mercoledì 21 maggio 2014

Sostiene Rindone (su Grillo e il movimento 5 stelle)

Ospito volentieri lo scritto interessante di un amico che stimo, Elio Rindone, riguardante le imminenti elezioni europee. Pur non condividendo interamente le sue considerazioni  - per altro formulate in maniera ironica e paradossale - ritengo che esse offrano elementi di riflessione istruttivi. Per molte ragioni voterò la lista Tsipras, ma ritengo dignitosa ogni altra opzione (compreso, ovviamente, il voto dei concittadini che si riconoscono nelle ideologie conservatrici e reazionarie; tranne il voto per Forza Italia, aggregato di mascalzoni e ricettacolo di pluricondannati per i reati più odiosi che riesco a ipotizzare). 
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Elio Rindone

Appello agli elettori

Care elettrici, cari elettori,

si avvicina la data del voto e noi sentiamo il dovere di lanciare l’allarme: c’è oggi in Italia una forza politica che mette in pericolo le istituzioni democratiche! Una forza populista che, sfruttando il malessere prodotto dalla crisi economica, appositamente enfatizzato, e godendo, nonostante le apparenze contrarie, dell’appoggio dei grandi mezzi d’informazione, non avanza mai proposte costruttive ma dice sempre e soltanto no a tutti i tentativi di dare un futuro al nostro Paese.
Non ne facciamo il nome, perché siamo sicuri che individuerete da soli questo movimento eversivo se leggerete con attenzione il seguente elenco di casi in cui i suoi rappresentanti, che purtroppo sono già in parlamento, hanno messo in atto un’opposizione cieca e puramente distruttiva.
Cominciamo con le elezioni politiche del 2013: avendo mancato la vittoria piena, per fare il nostro governo abbiamo bisogno al Senato di un po’ dei loro voti. Eravamo evidentemente pronti a ricompensare in qualche modo quelli dei loro senatori che si fossero mostrati più dialoganti e ragionevoli. Ebbene: alle nostre avances hanno risposto con un secco no! Si è mai vista una cosa simile?
Intanto bisogna eleggere il nuovo presidente della Repubblica, e noi facciamo la cosa più ovvia: scegliamo il candidato in un incontro fra i leader dei due principali partiti. Cosa fanno loro? Propongono un loro candidato designato per via telematica dai loro iscritti. Ecco la loro idea di democrazia: affidare scelte così delicate a degli incompetenti anziché a uomini di provata saggezza e di specchiata moralità! Ma noi abbiamo fatto ricorso alla nostra mossa segreta: il nuovo capo dello Stato è… quello vecchio! Vecchio anzitutto perché, per usare un eufemismo, è un po’ avanti con gli anni, e poi perché abbiamo rieletto quello di prima, anche se non era mai successa una cosa del genere: a mali estremi, estremi rimedi.
Variamo, quindi, il nuovo governo. Anche stavolta, nuovo si fa per dire, poiché già da tempo governiamo assieme con gli amici moderati che, pur sotto sigle partitiche differenti, condividono il nostro attaccamento ai valori democratici. E addirittura proponiamo una legge, che dovrebbe piacere anche agli estremisti, per abolire il finanziamento pubblico dei partiti. E invece, neanche questa va bene, perché sarà efficace solo dal 2017, mentre loro ai rimborsi elettorali rinunciano subito. E questo non è populismo allo stato puro? Che fa il paio con quell’altra stranezza di cambiare ogni tre mesi il capogruppo sia alla Camera che al Senato, per sottolineare che gli eletti sono soltanto rappresentanti dei cittadini e non longa manus dei segretari dei partiti.
Mentre noi siamo impegnati, applicando alla lettera una politica di austerità, a salvare l’Italia dal crollo economico, loro sanno solo farci perdere tempo, presentando i disegni di legge più strampalati. Per esempio: sospensione dell’acquisto di utilissimi cacciabombardieri F-35, limite di due mandati per i parlamentari e incandidabilità dei condannati, taglio delle pensioni d’oro di tanti nostri amici, reddito di cittadinanza per tutti, provvedimenti sul conflitto d’interessi e contro la corruzione... È evidente che si tratta di proposte eversive, o almeno provocatorie, che noi o non abbiamo preso in considerazione o abbiamo bocciato sonoramente. E, soprattutto, siamo riusciti a far passare l’idea che in parlamento la loro presenza sia del tutto irrilevante. Eppure, anche se non facciamo che evidenziare gli atteggiamenti intolleranti e antidemocratici dei loro leader, che paragoniamo ora a Hitler, ora a Stalin, ora contemporaneamente a entrambi, continuano a ostacolare il nostro lavoro e ad avere un seguito nel Paese.
Per contrastare la loro testarda opposizione, ci convinciamo quindi che è necessario rivedere la Costituzione, e per riuscirci proponiamo di accorciare i tempi, assolutamente irragionevoli, previsti dall’articolo 138. Non lo avessimo mai fatto: per fermarci, i più scalmanati tra i loro parlamentari arrivano a salire sul tetto di Montecitorio! Noi non faremmo mai una cosa del genere, perché anche le buone maniere sono indice di un animo sinceramente democratico.
Ma i guai da loro prodotti non si fermano qui: per evitare la loro propaganda populista siamo costretti a votare a scrutinio palese l’espulsione dal Senato di un nostro carissimo amico, che lascerà, come riconoscono anche i suoi detrattori, un’impronta indelebile nella storia del nostro Paese. Il motivo? L’accusa – da lui sempre respinta, anche se non gli si vuol credere e lo si tratta come un volgare bugiardo – di una frode fiscale che, anche se fosse stata realmente commessa, più che un reato sarebbe una simpatica prassi tipicamente italiana.
Indimenticabile, poi, l’indegna gazzarra da loro scatenata quando la presidente della Camera ha deciso – non era mai successo, ma c’è sempre una prima volta – di interrompere la discussione per passare all’approvazione del cosiddetto decreto Bankitalia. Con la loro reazione scomposta, vorrebbero far credere ai cittadini che, nascosto dietro la norma che abolisce la seconda rata dell’IMU, ci sia uno scandaloso regalo alle banche. Come se noi fossimo capaci di fare cose del genere! In realtà, è il loro linguaggio che è inappropriato e travisa il senso delle nostre iniziative: chiamano regalo scandaloso un’equa rivalutazione del capitale sociale della Banca d’Italia, licenziabilità la flessibilità giustamente richiesta dagli imprenditori, tagli alla spesa sociale una doverosa sforbiciata agli sprechi…
Ma veniamo ai fatti più recenti: poiché il nuovo governo, dopo neanche un anno, appariva già logoro, ne abbiamo formato uno ancora più nuovo, guidato da un giovane accusato di essere un dittatorello soltanto perché vuole con ferrea determinazione una legge elettorale che somiglia alla precedente – bocciata dalla Consulta, anche se non abbiamo capito perché: funzionava così bene! – e quella riforma costituzionale che ancora non siamo riusciti a fare.
Ci si poteva aspettare da loro non dico un minimo appoggio, ma almeno un ossequioso silenzio mentre noi lavoriamo per rinnovare le istituzioni? Evidentemente no: i soliti strepiti, perché la legge elettorale e la riforma della Costituzione le abbiamo concordate con quel nostro amico, che a causa di quella discutibile condanna ora chiamano pregiudicato anziché, più cortesemente, ex-senatore o meglio senatore emerito. Loro, come al solito, si sono fatta dettare dagli iscritti del loro movimento una proposta di legge elettorale, che è guarda caso opposta alla nostra, e, non contenti di ciò, hanno appoggiato anche l’appello di certi ‘professoroni’ che ci accusano di preparare una svolta autoritaria per l’Italia.
Una legge elettorale con un forte premio di maggioranza per l’unica Camera che può votare la fiducia al governo darebbe un potere eccessivo – dicono – a chi vince le elezioni. Ma è proprio questo che noi vogliamo: non una democrazia populista, in cui tutti, persino gli analfabeti di ritorno, possono pronunciarsi su qualunque questione, ma una democrazia governante, in cui finalmente qualcuno possa decidere senza preoccuparsi delle solite proteste degli intellettuali, sempre pronti a criticare; dei sindacati, ancora fermi alla lotta di classe; dei cittadini che, invece di limitarsi a mettere la scheda nell’urna, vorrebbero pure discutere le nostre scelte.
Ecco dunque, care elettrici e cari elettori, le ragioni dell’allarme che lanciamo col nostro appello. Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: i veri autoritari sono loro. Date ancora una volta fiducia a noi e ai nostri progetti di riforma, liberandoci col vostro voto da questi signornò e mettendo così in sicurezza le nostre istituzioni democratiche. In questa gara tra l’amore e l’odio, la speranza e la rabbia, la moderazione e l’estremismo, fate prevalere le forze che vogliono costruire e non distruggere la nostra Italia!
Mentre di solito ci presentiamo alle elezioni con molteplici sigle, in modo da lasciare decidere a voi la quota di potere da assegnare a ciascun partito, abbiamo pensato di firmare invece il presente appello con un’unica sigla, per mostrare la nostra assoluta compattezza di fronte al pericolo

P.U.C.R.I.L.D.I.
Partito Unico per la Conservazione e il Rinnovamento delle Istituzioni Liberali e Democratiche in Italia

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