesti di civiltà rendono ancora più attraente la città dal punto di vista turistico, incrementando una delle voci attive pià consistenti del bilancio finanziario del länd. Uguale monito etico, con analoghe conseguenze sulla qualità della vita dei palermitani e sull’industria turistica, avrebbe la costruzione di strutture memoriali dedicate alla storia della mafia e dell’antimafia. Da decenni lo chiede, alle amministrazioni di diverso colore,  il Centro siciliano di documentazione “G. Impastato”; ma invano. Forse lo spread fra interessi bancari è solo pallido riflesso di un gap di civiltà molto più urgente da colmare.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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